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Spogliarsi da vincoli e preconcetti per confrontarsi e riflettere insieme con Studenti Nudi

Un gruppo di studenti universitari torinesi decide di dare vita ad un progetto dal nome un po’ stravagante: Studenti Nudi. Spaziando dalla fisica alla biomedica, dalla politica alla società hanno cominciato a raccontarsi e confrontarsi davanti a un microfono e a una telecamera. 

Il loro motto è ‘Se hai un sogno mettilo a nudo’ ed è proprio tra le mura virtuali di questo progetto che hanno trovato un posto per attuarlo.

L’idea è nata dai momenti di desolazione vissuti dopo il lockdown e dall’esigenza di trovare un luogo per poter esprimere le proprie passioni e idee. 

«Volevamo trovare un modo per canalizzare le cose che studiamo e che veramente ci appassionano facendo emergere la parte creativa che c’è in noi. La scienza mi appassiona però mancava di quella scintilla colorata per poterla raccontare in una chiave più semplice, leggera e divertente» spiega Alessio, membro del gruppo insieme a Francesco e Gabriele. 

Parlare per parlare, hanno deciso di iniziare a farlo in diretta la domenica sera su Twitch. Questo è stato solo un primo modo per lanciarsi, infatti, sul loro profilo Instagram pubblicano periodicamente articoli, approfondimenti e non mancano le idee e l’entusiasmo per ciò che vorranno fare in futuro. 

«Siamo studenti e ci prepariamo senza la pretesa di essere già arrivati» –  Racconta Gabriele – «Cerchiamo di informarci il più possibile. Il risvolto positivo è proprio questo: a volte capita che in una live qualcuno di noi sia più preparato di altri su determinati argomenti e il dialogo si trasforma in un’occasione di confronto e di continuo arricchimento

Tre punti di vista diversi ma un’unica parola chiave, la multidisciplinarietà

Dietro al voler unire i fili di ciascuna disciplina emerge la volontà di affacciarsi, attraverso molteplici prospettive, su ciò che ci circonda e di coltivare un entusiasmo nudo, privo di vincoli, ma anche formare dei pensieri privi di preconcetti per non smettere mai di conoscere e imparare.

«Siamo Studenti Nudi perché non abbiamo paura del freddo» – afferma Francesco – «Cerchiamo di osservare la realtà attraverso più punti di vista, ne parliamo insieme per costruire un significato nuovo. Arriviamo nudi con le conoscenze che ciascuno di noi ha introiettato in anni e anni di studio, ma alla fine dobbiamo essere pronti, spogliandoci di ogni costrizione, a metterle insieme agli altri e vedere cosa succede.»

Un luogo per mettere a nudo sogni, idee e passioni. Pensieri che prendono forma in divenire. Tante domande da farsi e farci, poche risposte che, trovate insieme, diventeranno nuove, diverse e nude. 

Elisa Lacicerchia

© Credit immagini: courtesy of Studenti Nudi 

Deal For Future: una serie documentaria per parlare di ambiente, economia e società in chiave sostenibile

Intervista a Filippo Grecchi co-fondatore del progetto Deal For Future

Chi siete?

Filippo e suo fratello Francesco da 5 anni lavorano nel campo del videomaking e hanno creato un’azienda, 2fgBros. Hanno una grande passione per i documentari e nel 2019 hanno pubblicato Canapa Nostra, un documentario che racconta la storia della pianta ‘proibita’ che ha influenzato l’uomo nel corso della sua storia evolutiva. Il progetto Deal For Future nasce dalla collaborazione con la società di consulenza Kfield Comunicazione.

Di cosa si tratta?

È una serie documentaria a episodi di 3 minuti.  In ogni episodio, che potete trovare sulla loro pagina Facebook e su Huffington Post, un esperto affronta il tema della sostenibilità nel proprio settore. Protagonisti delle prime puntate sono stati: il ciclo e il riciclo, con Walter Ganapini cofondatore di Legambiente Onlus e presidente di Greenpeace Italia; la biodiversità, con Moreno di Marco, ricercatore dell’Università Sapienza di Roma; la crescita felice, con Francesco Morace, sociologo e saggista; la cucina futuribile con Valentina Betti Taglietti, gastronoma; la salute e inquinamento atmosferico con Alessandro Miani, presidente di SIMA – Medicina Ambientale; e la salute universale con Vittorio Agnoletto, professore in ‘Globalizzazione e Politiche della Salute’ all’Università degli Studi di Milano.

Obiettivo?

«Con questi video cerchiamo di allarmare in una prima fase, per poi mostrare che ci sono delle soluzioni e delle persone che stanno lavorando con passione e professionalità per arrivare a un risultato positivo. Spesso la comunicazione in questo campo è molto allarmistica e poca speranza. A mio parere la speranza dev’essere anche qualcosa di concreto, quindi la nostra missione è quella di mostrare che le persone che ci credono sono tante e stanno facendo qualcosa di importante. Gli spazi ci sono, bisogna solamente dare il giusto potere e il giusto valore alle persone in gamba». 

Perché il tema ambientale?

«Per me e mio fratello il tema ambientale è proprio una passione personale. Come molti ci rendiamo conto di quanto sia necessario un cambiamento a livello ambientale, ma non solo. Infatti, questo progetto parla anche di temi sociali ed economici. Tutto è legato. Noi siamo giovani e non ci siamo arresi!»

La speranza dei ragazzi è di raccogliere fondi per continuare a raccontare queste storie con tanti nuovi episodi e in futuro creare un lungometraggio che raccolga tutto questo materiale. 

Messaggio?

«In un momento come questo, in cui le informazioni e le notizie sono tantissime, si sovrappongono e stufano a causa della tempesta mediatica, il messaggio che vorrei trasmettere è: ci sono tante persone poco conosciute che sono estremamente in gamba, hanno chiara la situazione, e si stanno spendendo per cambiarla. Queste persone sono giovani di vent’anni ma anche di ottanta, tutti accomunati dallo stesso spirito, ovvero lo spirito di chi non si arrende e cerca una soluzione pratica e percorribile per impedire l’autodistruzione a breve della realtà che ci circonda».

Maddalena Fabbi

© Credit immagini: link

Luce nel buio: il messaggio d’amore di Cristian Barone

«Mi reputo da sempre un ragazzo triste, perché prima di conoscere l’amore ho convissuto per anni con la tristezza. Dopo tutto questo tempo, è come se fossimo diventati buoni amici» ci racconta Cristian Barone, che ha trasformato la tristezza in una forma d’arte e se ne è servito per parlare di amore e di quotidianità nella sua prima raccolta di poesie, Luce nel buio. Quando il lockdown ha scaraventato l’Italia nel suo momento più buio, Cristian, con i suoi 24 anni e le sue mille idee, è riuscito a trovare la luce attraverso la scrittura. 

 «Scrivo da quando ho 13 anni, per lo più testi musicali, ma sentivo che il mio curriculum artistico era incompleto e di punto a capo il lockdown mi ha dato la possibilità di approfondire questo mio lato creativo ed esplorare il linguaggio poetico». Come molti, anche Cristian è stato costretto a non vedere i suoi cari per molti mesi e proprio la mancanza di Simona, la sua fidanzata, l’ha spinto a dar voce ai suoi sentimenti e a farlo per mezzo della poesia. «Ho scritto Bella, la mia prima poesia, per la mia fidanzata. Scherzando, le dissi che avrei scritto un libro, e così è stato. Dopo Bella non mi sono più fermato». Il filo conduttore di Luce nel buio, la tematica attorno a cui ruota tutto il libro, è infatti l’amore che lega Cristian alla sua fidanzata. «Ho cercato di colmare la distanza tra me e Simona attraverso le parole. Scrivere per lei e di lei mi ha aiutato a sentirla più vicino, a lasciarmi il buio alle spalle» – continua Cristian, che con espressioni semplici ma allo stesso tempo evocative, spera di far entrare il lettore nel suo mondo, anche solo per un istante, e fargli sperimentare un vero e proprio ‘viaggio delle emozioni’.

Cristian scrive in parte per sé, ma soprattutto per gli altri, senza distinzione di età. Tutti possono riconoscersi nelle sue parole e trarne beneficio. «Auguro a chiunque legga il mio libro di trovare la propria luce. In questo periodo buio che stiamo vivendo, io l’ho trovata nella mia fidanzata. Si tratta di un treno che prima o poi passa per tutti, ma passa una volta sola. Il mio consiglio è andargli incontro senza paura. Appena ho scritto Bella, ho capito che il mio treno era arrivato e sono salito al volo». È così che Cristian, un ragazzo dalle mille idee e dai tantissimi stimoli, forse troppi per starci dietro, ci mostra che con la creatività e la giusta dose di impegno, si può fare tutto, anche nei momenti più difficili. «Mia mamma mi dice sempre ‘Tu parli, parli. Ma quando fai?’ Ed è vero. È come se la mia testa fosse sempre un passo avanti, mentre il mio corpo resta indietro. Piano piano però sto accorciando le distanze e il mio libro ne è la prova: mi sono posto un obiettivo e l’ho raggiunto. Quando ho avuto il libro tra le mani, con la splendida copertina realizzata dall’artista Edoardo Garibbo, e ho visto le mie parole nero su bianco ho pensato ‘ce l’ho fatta!’»

Federica Gattillo

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La poesia è una passione? Per Vittorio Sereni è una bicicletta

Sebbene di primo acchito possa non suonare così familiare, Vittorio Sereni (Luino 1913 – Milano 1983) è stato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, cofondatore e responsabile della direzione letteraria della collana editoriale Oscar Mondadori, nonché fondatore di Meridiani Mondadori. 

Richiamato alle armi durante la Seconda Guerra Mondiale, parte di una divisione diretta in Africa, nel luglio ‘43 viene catturato in Sicilia da un’armata alleata sbarcata sull’isola e imprigionato in Algeria per due anni. L’esperienza di detenzione, testimoniata fedelmente nel Diario d’Algeria (1947), lacererà per un lungo periodo Sereni, che, oltre a essere rinchiuso nel campo di concentramento algerino, perse così l’appuntamento con la Resistenza che stava prendendo piede in Italia. 

Segue infatti un silenzio ventennale del poeta, spezzato solamente nel 1965 con la pubblicazione de Gli strumenti umani, testo esemplare della sua poetica. È qui che Sereni risponde con abilità al suo stimato maestro Montale che ne La Bufera e altro dichiarava che «la poesia è morta». La società degli Anni Cinquanta e Sessanta è quella del boom economico, una società di consumo che non ha più spazio per la lirica aulica del primo Novecento. In questo senso, Sereni si pone come continuatore della poetica montaliana in una società in cui, come affermava Montale, i cardini sono cambiati.

Il componimento La poesia è una passione? è interessante perché condensa in sè elementi della prima poesia sereniana, come la guerra e il tentativo di sovvertimento di una tradizione lirica che nella nuova società di massa sembra aver fatto il suo corso, alternando talvolta una visione più positiva di una realtà in cui il poeta forse riuscirà ad imporsi. 

La poesia si apre in un tempo e un luogo ben definito: è il 30 agosto – avanzato meriggio dell’ultima domenica di questa nostra estate – e il poeta si trova probabilmente a Milano, come possiamo dedurre dall’ambientazione cittadina:

E la domenica è chiara ancora in cielo
folto di verde il viale e di uccelli
non ancora spettrali case e grattacieli
[…]
e si guardava attorno ai tetti che abbuiavano e le prime serpeggianti luci cittadine  

Leggendo il componimento salta subito all’occhio l’immagine di un amore tra un uomo e una donna, un amore che sembra quasi essere malato. L’uomo, che identifichiamo con l’io lirico, da un lato sembra voler evadere, ma dall’altro lato rimane fisso e torvo. Si stringono in un abbraccio che respinge e non unisce che sembra quasi un aforisma, una definizione universale che suggerisce l’idea di un abbraccio non carico di amore, quasi l’opposto di quello che dovrebbe essere, perché appunto respinge. Tra i due protagonisti c’è un amore che è già storia d’altri, già vecchia, di loro: un amore comune e non da favola, senza niente di speciale, anzi a tratti malato e possessivo, che si ritrova in ogni coppia e da sempre. In questo contesto, l’io lirico descrive il suo stato d’animo distrutto e rabbioso: moriva d’apprensione e gelosia al punto da volersi morto, al punto di volersi sciogliere tra le braccia di lei, impotente.  

E’ domenica 30 agosto 1953 e tutta l’Italia è sulle piazze nei viali e nei bar ferma ai televisori. Anche i protagonisti accendono la televisione e avvertono una grande notizia: Fausto Coppi, noto ciclista italiano, ha vinto il Campionato del Mondo a Lugano. Questo evento suscita nell’io lirico una sorta di epifania: Coppi era un corridore secondo molti finitodi sé faceva dire che non più ce la fa, eppure aveva vinto il Campionato.
Se Coppi è riuscito a vincere, allora anche il protagonista può risollevarsi, può riscattarsi da quel suo stato d’animo che tanto lo opprime:

e dunque anch’io posso ancora riprendermi, stravincere.

Questo prezioso momento viene interrotto dalla voce della donna e ora si ricorda perché la ama, con lei potrà stravincere. Tornato alla realtà guarda fuori la terrazza farsi sera di quell’ultimo giorno di agosto mentre la compagna recita: 

anche agosto, anche agosto è andato per sempre… 

si tratta della poesia Novilunio, lirica contenuta in Alcyone, uno dei più grandi capolavori di Gabriele D’Annunzio. A sentire questi versi l’io lirico si ricorda con tenerezza e affetto di quando li leggeva durante la Guerra:

sì li ho amati anch’io questi versi…
anche troppo per i miei gusti

forse era l’unico libro che aveva da leggere mentre era in spedizione sui Balcani e, anche se quei versi così liricheggianti e idilliaci erano così enormemente lontani dall’orrore della guerra, rappresentavano uno strumento per distrarsi:

quei versi li sentivo lontani
molto lontani da noi: ma era quanto restava,
un modo per parlare tra noi. 

Probabilmente era estate anche quando era in guerra – quell’estate di ferro – ed è proprio per questo motivo che quei versi di D’Annunzio sono così carichi di significato per lui. Ma, ormai l’agosto della guerra è passato e adesso sopraggiunge un nuovo agosto in cui Fausto Coppi vince il Campionato e il poeta può finalmente riscattarsi:

è altra roba altro agosto,
non tocca quegli alberi o quei tetti
vive e muore e sé piange
ma altrove, ma molto molto lontano da qui.

Come nell’Agosto del ‘43, mentre Sereni era in guerra, le liriche dannunziane l’hanno salvato in un momento di grande terrore, adesso è arrivato un altro agosto e con esso un’altra poesia. 

Concluso un agosto, ne arriverà un altro.

E da qui il significato del titolo: La poesia è una passione? Sì, la poesia è una passione: proprio come nel ciclismo, di cui Sereni era un grande appassionato, Coppi sembrava non farcela e invece vinse la gara, così anche la poesia che a volte sembra non poter fare il suo corso riuscirà ancora a sorprendere. 

Giulia Ferrero

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232 APS: il rap che educa e rieduca

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Spesso siamo talmente coinvolti dalla musica da non sentire squillare il telefono, unica cosa che ci riporta alla realtà, al contesto ‘sospeso’ in cui ci troviamo». 232 è il numero interno di quel telefono, mentre il contesto è la sala musica dell’Istituto penale per minori Cesare Beccaria, racconta Fabrizio Bruno, vicepresidente dell’organizzazione di promozione sociale no-profit che proprio da quel numero prende il nome. 

Nata nel settembre 2019, 232 APS è attiva specialmente all’interno di istituti penali, centri di prima accoglienza, comunità civili e penali, scuole e centri diurni, e si propone, attraverso il canale della musica rap, di promuovere percorsi artistici ed educativi rivolti ai giovani. Grazie a una squadra di educatori, psicologi e pedagogisti, l’associazione organizza una serie di laboratori musicali, ove i ragazzi vengono sì formati da un punto di vista professionale, ma anche e soprattutto accompagnati in un percorso di crescita personale, volto a svincolarli da contesti devianti.

«Il rap è uno strumento bellissimo. Una volta che ti avvicini e ne scopri le potenzialità, difficilmente poi smetti di scrivere. Quello che il rap è ed è sempre stato è la capacità di esprimere le proprie emozioni, riordinarle anche temporalmente. Raccontare la propria vita aiuta a fare ordine» – continua Fabrizio. Ed è così che i ragazzi, affidando alla musica le proprie esperienze, spesso difficili, e, rielaborandole in un contesto che incoraggia la riflessione, trasformano il loro vissuto in arte.  

232 APS è una realtà propositiva, in continua espansione, tanto che, prima della quarantena, contava più di dieci progetti attivi e svariate collaborazioni. A causa del lockdown molte attività sono state temporaneamente sospese, così come convegni e incontri di formazione. Stessa sorte per gli spettacoli musicali Hip hop dietro le sbarre, che vedono come protagonisti i giovani dei circuiti penali e non. «Raccontiamo la nascita della cultura hip hop con performance dal vivo, che diventano spazio di espressione artistica per i ragazzi e occasione per sensibilizzare il pubblico sul tema della legalità. Il mondo del rap e la cultura hip hop raccontano bene come in contesti molto devianti ci siano state risposte estremamente positive». 

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Ma l’associazione non si è fatta certo scoraggiare dal lockdown. Si è anzi servita dei social per promuovere iniziative come #rimedilunedì, #uscivaoggi e soprattutto #esercizionline, appuntamento fisso che permette a tutti di cimentarsi negli esercizi che solitamente vengono fatti all’interno dei laboratori musicali. «Basterà visitare i canali social di 232 APS e chiunque sia incuriosito dal mondo del rap o voglia addirittura mettersi alla prova con rime e giochi di parole, troverà tantissimi contenuti interessanti». 

Non solo rap. I laboratori di 232 APS offrono ai ragazzi uno spazio in cui raccontarsi, un’occasione di aggregazione positiva, un luogo per coltivare le proprie passioni e affinare le capacità decisionali. Insomma, 232 APS dà voce alle nuove generazioni, e ciò non richiede come prerogativa essere dei rapper. «Iniziamo da zero e coltiviamo le passioni di tutti».

Federica Gattillo

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