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A una poesia non ancora nata

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

Arundhathi Subramaniam

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Cibo per l’anima a domicilio durante il lockdown

In questi mesi colpiti dalla pandemia abbiamo visto diverse iniziative ideate da giovani allo scopo di mantenere vive l’arte, la cultura e la creatività. In questo contesto si colloca il progetto Poesie a domicilio.

Il cibo e i pacchi acquistati online non sono l’unica cosa che può essere recapitata a domicilio. In questa alternanza di giorni di chiusura totale a giorni di semi apertura, i lavoratori dello spettacolo e in generale coloro che vivevano di performance dal vivo si ritrovano in difficoltà. Allora perché non provare a portare nelle case delle persone questo bene prezioso che essi hanno da offrire? Ci hanno pensato quelli di Poesie a domicilio, un progetto organizzato da giovani di Ravenna che vogliono continuare a diffondere l’arte e la cultura rispettando le norme di sicurezza imposte per la pandemia. 

L’iniziativa nasce a Ravenna a dicembre 2020. L’associazione teatrale Spazio A, con il sostegno dell’associazione culturale Galla e Teo e il patrocinio del Comune di Ravenna, ha organizzato un vero e proprio sistema di divulgazione di poesie e performance teatrali a domicilio. Sono un gruppo di ragazzi dai 18 ai 30 anni che si sono posti un problema: ora che cinema, teatri, musei e locali con musica dal vivo sono chiusi, come possiamo in qualche modo accedere al nutrimento culturale che prima trovavamo in questi luoghi?

Camilla Berardi, una degli organizzatori, ci racconta: «In questo momento di blocco quasi totale, il cibo è uno dei servizi che più spesso ordiniamo, affinché ci venga consegnato a casa. Ci sono venuti subito in mente i rider che corrono su e giù per le vie della città, consegnando hamburger e patatine. È stato a quel punto che abbiamo pensato: e se invece di consegnare cibo per lo stomaco, si consegnasse cibo per il cuore e per l’anima? Anche loro hanno bisogno di essere sfamati, e sono loro a rischiare spesso di morire di fame.»

Come funziona? Questa esperienza, proprio come quella del cibo d’asporto, parte prima di tutto da un menù di impasti poetici genuini per soddisfare i gusti di tutti, così leggiamo nel vero e proprio menù di poesie che si trova sulla pagina Facebook dell’associazione. Una volta che l’ordine viene effettuato, gli artisti arrivano sotto casa del destinatario, vestiti con la tipica divisa da rider e con un cartone della pizza in mano. Ecco che aprendolo, però, rivelano il contenuto dell’ordine: una poesia che recitano a distanza.

L’idea principale da cui nasce Poesia e domicilio è che «siamo esseri umani che hanno bisogno di essere nutriti di bellezza, di speranza e di poesia

Spazio A è uno «spazio di ricerca, ascolto e sperimentazione» si propone di ‘rompere’ lo schermo delle videochiamate di zoom e irrompere nella vita delle persone per regalare un momento poetico: «In un certo senso, se lo spettatore non può recarsi ad ascoltare e vedere l’attore, è quest’ultimo che gli fa visita: si tratta di una forma di performance che diventa itinerante ed è piena di spunti interessanti, proprio perché spesso questi spettatori sono completamente ignari di ciò a cui stanno per assistere.»

Questa associazione teatrale, inoltre, si propone di fare una poesia che sia un motivo di sorridere e di sperare, una poesia democratica, in controtendenza con una scena teatrale a volte molto elitaria. «Troppo spesso il teatro rischia di diventare poco fruibile, volutamente e inutilmente complicato, finendo per scoraggiare anche chi vi troverebbe una passione, da una parte e dall’altra della scena. La semplicità che c’è nel recitare una poesia ci rende accessibili a tutti, e tutti si rendono accessibili a noi. In pochi giorni abbiamo visto lacrime e risate di tutte le età, conosciuto persone e ascoltato storie. Questo è vero contatto, il contatto che ci era mancato
Finora le Poesie a domicilio sono state completamente gratuite. L’associazione, però, si sta muovendo per accontentare richieste di mittenti e destinatari del servizio e ha reso possibile fare delle donazioni libere e facoltative che verranno destinate a un’associazione o a un ente ancora in fase di definizione.

Anna Do Amaral

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Mi interessa il futuro

Mi interessa il futuro
sapere come diventeranno
le sedie, le poltrone
con cosa le sostituiremo
se ci invecchieremo sopra
immaginare i libri a venire
accanto a quali staremo
sapere se tutto questo
precipitare finirà
se arrivati sull’orlo
tireremo indietro il piede
e voltandoci vedremo punti
grigioazzurri ognuno mancanza
ognuno cosa perduta.

Gianni Montieri

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Come ‘rimparare’ a guardare la vita con occhi pieni di stupore con Gabriel Garcìa Màrquez e La Marioneta de trapo

Gabriel Josè de la Concordia Garcìa Màrquez nacque il 6 marzo 1927 ad Aracataca, in Colombia, e morì nel 2014 a Città del Messico. Illustre scrittore della lingua spagnola nonché vitale esponente del realismo magico, fu anche un importante giornalista e saggista, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1982. 
Primogenito dei sedici figli del telegrafista Gabriel Eligio Basilio García e della chiaroveggente Luisa Santiaga Márquez Iguarán, durante la gioventù si trasferì a Riohacha, dove venne cresciuto dai nonni materni. Questi furono figure fondamentali nella sua infanzia, in particolare la nonna, una grande conoscitrice di fiabe e leggende locali.
Nel ’37, in seguito alla morte del nonno avvenuta l’anno precedente, si trasferì a Barranquilla per studiare, e sempre qui nel ’46 si diplomò al Colegio Liceo de Zipaquirà. 
Nove anni dopo si spostò a Bogotà per studiare legge, ma non terminò gli studi a causa del poco interesse che lo legava alla giurisprudenza. 

La sua carriera giornalistica iniziò intorno agli Anni Cinquanta e lo portò a viaggiare molto, non solo per la Colombia ma anche in Europa, prima come redattore e in seguito come reporter e critico cinematografico.
Lavorò per l’agenzia cubana Prensa Latina, che da Bogotà lo portò nel ’61 a vivere a New York, dove la CIA cominciò a sorvegliarlo a causa della sua amicizia con Fidel Castro. Di conseguenza si trasferì in Messico con la moglie e il figlio Rodrigo. Qui iniziò a dedicarsi interamente all’attività letteraria – ma il primo esordio risale al ’55 con Foglie Morte – prendendosi poi nel ‘73 una pausa di un paio di anni dalla scrittura creativa per dedicarsi al giornalismo sul campo, come segno di protesta per il colpo di stato cileno del generale Augusto Pinochet

La sua opera più importante è senza dubbio Cent’anni di solitudine, pubblicata nel ’67, capolavoro letterario nonché votato nel 2007 durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduta solamente dal Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes. 
Il romanzo, dalla trama molto complessa, narra la storia della famiglia Buendia a Macondo attraverso diverse generazioni. Ricca di riferimenti alla cultura Sudamericana, l’opera è considerata la massima espressione del realismo magico; ad essa si ispireranno Isabel Allende e Paulo Coelho.

Tra le poesie più famose, datata intorno al ’99, c’è La Marioneta de trapo, legata a una serie di polemiche su chi l’avesse composta tra Garcia Màrquez e John Welch, altro scrittore di origine messicana. 
Nel 2000 un’intervista affermò che Garcia Màrquez ne avesse rifiutato la paternità, ma in seguito molte altre fonti confermarono che la poesia fosse opera dell’autore. 
La Marioneta è una lettera da parte dello scrittore che si immedesima nelle sembianze di una bambola di pezza, che osserva l’essere umano e desidera poter vivere allo stesso modo, sognando le cose più semplici della vita che sono allo stesso tempo quelle che racchiudono la felicità più grande. 
Il potere di queste parole si cela dietro alla banalità dei desideri della marionetta, che non potendo avere una vita umana ne contempla i gesti più quotidiani e li descrive come qualcosa di magico che racchiude felicità e bellezza e fa riflettere su cosa nella vita si dovrebbe desiderare prima del successo: guardare il mondo e la vita come un fatto straordinario. 

Forse mai come nel 2020 ci siamo accorti di quanto gli aspetti più belli della vita siano quelli ordinari: un pranzo dai nonni, un caffè con gli amici, un concerto, un abbraccio. 
L’augurio più grande che possiamo farci per il prossimo anno è di riavere indietro la vita di prima, resa ancora più speciale dal fatto che la guarderemo con occhi nuovi. 

La Marioneta de trapo
Si por un instante dios se olvidara
de que soy una marioneta de trapo
y me regalara un trozo de vida,
posiblemente no diría todo lo que pienso,
pero en definitiva pensaría todo lo que digo.
Daría valor a las cosas, no por lo que valen,
sino por lo que significan.
Dormiría poco, soñaría más,
entiendo que por cada minuto que cerramos los ojos,
perdemos sesenta segundos de luz.
Andaría cuando los demás se detienen, despertaría
cuando los demás duermen.
Escucharía cuando los demás hablan,
y cómo disfrutaría de un buen helado de chocolate!
Si dios me obsequiara un trozo de vida,
vestiría sencillo,
me tiraría de bruces al sol, dejando descubierto,
no solamente mi cuerpo sino mi alma.
Dios mío, si yo tuviera un corazón,
escribiría mi odio sobre el hielo,
y esperaría a que saliera el sol.
Pintaría con un sueño de van gogh
sobre las estrellas un poema de benedetti,
y una canción de serrat sería la serenata
que les ofrecería a la luna.
Regaría con mis lágrimas las rosas,
para sentir el dolor de sus espinas,
y el encarnado beso de sus pétalos…
dios mío, si yo tuviera un trozo de vida…
no dejaría pasar un solo día
sin decirle a la gente que quiero, que la quiero.
Convencería a cada mujer o hombre
de que son mis favoritos
y viviría enamorado del amor.
A los hombres les probaría
cuán equivocados están al pensar
que dejan de enamorarse cuando envejecen,
sin saber que envejecen
cuando dejan de enamorarse!
A un niño le daría alas,
pero le dejaría que él solo aprendiese a volar.
A los viejos les enseñaría
que la muerte no llega con la vejez,
sino con el olvido.
Tantas cosas he aprendido de ustedes,
los hombres…
he aprendido que todo el mundo
quiere vivir en la cima de la montaña,
sin saber que la verdadera felicidad
está en la forma de subir la escarpada.
He aprendido que cuando un recién nacido
aprieta con su pequeño puño,
por vez primera, el dedo de su padre,
lo tiene atrapado por siempre.
He aprendido que un hombre
sólo tiene derecho a mirar a otro hacia abajo,
cuando ha de ayudarle a levantarse.
Son tantas cosas
las que he podido aprender de ustedes,
pero realmente de mucho no habrán de servir,
porque cuando me guarden
dentro de esa maleta,
infelizmente me estaré muriendo.”


Gabriel Garcìa Màrquez
La Marionetta di pezza
Se per un istante dio dimenticasse
che sono una marionetta di pezza
e mi regalasse un brandello di vita,
probabilmente non direi tutto ciò che penso,
però in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quel che valgono,
bensì per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più,
comprendo che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi,
perdiamo sessanta secondi di luce.
Avanzerei quando gli altri si fermano, sarei desto
quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano,
e come gusterei un buon gelato al cioccolato!
Se dio mi donasse un poco di vita,
vestirei in modo semplice,
mi stenderei al sole, lasciando scoperto,
non soltanto il mio corpo ma la mia anima.
Mio dio, se io avessi un cuore,
scriverei il mio odio sul ghiaccio,
e aspetterei il sorgere del sole.
Dipingerei con un sogno di van gogh
sulle stelle un poema di benedetti,
e una canzone di serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.

Innaffierei con le mie lacrime le rose
per sentire il dolore delle loro spine,
e l’incarnato bacio dei suoi petali…
mio dio, se io avessi un pezzetto di vita…
non lascerei passare un solo giorno
senza dire alle persone che amo, che la amo.
Convincerei ogni donna o uomo
che sono i miei preferiti
e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini proverei
quanto sbagliano quando pensano
che smettono di innamorarsi quando invecchiano,
senza sapere che invecchiano
quando smettono di innamorarsi!.
A un bambino darei le ali,
però lascerei che imparasse da solo a volare.
Ai vecchi insegnerei
che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la perdita degli affetti.
Tante cose ho imparato da voi,
gli uomini…
ho imparato che il mondo intero
vuol vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità
sta nel modo di salire la china.
Ho imparato che quando un bimbo appena nato
stringe col suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre,
lo mantiene afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha il diritto di guardare un altro dall’alto,
solo quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose
che ho potuto imparare da voi,
però realmente non serviranno a molto,
perché quando mi metteranno
dentro quella cassa, 

infelicemente starò morendo.

Gabriel Garcìa Màrquez

Carola Aghemo

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