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Nextlawyer: gli avvocati di domani, oggi.

Oggi incontriamo l’Avvocato Francesca Pastore ed il Dottor Gianmaria Delbourgo Ricco del team di Nextlawyer.

Devo confessare che sono un po’ emozionata, li seguo da tanto e finalmente oggi ho l’occasione di intervistarli… Procedo con le mie domande di rito:

Come è nato il vostro progetto?

Risponde il Dottor Delbourgo Ricco «Dopo la laurea in Giurisprudenza pensavo di avere terminato il mio percorso, invece ero solo all’inizio… Mi sentivo fuori posto e dovevo imbattermi nel temuto esame di abilitazione, così ho sviluppato questa idea, ho chiesto ad Avvocati più grandi di me e siamo partiti con quello che doveva essere il diario di sopravvivenza del praticante moderno.
Abbiamo da subito capito l’importanza dei social al fine di raggiungere i più giovani, così dopo il blog abbiamo aperto la nostra pagina Facebook ed Instagram, sono mezzi di comunicazioni efficaci, usati da tutti oggi». 

Quale è la vostra attività e quali sono i vostri progetti? 

Risponde l’Avv. Pastore «All’inizio dell’anno siamo stati intervistati da Radio Babboleo, è stato molto divertente e abbiamo parlato un po’ della nostra attività.
Cerchiamo di affrontare tutti i temi del diritto che hanno un aspetto importante nella vita pratica. 

Il team è composto da due penalisti, l’Avv. Alessandro Costa ed io, un civilista, l’Avv. Alessio Centanaro, un avvocato amministrativista, l’Avv. Simone Carrea e dal Dottor Delbourgo Ricco che è l’ideatore di tutto

Al martedì abbiamo una sessione di Questions and Answers, ci scrivono in tanti da tutta Italia, facendo domande sia a livello tecnico sia chiedendo consigli e curiosità sulla professione.

Facciamo almeno una volta alla settimana un quiz su uno specifico tema a cui segue una breve lezione teorica come correzione, inoltre, utilizziamo lo strumento del podcast per ricapitolare tutto quello di cui abbiamo discusso durante la settimana. 

Utilizziamo i social per pubblicare le interviste e gli interventi dei nostri interlocutori, abbiamo intervistato magistrati, avvocati e vari esperti del diritto.
Durante la quarantena abbiamo utilizzato un nuovo form, ossia le dirette su Instagram, attraverso cui abbiamo intervistato anche il Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, e, attraverso nostri commenti, abbiamo affrontato ed esaminato da un punto di vista legale tutto quello che ha comportato e sta comportando la pandemia.

Abbiamo inoltre partecipato a un incontro sulla piattaforma Zoom con i membri di Elsa»

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«Abbiamo scritto anche un libro» continua il Dottor Delbourgo Ricco «The Nextlawyer. La guida definitiva per diventare avvocatiÈ diviso in due parti, la prima è un romanzo, è il mio racconto dell’esame da avvocato, le sensazioni, le emozioni, la notte prima dell’esame.
Nella seconda parte invece affrontiamo due pareri e una traccia di atto, come se fossimo seduti in sede d’esame, non è un manuale di diritto, diamo consigli pratici come dove mettere i post-it nel codice, cosa portarti da mangiare, non seguire le voci intorno a te…» 

Quali sono i progetti per il futuro? 

«Stiamo lavorando a un nuovo libro che descriverà la sessione di esame del 2020. Vorremmo riuscire a ‘svecchiare il sistema’, entrando in contatto con i ragazzi che ci scrivono, organizzando anche degli incontri in presenza quando sarà possibile».

Elena Antognozzi

© Credit immagini: Courtesy Nextlawyer

In bici verso casa. 1500 km attraverso l’Europa

Vi è mai capitato di scendere le scale della cantina al buio perché si è rotta la lampada? Di poggiare il piede sull’ultimo scalino e pensare di essere arrivati? Avete presente la sensazione di sgomento che si prova facendo il passo successivo nel vuoto verso terra? Chiunque abbia vissuto un momento simile sa che poi ci si ride sopra, pensando alla paura istintiva del vuoto e dell’ignoto provata. Non siamo abituati ad avventurarci nell’ignoto, ci piace avere sempre il controllo della situazione.

Andrea Marcenaro, pochi giorni prima di intraprendere un viaggio di 19 giorni in bicicletta da Amsterdam a Genova, scherzava con gli amici: «Dai che con il problema del Covid, faccio prima a tornare in Italia in bici che in aereo». 26 anni, genovese, laureato in ingegneria civile, lavora da tempo nella capitale olandese dove la mobilità sostenibile è alla base degli spostamenti di tutti i cittadini. Lo scherzo si è trasformato in realtà: così è iniziato il suo viaggio di ritorno verso casa.

«In Olanda è normale spostarsi in bicicletta anche quando si intraprendono lunghi percorsi, la capillarità delle piste ciclabili aiuta. È così anche in altri paesi europei. Infatti, per tornare a casa, ho seguito il percorso Eurocycle 15 lungo il Reno, riuscendo a spostarmi sempre sulla pista ciclabile fino in Italia, che è l’unico paese che ho attraversato sprovvisto di itinerari di questo tipo».

Come ti sei preparato per il viaggio? Come una battuta con gli amici si è trasformata in una vera avventura?

«Prima del 23 maggio, data della mia partenza, non avevo mai passato più di due giorni in bicicletta, ma mi ero sempre spostato in questo modo in città. Ho deciso di partire quando ho scoperto l’esistenza di una rete di servizi di ospitalità dedicata ai ciclisti che fanno viaggi lunghi, come Eurocycle e Warmshower. Mi sono allenato per due settimane, ho comprato una nuova bici e ho iniziato la mia avventura. La mia prima meta era Colonia, là avrei valutato se continuare».

La Green Mobility è molto diffusa nel Nord Europa e apporta importanti benefici in termini di qualità della vita e sostenibilità ambientale. Rispetto ai mezzi tradizionali, ogni chilometro percorso in bicicletta contribuisce a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera e a risparmiare sul carburante. In Italia, però, questa prospettiva fatica a diffondersi. 

«In Italia si ha timore di fare e quando si prova ad agire spesso si ricevono critiche sterili. Una rete capillare di piste ciclabili darebbe a molti la possibilità di sperimentare una nuova mobilità. Siamo sempre legati al ‘Vediamo’ e il timore di fare ci blocca».

Dopo questi 1500km in bici hai in programma altri viaggi?

«Per quest’estate ho già dato, ma ho intenzione di viaggiare ancora molto in bici. Mi piace spostarmi così perché ho la possibilità di andare abbastanza veloce da ammirare tanti paesaggi, ma non così veloce da perdermi i particolari di ciò che vedo».

Ci saranno sempre nuove possibilità di avventurarsi nell’ignoto. Sta a noi la scelta di partire per cambiare un po’ noi stessi o rimanere fermi. Se, però, nessuno si assume il rischio di scendere le scale al buio e poggiare il piede su quell’ultimo scalino, nessuna lampadina illuminerà di nuovo le nostre cantine.

Tommaso Merati

© Credit immagini: Courtesy Andrea Marcenaro

Il panda altruista: l’incontro di due bei gesti

Il nomePanda altruista’ arriva da un’usanza Scout ed è stato scelto da Noemi, la fondatrice, poiché rappresenta alla perfezione il timbro che ha l’iniziativa

Clarissa e Noemi mi raccontano che verso metà aprile, quando eravamo nel pieno dell’emergenza sanitaria e il morale era basso a causa delle prospettive di una crisi economica devastante, dell’aumento dei poveri e delle richieste di aiuto, hanno pensato di fare la loro parte rendendo i fiori immortali. Cosa significa?

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Con fiori del giardino essiccati e materiali plastici, quali la resina, Noemi crea bellissimi ciondoli che, insieme a Clarissa e Gaia, vende sui social. Sempre sulla loro pagina trovate la descrizione delle tecniche di artigianato utilizzate per creare questi bellissimi gioiellini e molto altro. 

Il ricavato sostiene enti di volontariato e solidarietà, quali Caritas, Banco alimentare, Comunità di Sant’Egidio e Protezione Civile, che in questo periodo di crisi hanno donato tutte le loro energie, forze e tempo a coloro che sono più in difficoltà. 

Le loro creazioni, come potete osservare dalla loro pagina Instagram, sono piccole, elaborate, delicate,  e anche facili da spedire. Clarissa mi spiega che questo non ha facilitato solo il loro lavoro ma anche la clientela, perlopiù femminile, perché rende più concreta e accessibile la possibilità di donare a enti benefici che agiscono su piano nazionale e fare un regalo carino e significativo ai propri cari.  

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Il loro contributo, però, non si è fermato alla produzione e donazione, ma hanno anche pensato di sensibilizzare la loro clientela: semplicemente raccontano la storia, le attività e i membri di questi enti benefici, che spesso si conoscono per sentito dire o non si conoscono affatto. 

Noemi mi racconta che «bisogna avere fiducia nel volontariato e chiunque nel piccolo può fare tanto!». Questo è anche il significato del loro motto, ‘l’incontro di due bei gesti’:  il gesto che fanno loro nel dedicare tempo e competenze, associato a quello di chi compra e dona.

Questa esperienza ha avuto un forte impatto anche sulle tre ragazze, poiché il successo della loro idea non solo ha loro insegnato a credere maggiormente in loro stesse, ma ad avere anche più speranza negli altri, in chi si conosce e in chi è più sconosciuto. 

Se siete curiosi, andate sulla loro pagina Instagram a dare un’occhiata!

Maddalena Fabbi

© Credit immagini: link + courtesy Il Panda Altruista

 

Ho gridato questa notte

Ho gridato questa notte.

Ho emanato dalla voce il buio pietoso della mia disperazione.

Mi sono sentito perso di odio nel carcere della solitudine.

Soffocato dall’ombra della paura.

Avevo visto il mondo andare avanti e io contorto, ferito, inciampare e rimanere sospeso di fango.

Poi ho riempito i polmoni, ho reclinato la testa lontano, oltre, e ancora oltre.

Ho connesso la mia forza a miliardi di cuori, ho sorriso, ho allargato le braccia al cielo senza voler capire, ho lasciato scorrere il ruscello del cuore dalle mie braccia e ho sentito respirare la vita.

Cercavo da ore nel buio una mano da stringere e allora, soltanto allora, ho sentito la spinta verso l’alto.

Alla fine mi sono alzato da quel letto di incubo.

E senza comandare la mia lingua ha detto grazie.

Davide Rossi

© Credit immagini: link

Mostre in Italia: un’estate all’insegna dell’arte

Dal 18 maggio l’Italia ha finalmente riaperto i propri musei e le attività culturali che sono rimaste congelate durante questi mesi di lockdown. Le stringenti norme di sicurezza che le istituzioni culturali italiane hanno messo in atto per affrontare l’emergenza sanitaria non hanno fermato i curiosi e appassionati d’arte.

Oggi vi vogliamo proporre una rubrica d’arte, fornendo una mappatura a livello nazionale di quelle che sono le mostre che assolutamente non potete perdervi quest’estate.

Tra le esposizioni che chiudono nel mese di giugno vi proponiamo Storie di pagine dipinte. Manoscritti e miniature recuperati dal Nucleo Tutela del Patrimonio di Firenze a Palazzo Pitti di Firenze, una raccolta di preziosi manoscritti e oggetti provenienti da numerose istituzioni religiose italiane che richiamano la fragilità del nostro patrimonio artistico. 

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Sempre a fine giugno si conclude a Roma presso le Terme di Caracalla, la mostra Il Centenario – Alberto Sordi 1920-2020, un’esposizione senza precedenti, dove il visitatore viene coinvolto nella dimensione quotidiana del grande attore, attraverso documenti inediti, fotografie, video e curiosità

Da non perdere è di nuovo a Roma la grande esposizione delle Scuderie del Quirinale Raffaello oltre la mostra, promossa online durante il periodo del lockdown e riaperta fino al 30 agosto. Per la prima volta vengono esposti 200 capolavori autografi di Raffaello nel luogo dove l’artista visse gli ultimi 11 anni della sua vita.

Per quanto riguarda le new entry, vi segnaliamo Le ninfee di Claude Monet a Palazzo Ducale di Genova, dove il visitatore ha la possibilità di stare 5 minuti a tu per tu con il celebre dipinto dell’artista impressionista, Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi disponibile fino al 13 settembre ai Musei Capitolini di Roma e Rembrandt alla Galleria Corsini: l’Autoritratto come San Paolo a Roma, dove sarà esposto per la prima volta dopo il 1799, l’autoritratto di Rembrandt proveniente dalle collezioni del Rijksmuseum di Amsterdam.

Passando invece alle mostre prorogate, Mogano, Ebano, Oro! Interni d’arte a Genova nell’Ottocento da Peters al Liberty riunisce fino al 1 novembre a Palazzo Reale di Genova mobili, dipinti, sculture, ceramiche, bronzi e oggetti per un totale di 200 opere e 65 prestatori che rappresentano l’eccellenza della produzione delle arti decorative dell’Ottocento a Genova, una rievocazione del gusto della grande aristocrazia e ricca borghesia dell’epoca.

Si prolungano fino al prossimo anno invece le mostre Gli Etruschi e il Mann del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che propone la storia degli Etruschi attraverso 200 opere visibili per la prima volta al pubblico e Steve McCurry – Icons, la prima mostra in Sardegna a proporre 100 fotografie del grande fotografo statunitense nel Palazzo di Città di Cagliari.

Infine, restate pronti per l’11 luglio con l’arrivo della mostra Henri Cartier-Bresson Le Grand Jeu, una master collection di 385 scatti fotografici selezionati dal collezionista François Pinault, la fotografa Annie Leibovitz, il regista Wim Wenders, lo scrittore Javier Cercas e la conservatrice Sylvie Aubenas.

Marta Colangelo

© Credit immagini: link + link