We hear their heartbeat: le Madri di Plaza de Mayo

Se Dio vuole ci meriteremo di essere chiamati pazzi, come sono state chiamate pazze le Madri di Plaza de Mayo, per aver commesso la pazzia di rifiutarsi di dimenticare nel tempo dell’amnesia obbligatoria. 

(Ojalá, Eduardo Galeano)

Nel periodo della dittatura militare in Argentina, durante la cosiddetta guerra sporca, scomparvero più di 30.000 persone, da un giorno all’altro, senza processi, senza spiegazioni. Più di 30.000 persone condannate a un destino ben peggiore della morte: l’oblio

I desaparecidos

È il 30 aprile 1977 quando tredici donne, tredici madri di questi desaparecidos, scomparsi, decisero di riunirsi a Plaza de Mayo, a Buenos Aires, per fare al governo argentino una richiesta semplicissima: «diteci dove sono i nostri figli. Se sono vivi o morti, perché se sono vivi avranno freddo, fame e noi dobbiamo aiutarli. Se sono morti, per favore, smettete di darci la speranza di riabbracciarli». 

Quel giorno rimasero lì solo pochi minuti, prima che i militari le obbligassero a sgomberare con la scusa del divieto di creare assembramenti. Ma loro si dettero comunque appuntamento per la settimana successiva, e una volta lì, compirono l’unico gesto possibile. L’unico atto di ribellione che quel mondo ipocrita aveva loro lasciato. 

E in silenzio, come avevano sempre fatto, camminarono. Nel senso contrario a quello dell’orologio, come a volersi opporre allo scorrere del tempo, che inesorabile, ora dopo ora, aumentava la distanza dai loro figli. 

Da quel giorno non si sono più fermate, ogni giovedì pomeriggio, alle 15:30, le madri arrivano a Plaza de Mayo, qualcuna cammina a fatica, qualcuna addirittura si muove su una sedia a rotelle. Ma tutte, cascasse il mondo, con un fazzoletto bianco legato in testa, il simbolo che hanno scelto per la loro protesta, vogliono continuare a camminare

Il governo e i militari argentini le hanno chiamate pazze. E forse avevano ragione, perché quando il mondo intero ti abbandona a combattere contro un nemico invisibile una battaglia che non puoi vincere, se decidi comunque di continuare a lottare, di non voler dimenticare un po’ pazzo lo devi essere. 
O madre.

Francesco Castiglioni

© Credit immagini: link + link + link + link + link

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