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Il mondo vegetale e la città

A Milano cammino sull’asfalto dei marciapiedi, vedo macchine parcheggiate, strade trafficate, lunghi fronti di edifici. In alcuni casi la strada è delimitata da filari di alberi, le cui radici negli anni hanno crepato l’asfalto del marciapiede. Da un lato penso alla fortuna delle persone che abitano e frequentano la via. Dall’altro penso alla crescita dell’albero e alle crepe, risultato di una coesistenza difficile. Come si può risanare questa frattura? Come integrare le piante e il mondo naturale all’interno delle città? 

In primis secondo Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale che dirige il laboratorio di Neurobiologia Vegetale, bisogna cambiare la prospettiva con cui si osserva il mondo vegetale. Gli stereotipi culturali che esistono sul mondo vegetale devono essere scardinati. A livello linguistico per esempio espressioni come ‘vegetare’ o ‘essere un vegetale’ celano l’idea che la vita delle piante sia ridotta ai minimi termini, come se fossero essere insignificanti, insensibili, immobili. Studi scientifici però hanno dimostrato che gli organismi vegetali apprendono, ricordano, comunicano fra loro e con gli animali e adottano strategie per la sopravvivenza. Il 99,9% del peso di tutto quello che è vivo sul nostro pianeta è prodotto da organismi vegetali. Com’è possibile che siano riusciti a imporre in maniera così indiscutibile la loro presenza sulla Terra? Non è che forse fino ad ora si è sottovalutato il mondo vegetale? 

Gli organismi vegetali sono – afferma Stefano Mancuso – anche la risorsa più preziosa che abbiamo per far fronte al grave problema del riscaldamento globale, grazie alla loro capacità di assorbire la CO2.

Se si considera che i centri urbani sono i luoghi dove vengono prodotte il 75% delle polvere sottili e che l’efficienza delle piante nell’assorbimento della CO2 è tanto superiore quanto maggiore è la loro vicinanza alla sorgente di produzione, allora ecco che si immaginano vicini due mondi fino ad ora lontani: il mondo vegetale e la città. 

Penso alle mie passeggiate per Milano in cui il verde urbano è spesso ornamentale, penso ai quadri rinascimentali in cui le città sono luoghi impermeabili di superfici dure, senza neanche un filo d’erba. Dobbiamo cambiare l’immagine che abbiamo della città.

«Nulla vieta che una città sia completamente ricoperta di piante… I benefici sarebbero incalcolabili: non soltanto si fisserebbero quantità enormi di CO2, lì dove è prodotta, ma si migliorerebbe anche la qualità della vita delle persone. Dal miglioramento della salute fisica e mentale allo sviluppo della socialità, dal potenziamento delle capacità di attenzione alla diminuzione dei crimini, le piante influenzano positivamente il nostro modo di vivere da ogni possibile punto di vista».

Stefano Mancuso, La pianta del mondo

In linea con questa visione di città, a Milano è in corso il progetto Forestami  – nato da un’idea del Politecnico e promosso dal Comune di Milano – che prevede la messa a dimora di 3 milioni di alberi entro il 2030. «II progetto è aperto alla partecipazione e al contributo del più ampio numero possibile di soggetti e persone, per rendere la Città metropolitana di Milano più verde, più sana, più resiliente e piacevole».

Immagino una città in cui le piante sono un elemento strutturale tanto quanto lo sono per esempio le strade. Immagino una Milano in cui non sono più i grigi e le superfici minerali a prevalere, ma i colori delle foglie delle piante nelle loro diverse stagioni.

Valeria Molinari

© Credit immagini: Courtesy Valeria Molinari + link + link

Adopt Me: nuove prospettive con le adozioni digitali in agricoltura

Abbiamo incontrato virtualmente Antonio Vaccariello, giovane agricoltore pugliese e co-founder di Adopt me, una start-up che promuove l’adozione digitale di ulivi della regione.

Com’è nato questo progetto?

«Tutto è partito quattro anni fa, quando ho dato vita a una serie di gruppi Facebook legati al mondo dell’agricoltura, suddivisi per filiera. L’intento era quello di creare delle ‘piazze virtuali’, per facilitare lo scambio di informazioni e l’incontro di gente della stessa regione che operano nello stesso settore. Mentre infatti un tempo questi scambi avvenivano nelle piazze, oggi questo tipo di contatto si è un po’ perso. Oggi oltre 60mila persone fanno parte di questa rete.

Adopt Me è nata a gennaio, grazie a un finanziamento di un bando PIN della regione Puglia, che ci ha dato la possibilità di dare vita a questo progetto innovativo. Siamo due fondatori, Antonio Vaccariello e Lucia Delvecchio, entrambi figli di agricoltori. Io mi occupo dei rapporti con l’esterno (produttori e clienti), mentre Lucia cura la comunicazione. Con Adopt me abbiamo voluto dare vita a un’azienda che aiutasse gli agricoltori della nostra regione (ma non solo), attraverso l’adozione di alberi da ulivo, direttamente dal produttore al consumaAmtore.»

AdoptMe-LOGO-piccolo

Come funziona Adopt Me?

«I produttori potranno partecipare pagando una quota, possono poi inserire i loro alberi nel portale, mentre noi creiamo loro il profilo aziendale, che include anche delle interviste agli stessi produttori. Adottare un ulivo significa essere partecipi del suo ciclo produttivo, ricevendo informazioni su fasi decisive come il giorno della potatura o quello della fioritura. I consumatori si vedranno infine recapitare a casa l’olio frutto di quell’albero.

Esistono inoltre diverse tipologie di albero, che in base alla grandezza e all’età possono produrre un certo quantitativo di olio (ad esempio un albero giovane può produrre in media 5 litri, mentre un albero secolare fino a 20 litri). 

Con questo sistema noi vogliamo aiutare i produttori a produrre. Il loro lavoro è infatti molto incerto sia a causa del clima, ma anche per fattori economici: troppo spesso accade che i produttori vengano sfruttati e sottopagati. Grazie a questo sistema si sceglie di valorizzare il prodotto e l’agricoltore viene ripagato del suo lavoro e del proprio sudore.»

Chi è il vostro target?

«Adopt Me si rivolge sia a un consumatore attento, sia al mondo della ristorazione. Abbiamo infatti iniziato a censire tutta una rete di attività legate al settore (B&B, ristoranti, agriturismi…) che troveranno posto in una sezione del nostro portale, e che al proprio interno esibiranno il logo del progetto che attesta l’adozione di uno o più alberi da un produttore. Abbiamo inoltre previsto delle visite in azienda, che possano permettere al consumatore di conoscere il proprio albero e fare un’esperienza partecipativa, come la raccolta delle olive

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Dove vi possiamo trovare?

«Abbiamo appena lanciato il sito web, che trovate qui. Tra alcuni mesi vogliamo lanciare l’app, che renderà l’esperienza dell’adozione dell’albero più ‘smart’, seguendo i vari passaggi e che permetterà anche di accedere a tutta quella rete di ristoranti e strutture affiliate.»

Domanda finale: Cosa significa essere imprenditori giovani oggi in campo agricolo?

«C’è tanta voglia di fare, eppure è un settore molto standardizzato, dove si fanno sempre le stesse cose. Creare innovazione è qualcosa di straordinario, ma le persone più anziane difficilmente lo capiscono: mettere in discussione un sistema consolidato costituisce per loro una sorta di ‘schiaffo morale’. Eppure, quando capiscono che questo serve a vendere e valorizzare il loro prodotto, è una cosa bellissima!  In questo progetto io e la mia socia possiamo contare di un team di altri giovani come noi che ci aiutano a gestire questa nuova sfida. È molto bello, perché c’è entusiasmo e piacere in quello che facciamo.»

Elena Galleani d’Agliano

© Credit immagini: link + Kamil Szumotalski su Unsplash

The Great Green Wall: un muro di piante e alberi per combattere la desertificazione in Africa

Si parla spesso di muri. Muri eretti per bloccare l’avanzata di qualcuno o qualcosa, solitamente intesi come alte e austere costruzioni di cemento e filo spinato: ma oggi vogliamo parlare di un muro differente

The Great Green Wall, ovvero La Grande Muraglia Verde, è un muro attualmente in costruzione e che una volta finalizzato si dispiegherà tra il Nord Africa, il Sahel e il Corno d’Africa per 8.000 km con una larghezza di 15 km. La particolarità di questo muro è che è composto da piante – come ad esempio le acacie, alberi resistenti alla siccità poiché le loro radici conservano l’acqua sotto il suolo – ed è stato ideato per bloccare l’avanzata della desertificazione che mette in grave rischio il futuro delle popolazioni locali. 

Già negli Anni Cinquanta si parlava di costruire una ‘barriera verde’ per contenere il deserto, tuttavia l’idea è stata approvata solo nel 2005 dalla Conferenza dei capi di Stato e di Governo della Comunità degli stati del Sahel e del Sahara. Il programma della Great Green Wall for the Sahara and Sahel Initiative coinvolge oltre 20 paesi della regione sahelo-sahariana. Monique Barbut, segretario esecutivo della Convenzione contro la desertificazione (UNCCD), ha dichiarato: «Il Great Green Wall si preannuncia veramente rivoluzionario, portando un futuro migliore ai giovani che vivono nelle comunità rurali in Africa e dando la possibilità di portare a nuova vita intere comunità. Può unire i giovani intorno a un’ambizione comune ed epocale: ‘Costruire una Meraviglia del Mondo del XXI Secolo’, attraverso i confini e attraverso tutta l’Africa». 

La costruzione di questa Muraglia Verde non significa solo coltivare alberi e piante ma è un’iniziativa con un forte impatto sulla vita di milioni di persone del Sahel per le quali è aumentata la sicurezza alimentare, sono stati creati posti di lavoro, è migliorata la salute e più in generale c’è una maggiore stabilità di vita.

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Dedicato a questa ambiziosa iniziativa è il docu-film presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia 2019. Un viaggio di 90 minuti attraverso gli occhi della cantante e attivista maliana Inna Modja la quale attraversa diversi paesi africani e incontra alcune tra le persone più colpite dai cambiamenti climatici, mostrando le sfide che la Grande Muraglia Verde vuole affrontare: desertificazione, siccità, scarsità di risorse, conflitti, migrazione e radicalizzazione.

Concludiamo con la frase di Dlamini Zuma, presidente della Commissione dell’Unione africana dal 2012 al 2017: «Ci sono molte meraviglie nel mondo, ma il Great Green Wall sarà speciale e tutti possono diventare parte della sua storia. Insieme, possiamo cambiare il futuro delle comunità africane in Sahel».

Aloisia Morra

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L’A1 diventa green: l’autostrada più lunga d’Italia si rinnova

Il Polo Positivo vuole celebrare oggi un progetto 100% Made in Italy: la creazione di una fascia alberata lunga 11 km parallela al tratto dell’Autostrada del Sole che attraversa il comune di Parma. Si tratta di una vera e propria barriera vegetale contro le polveri sottili a protezione dell’ambiente, che porterà il nome di Parma Km Verde. 

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Per formalizzare l’obiettivo green, è stato firmato il 14 ottobre un protocollo di intesa e di avvio lavori tra il Comune di Parma, l’Associazione Parma, io ci sto! (promotrice della proposta), la Confederazione Italiana Agricoltori, Confagricoltura, Coldiretti e Parchi del Ducato. Con la firma del progetto si è data una spinta concreta ai lavori, la Regione Emilia Romagna ha già determinato 200mila euro di compartecipazione finanziaria. 

Alla base del progetto vi è una sfida ambientale contro i mezzi che transitano sull’A1 – la più lunga autostrada italiana in esercizio – incidendo sulla qualità dell’aria e sulla quotidianità di chi vi abita vicino. 

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Le piante concorreranno alla depurazione dell’aria e avranno anche un valore simbolico e paesaggistico per determinare l’identità di Parma e del suo sistema territoriale. Come si legge nel protocollo, ‘Tutti perseguono un unico obiettivo: mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, ridurre l’impatto sulla qualità dell’aria e attutire il rumore dell’autostrada e dell’alta velocità’.

Si tratta di una delle proposte più incisive del dossier per la candidatura di Parma come Capitale verde europea 2022: siamo pronti a vederne gli sviluppi!

Giulia Verrini

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Veder cader le foglie

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

soprattutto le foglie dei viali 

soprattutto se sono ippocastani 

soprattutto se passano bimbi 

soprattutto se il cielo è sereno 

soprattutto se ho avuto, quel giorno, 

una buona notizia 

soprattutto se il cuore, quel giorno, 

non mi fa male 

soprattutto se credo, quel giorno, 

che quella che amo mi ami 

soprattutto se quel giorno 

mi sento d’accordo 

con gli uomini e con me stesso. 

Veder cadere le foglie mi lacera dentro 

Soprattutto le foglie dei viali 

Dei viali d’ippocastano.

Nazim Hikmet

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