Progetto Melting Pot Europa: di migrazioni e diritti di cittadinanza

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Nell’epoca delle grandi polarizzazioni e delle opinioni gridate a squarciagola nel tentativo di smuovere elettori sfiduciati, quello migratorio è uno dei temi più dibattuti e divisivi. In un contesto non troppo diverso da quello attuale germoglia, 25 anni fa, Melting Pot Europa, un progetto di informazione indipendente «frutto dell’impegno collettivo di associazioni, esperti, avvocati, docenti, attivisti, giornalisti, fotografi, videografi». Nato nel 1996 come sportello radiofonico multilingue, si è evoluto digitalizzandosi e diventando, nel 2003, un sito online. «Con l’evoluzione dei mezzi tecnologici e con la necessità di aumentare l’informazione ma anche differenziare, si è pensato di lavorare su uno strumento innovativo […] e quindi di proseguire con un altro format» ci racconta Stefano Bleggi, l’attuale coordinatore del progetto. 

Ad oggi, sono due le aree tematiche in cui si struttura il sito: la sezione Sans-papiers da una parte, Diritti di cittadinanza dall’altra. Due macro-categorie rispondenti a due specifici obiettivi: rendere Melting Pot il punto di riferimento per chi cerca informazioni legali in fatto di migrazioni, nel primo caso; delegare alla piattaforma il compito di disseminare approfondimenti e spunti di riflessione, nel secondo. «Le schede pratiche e il materiale che può risultare utile nel complicato iter burocratico che una persona migrante o un cittadino straniero si ritrova ad affrontare, non è utile solo per il professionista (avvocato, operatore legale), ma anche a moltissime persone che si confrontano con la burocrazia italiana: dai cittadini stranieri […] alle tante forme della solidarietà che in questi anni hanno preso piede in modo capillare in tutto il territorio nazionale». Al tentativo di rendere il sito un convoglio di informazioni chiare in fatto di burocrazia e iter legali, si affianca quello di farne uno spazio di discussione aperta e condivisa. Stefano ci parla della «necessità di continuare a promuovere uno sguardo critico, quindi non soffermarsi solo sul dato della cronaca, ma provare a scavare e fornire quelle chiavi di lettura che permettono la promozione di campagne sociali e politiche». 

Sono 25 anni che il progetto rivendica il diritto alla libertà di movimento, promuovendo campagne di mobilitazione collettiva. Ad oggi, la necessità di una piattaforma di divulgazione come Melting Pot è iscritta non solo nella pochezza di informazioni (da un punto di vista sia quantitativo sia qualitativo) ma anche nel razzismo sistematico che ancora impera. Non è un mistero che delle tematiche migratorie in Italia generalmente se ne sappia poco e ‘male’. L’estesa apatia politica, combinata alla disinformazione e all’estrema politicizzazione della questione, ha reso quello migratorio un tema spinoso e dal quale spesso e volentieri ci si tiene alla larga. 

Dal punto di vista quantitativo «Melting Pot è una community molto ampia, […] una piattaforma aperta che si nutre dei contenuti di tanti e di tante». Un bacino che aggrega informazioni provenienti da diversi canali, condensandole in articoli fruibili gratuitamente e tradotti in più lingue. «Rimaniamo una piccola esperienza, ma inseriti in una rete molto più ampia». L’autofinanziamento rimane l’unico modo «per continuare a garantire un’informazione completa, libera e indipendente […]. Essere fuori dal partitismo per noi è importante, mantiene un punto di vista libero e autonomo e [ci stimola a] innovarci continuamente». 

Tra le realtà cooperanti, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) riveste un ruolo di primo piano: molti gli/le associati/e che collaborano con Melting Pot nel farsi «megafono delle persone segnate da processi di razzializzazione che chiedono giustizia».
Parlando di xenofobia e politiche migratorie, Stefano osserva: «il fatto che ci sia ancora bisogno di uno strumento come Melting Pot fa capire quanto questa dimensione strutturale del razzismo sia ormai insopportabile». Dalla volontà di supportare con un linguaggio facilmente accessibile chi voglia venire a patti con la burocrazia italiana, e di dotare chi ne fosse interessato con strumenti di approfondimento validi e multiformi, nasce sia l’idea del progetto che la sua necessità di ripensarsi. Obiettivo del crowdfunding che chiuderà il 30 aprile: «migliorare la qualità e l’accessibilità, mantenendo però la struttura. Si tratterà di un’evoluzione in continuità, però con tutto quello che è possibile fare oggi con nuove piattaforme».

Gaia Bugamelli

© Credit immagini: Courtesy Melting Pot Europa

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