Lampedusa. Frammenti disordinati di un’esperienza di Memoria e Accoglienza

A Lampedusa si alza sempre il vento. Lambisce i faraglioni a picco sul Mediterraneo, accompagna il lavoro quotidiano dei pescatori e sferza il viso dei turisti in visita.

Nel tempo in cui sono stata sull’isola il vento ha sempre accompagnato le mie giornate, ricordandomi in ogni momento che mi trovavo in un territorio di frontiera, porta d’ingresso d’Europa, terra accogliente per chi sogna spiagge cristalline ma punto di partenza di un viaggio difficile per chi cerca nel continente un rifugio sicuro.

Lampedusa: terra di mezzo, luogo di differenze, di bellezza e sofferenza.

Dal 30 settembre al 3 ottobre 2022 è arrivato a Lampedusa un pezzetto di mondo.

Per primi, lo staff e i settanta volontari del Comitato Tre Ottobre, umani di diversissime età e provenienze, tutti accomunati dalla voglia di spendersi per un’Europa giusta e accogliente. Poi studenti e docenti da 53 scuole italiane ed europee, curiosi, pronti a imparare e riflettere per contribuire a cambiare, nel proprio piccolo, la narrazione comune sulle migrazioni. Infine, attivisti e formatori da numerose agenzie dell’ONU, ONG e associazioni, ogni giorno impegnati sul campo per difendere i diritti fondamentali di migranti e rifugiati.

Sono comparsi, a poco a poco, anche i volti dei sopravvissuti al naufragio del 3 e a quello dell’11 ottobre 2013 e delle famiglie delle vittime. Chi ha perso un fratello e chi è sopravvissuto ai propri figli. Qualcuno tornava a Lampedusa per la prima volta dall’accaduto, nove anni dopo. Incrociare i loro sguardi è un’esperienza potente: significa dare un volto, una storia e un’identità a individui che nella narrazione comune sono ridotti a numeri. 368 persone sono morte il 3 ottobre 2013 a largo dell’Isola dei Conigli. E invece «Quanti sono?»  è ciò che si sente ancora chiedere Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, ogni volta che il Molo Favaloro viene assediato dai giornalisti in seguito a un nuovo sbarco. Ma forse, quanti sono ci dovrebbe importare ben poco.

È di come stanno che dovremmo tutti preoccuparci.

A Lampedusa, chi più chi meno, ci siamo tutti emozionati. È successo mentre ascoltavamo i racconti dei sopravvissuti ai naufragi e di Vito e Costantino, i pescatori che li hanno salvati. Lo abbiamo fatto regalando fiori al mare mentre venivano letti, uno ad uno, i nomi delle vittime. Oppure, ascoltando la voce di Pietro Bartolo, Angela Caponnetto e tutti gli ospiti e i formatori intervenuti a Lampedusa per dare voce a chi non ha voce.

Inutile aggiungere che da Lampedusa ho portato a casa una valigia stracolma e che tutti i volontari con cui ho avuto il privilegio di condividerla l’hanno arricchita immensamente. 

Ma forse, il privilegio più grande è stato semplicemente esserci.

Mi hanno chiesto se consiglierei questa esperienza agli amici: la consiglierei a chiunque sia pronto a cambiare sguardo.

Silvia D’Ambrosio

Per saperne di più sulle attività del Comitato Tre Ottobre e sugli eventi che si svolgono a Lampedusa clicca qui.

© Credit immagini: Courtesy Comitato Tre Ottobre

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