(Ri)scoprire l’Isola di Arturo con il Salone del Libro

Un libro, tante scuole è un progetto realizzato dal Salone internazionale del libro di Torino in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. «L’obiettivo è quello di raggiungere tanti studenti con un unico grande romanzo, per stimolare un confronto sulla comprensione di sé e del proprio tempo attraverso la lettura».  Mentre lo scorso anno l’opera scelta è stata La peste di Albert Camus, questa edizione sarà dedicata interamente all’Isola di Arturo di Elsa Morante.

Il progetto coinvolgerà più di seimila alunni e alunne delle scuole superiori italiane che riceveranno il libro gratuitamente e che saranno stimolati al confronto e alla riflessione intorno al classico scelto con l’aiuto di contributi testuali e audio di autrici e autori contemporanei. Il Salone del libro metterà a disposizione diversi materiali di approfondimento, tra cui un ciclo di appuntamenti in presenza in diverse città d’Italia e sei podcast con la collaborazione di Choramedia. Nelle puntate disponibili su Spotify hanno dato voce alle proprie riflessioni scrittori e scrittrici come: Angela Bubba, Giulia Caminito, Giuliana Zagra, Antonella Lattanzi, Vittorio Lingiardi, Valeria Parrella e Telmo Pievani. 
Seguire i podcast e gli appuntamenti, pur non essendo coinvolti direttamente come studenti, può essere un’occasione per (ri)scoprire uno dei più grandi romanzi della nostra letteratura. 

Perché l’Isola di Arturo è una lettura fondamentale? 

Innanzitutto, perché è un libro che è entrato nella storia: nel 1957 Elsa Morante diviene la prima donna a vincere il Premio Strega. Ed è proprio in un’intervista, rilasciata subito dopo la premiazione, che l’autrice offre una perfetta sintesi del romanzo in quaranta secondi (la trovate qui)

«Ho voluto con questo libro scrivere una storia che assomigli un poco in certe cose a Robinson Crusoe. La storia di un ragazzo che scopre per la prima volta tutte le cose più grandi, più belle e anche le più brutte della vita. Per lui tutto è avventura, è stupore, è bellezza perché vede le cose per la prima volta e non ha nessuna esperienza né del bene né del male. E siccome vive in una delle isole più belle che io abbia mai conosciuto, che è l’isola di Procida, tutto quello che gli cade sotto gli occhi è di una particolare bellezza e quindi a lui la vita appare sotto ad un colore fantastico. Forse per questo qualcuno ha parlato di una fiaba, ma per me il mio libro è uno dei più reali che siano stati scritti». 

Lo sguardo di Arturo è fanciullesco, non distingue tra realtà e immaginazione. Ma la giovinezza, prima o poi, è destinata a terminare e l’arrivo sull’isola della sua nuova matrigna Nunziata farà crollare il mondo edenico che ha costruito intorno a sé. Il percorso di transizione del protagonista avviene seguendo le tappe decisive della vita che riguardano i rapporti con le figure genitoriali, la sessualità e la morte. La prosa della Morante ha la capacità di restituire il ciclo illusione-disillusione al lettore con un’immediata fascinazione, che lo porta a perdersi nel mare cristallino di Procida leggendo le memorie di un paradiso perduto. La bellezza di questo prezioso libro sta nel raccontare il percorso universale di iniziazione al mondo con una grazia e una dolcezza unica nel suo genere, capaci di farci emozionare e immedesimare nella figura di Arturo, pregna di ruvidità, irruenza e tenerezza. 

L’Isola di Arturo è un capolavoro da leggere e rileggere e questa può essere l’occasione giusta per avvicinarsi all’opera con prospettive inedite. 

Paolo di Cera

© Credit immagini: link + link + link + link

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