A Torino si va a tavola con l’accoglienza di Karibu Open

L’idea nasce poco più di due anni fa da un gruppo di amici che si era impegnato nella costruzione di una scuola in Kenya. «Eravamo partiti con il progetto Karibu Ndugu, ‘benvenuto fratello’ in italiano, che aveva come obiettivo aiutare a costruire una scuola in Kenya nella foresta di Aberdare» – raccontano Alice ed Eleonora, membri del direttivo della cooperativa Karibu Open

A metà delle costruzioni sentono l’esigenza di fare qualcosa anche sul territorio torinese. «Il lavoro in Africa si era concluso. Durante gli anni del progetto keniota, per raccogliere fondi, avevamo fatto servizio catering e un po’ di eventi, imparando a cucinare e a gestire grandi numeri di persone. Abbiamo pensato di riproporlo in modo più serio e, in questo modo, offrire lavoro ai migranti, attraverso la competenza acquisita e approfondita con l’aiuto di professionisti». Il progetto è cresciuto piano piano: in un anno e mezzo lo hanno strutturato attraverso un accompagnamento regionale al MIP (Mettersi in proprio, NdR), a febbraio hanno fondato la cooperativa Karibu Open e a dicembre è partita l’attività. 

Karibu significa benvenuto. Il nome richiama i concetti di apertura e di accoglienza. «L’idea è fare integrazione e testimonianza di quello che noi facciamo e fare rete attorno a tutti quelli che sono i soggetti della cooperativa». L’accoglienza si realizza anche attraverso la creazione di ricette che rappresentano l’unione della tradizione culinaria italiana con quella dei paesi di provenienza dei ragazzi

Il nome porta con sé anche il concetto di sostenibilità, altra parola chiave del progetto, da intendersi sotto tutti e tre i suoi aspetti: «ambientale, nella scelta accurata di materie prime di stagione, nella creazione di una lista di fornitori selezionati e nella minimizzazione dell’uso di imballaggi; sociale, nell’inclusione operativa di soggetti in difficoltà e nella sensibilizzazione a una scelta di consumo e alimentazione consapevole; economica, nell’impegno a generare crescita e reddito per i soci lavoratori».

Il loro intento è assumere personale meno formato e creare un percorso che inizi prima dei servizi e si concluda con l’esperienza sul campo ai catering e ai buffet. «Il nostro obiettivo è creare lavoro, avere qualche lavoratore in più, meno formato, che possa imparare sul campo. Nell’ottica di fare inserimento lavorativo e integrazione vorremmo avere il maggior ricircolo di lavoratori, con l’idea che i ragazzi che gravitano attorno a noi possano ricevere una formazione che faccia curriculum e che li porti a un’altra esperienza lavorativa»

«Nasciamo come catering, ma in questo periodo, per iniziare, ci siamo riconvertiti sul delivery». 

La sostenibilità e l’accoglienza possono passare dalle nostre tavole, ogni giorno!

Adele De Pasquale

© Credit immagini: Courtesy Angelica D’Ettorre e Pietro Vuolo

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