Prima o poi ci passerà

Tic. Tac. Tic. Tac.

Il tempo che scorre e la sensazione di non averne mai abbastanza è, soprattutto oggi, al centro dei nostri pensieri.

Come nell’universo distopico in cui è ambientata la riuscitissima serie Watchmen targata HBO dove il mondo vive in un costante stato di emergenza e la polizia è costretta ad utilizzare maschere (mascherine?) per proteggersi da una minaccia che fa dell’inesorabile scorrere del tempo la misura della sua forza.

Solo che, a volte, la realtà, anzi l’attualità, supera l’immaginazione e quando succede, storditi dalla ricerca spasmodica di notizie e informazioni, la musica regala chiavi di lettura al contempo trasversali e personalissime.

In Prima o poi ci passerà di Motta, ad esempio, l’uomo ha paura ‘di scendere di casa da una fune per arrivare a stringerci la mano’.

Come intrappolato riscopre la ‘paura di invecchiare, di perdere i capelli e di dovere stare bene’.

E se le paure ‘fanno il salto’ e, come un virus, passano dai pensieri ai comportamenti di tutti i giorni?

Succede che l’uomo di Motta scopre cosa lo definisce, cosa gli manca veramente -‘Non ridere e non piangere, non stringermi le mani siamo sporchi e siamo umani’– e cosa, invece è apparenza, ‘strade senza un senso e che non portano mai a niente’.

Recluso in casa, conta i secondi al momento in cui potrà tornare a fare ciò che prima dava tanto per scontato. Nel frattempo può imparare a stare bene con sé stesso, costretto a essere isola in un arcipelago iperconnesso, assistendo al mondo che si ferma e ritrovando, in mezzo alle tante difficoltà, umanità. Di quella che fa commuovere da quanto è scontata eppure trascurata. 

Alla ricerca di azioni, fatti, errori, cadute, abbracci, schiaffi e sguardi che per un po’ potrà smettere di condividere appagato dalla voglia di uscire a cercarli di persona.

Ritroviamoci per strada per urlare il nostro nome, con quel poco che rimane fra milioni di persone, finalmente dormiremo, avremo un posto dove stare ma saremo troppo stanchi per poterlo raccontare’.

Prima o poi ci passerà.

Stefano Cavassa

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