Hahnemann e la scoperta del ‘simile’: l’origine dell’omeopatia

In una mattina di aprile del 1783, il medico tedesco Samuel Hahnemann uscì dal suo studio e disse ai pazienti che stavano aspettando la visita: «Andatevene, io non sono in grado di curarvi e non ho intenzione di rubare i vostri soldi». Quella mattina nacque l’idea di un approccio alternativo, differente dalla tradizionale pratica medica, destinato a lunga vita: è l’inizio della medicina omeopatica. La notte precedente il medico aveva immaginato un semplice principio che diventerà la base della disciplina: ‘similia similibus curantur’. Una logica elementare: la malattia si cura con ciò che l’ha provocata. Da quel momento fino al termine della sua vita, Hahnemann dedicherà tutti i suoi studi alla ricerca e all’implementazione delle pratiche, otterrà risultati straordinari e il metodo avrà una diffusione considerevole. Il metodo scientifico e l’approccio innovativo traspaiono in maniera chiara dalla sua più grande opera, Materia Medica Pura, pubblicata nel 1821: 6 volumi in cui sono raccolte le descrizioni di casi di malattie croniche e lievi, con la genesi della cure e dei loro effetti. La ricerca medica di allora partiva dallo studio di patogenesi in soggetti già affetti da malattia, invece Hahnemann analizzò gli effetti di determinate sostanze su pazienti sani per ricercare i rapporti di causalità tra malattia e la sua origine. Un atteggiamento decisamente più vicino a quella che è la scienza medica moderna e di cui forse dobbiamo ringraziare anche Hahnemann.

Oggi ricorre la Giornata mondiale dell’omeopatia, e su questa disciplina esistono opinioni contrastanti: si può discutere se sia utile o meno, se sia efficace o meno, se sia una truffa oppure no, ma tentare di negare ogni possibile apporto costruttivo potrebbe non essere la strada giusta. Senza affermare che tutte le malattie croniche debbano essere curate solamente con sostanze di derivazione naturale o combinazioni tra esse, ci sono comunque aspetti dell’omeopatia da cui forse la medicina tradizionale potrebbe trarre beneficio e ispirazione, come per esempio il rapporto del medico con il paziente: infatti nel colloquio si toccano diversi punti della persona, come l’aspetto psicologico, fisico e alimentare.

L’invito e la speranza è quello di aver suscitato un interesse per approfondire il tema in maniera aperta e costruttiva, poiché ogni contributo per migliorare la nostra salute dovrebbe essere accolto criticamente, e non demonizzato.

Edoardo Sasso

© Credit immagini: Courtesy Edoardo Sasso + link

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.