Sarah Mardini, per mare dalla Siria all’Europa

Sarah Mardini è nata nel 1995 a Damasco. Nel 2015 lei e la sorella Yusra sono fuggite dalla Siria, hanno attraversato il Mediterraneo e sono arrivate in Grecia. In una notte d’agosto, nonostante il cattivo tempo, si sono imbarcate su un gommone con altre diciannove persone. Per il peso eccessivo e la tempesta, il gommone ha iniziato a imbarcare acqua: Sarah e Yusra, entrambe nuotatrici, hanno contribuito a salvare gli altri nuotando e mantenendo a galla la barca fino a raggiungere Lesbo. Il loro sforzo è durato oltre tre ore e trenta minuti.

Le sorelle Mardini hanno ottenuto asilo politico in Germania, Yusra ha gareggiato alle Olimpiadi del 2016 e del 2020 e Sarah, dopo essersi iscritta all’Università di Berlino, ha scelto di tornare a Lesbo per fare volontariato con l’ong Emergency Response Center International (ERCI). «La Grecia per me era una seconda casa dopo la Siria. Adoravo il calore delle persone di Lesbo, lì conoscevo tutti, abitanti e profughi». 

Yusra ha portato la bandiera per la squadra olimpica dei rifugiati a Rio de Janeiro, Sarah invece è diventata uno dei 24 operatori umanitari sotto processo in Grecia, accusati di aver facilitato l’immigrazione illegale verso l’Unione europea. Secondo le autorità elleniche il gruppo di operatori umanitari, con i salvataggi tra il 2016 e il 2018, avrebbe messo in atto una tratta di esseri umani, appartenendo a un gruppo criminale finanziato con denaro illecito dedito a spionaggio e divulgazione di segreti di Stato

«Sono sopravvissuta a una guerra civile e a un viaggio nel Mediterraneo per cercare rifugio in Europa. Ma il trauma che ho vissuto dopo essere stata incriminata per aver aiutato dei richiedenti asilo non lo dimenticherò mai».

Zacharias Kesses, l’avvocato che rappresenta Mardini e Binder, cittadino irlandese esperto in soccorso subacqueo, racconta che dopo il loro arresto la polizia greca ha dichiarato che l’inchiesta riguardava trenta persone che avevano permesso l’ingresso nel paese di migranti senza documenti: « ma le accuse sono senza fondamento. Loro non erano pagati per soccorrere i profughi. Facevano un lavoro umanitario, che non è un crimine».

Mardini e Binder

Dopo la pressione di molti gruppi umanitari, nel dicembre 2018 Mardini e Binder sono stati rilasciati. Ora Sarah si trova a Berlino, dove vive ‘semplicemente’ in quanto Sarah, non come rifugiata, operatrice sanitaria o prigioniera. Sarah non potrà partecipare al prossimo processo, perché le è stato vietato l’ingresso in Grecia. L’attivista di Amnesty International, Giorgios Kosmopoulos, sarà in aula: «Per quanto ci riguarda questo processo non si sarebbe mai dovuto svolgere. In Europa la propaganda contro i richiedenti asilo è cresciuta, ma il lavoro umanitario non dovrebbe comunque essere criminalizzato».

«Là essere una ragazza è dura. Nell’istante in cui nasci perdi tutto. […] Arrivare in Europa mi ha dato speranza e, pur dovendo affrontare questo processo, ho promesso a me stessa che avrei vissuto la mia vita al massimo. […] Ho tanti sogni, amo la moda. Se le accuse contro di me cadranno, voglio seguire quella strada. Ma non smetterò di combattere per le cause in cui credo».
La storia di Sarah e Yusra Mardini ha attirato l’attenzione del produttore Stephen Daldry, lo stesso di The Crown, che si sta occupando di produrre il documentario per Netflix The swimmers, che uscirà quest’anno. «Questa non è solo una storia su me e mia sorella. Parla di un’intera generazione. Rompe gli stereotipi sulle ragazze mediorientali».

Marta Schiavone

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