Harnet Streets: problematizzare il passato coloniale italiano tra le strade della capitale

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Il Progetto Harnet Streets nasce nel 2018 dalle esperienze di Riccardo (educatore) e Elena (antropologa) con migranti minori non accompagnatə in transito a Roma. Col tempo, il team si è ampliato, e include oggi anche Yodit (mediatrice linguistico-culturale) e Giulia (specializzata in storia orale). Nasce così Collettivo Tezeta (in tigrino, ‘memoria, nostalgia’) per promuovere «attività di ricerca e di divulgazione sul tema del colonialismo italiano e del fenomeno migratorio contemporaneo, con un focus sull’Eritrea». 

Dalla sinergica collaborazione di idee e competenze differenti nasce il progetto Harnet Streets: contro-mappe eritree in Roma, al momento localizzato nell’area del Quartiere Africano, una porzione del Quartiere Trieste. Strutturato su più livelli, il collettivo mette al centro l’odonomastica, rivolgendosi in prima misura a persone di origine eritrea, raccogliendone le testimonianze, per discutere insieme dei legami del nostro Paese con quelle terre, e dei lasciti del colonialismo italiano oggi. «Le persone sono invitate a ricordare i propri paesaggi, la propria vita, i racconti e le storie con cui sono cresciute, nonché il proprio viaggio e l’arrivo in Italia». Queste memorie vengono raccolte, archiviate e rimesse in discussione in momenti di esplorazione aperti invece a tutta la cittadinanza, i cosiddetti Trekking UrbAfricani, «in cui si ripercorrono le vie del quartiere africano, accompagnati sia da frammenti audio che arrivano dalla fase di raccolta sia da soste di contestualizzazione storica». Nel progetto, un altro aspetto importante della restituzione, in questa fase non ancora realizzato ma in cantiere per il prossimo futuro, riguarda la collaborazione con le scuole, nella realizzazione di laboratori didattici con l’obiettivo di coinvolgere anche i/le più giovani nella discussione sul tema del colonialismo italiano.

Consolidatasi la narrazione degli ‘italiani brava gente’ «l‘esperienza coloniale italiana occupa, ancora oggi, una posizione molto marginale nel dibattito pubblico». In questa cornice si inseriscono gli sforzi di Collettivo Tezeta volti a decostruire il pensiero e la narrazione dominanti: «Indagare l’odonomastica dei quartieri urbani che abitiamo e riempire di nuovi sguardi questi contenitori narrativi ci consente di sviluppare pratiche della memoria assieme agli uomini e alle donne eritree, le cui testimonianze non sono solo preziose fonti per una storia da rinnovare, ma anche inviti a mettere in discussione la formazione che abbiamo ricevuto». 

Il progetto di per sè è nato parlando con persone eritree, ed è proprio grazie ai loro racconti che ci è possibile oggi costruire una consapevolezza maggiore e plurale del passato coloniale italiano consolidando nuovi punti di vista per il futuro: «Le loro voci, le loro storie, e ció che hanno deciso di condividere con noi e con la cittadinanza, sono le contro-narrazioni del quartiere, che permettono di rileggere l’intreccio tra passato e presente».

Harnet Streets, al plurale, «perché le storie e le strade (Streets) da percorrere sono tante, e ogni narratore/trice ha un’esperienza diversa da raccontare. [Ciò permette] di riflettere sulla pluralitá di voci, senza appiattire ‘i migranti’ a un’unica massa indistinta».

Gaia Bugamelli

© Credit immagini: Courtesy Collettivo Tezeta

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