L’albicocca

Potevo ingurgitare qualsiasi cosa, ma tanto lei se la riprendeva indietro. Lo sentivo lo stomaco che al morso dell’ansia si contorceva e poi piano piano lasciava andare quel nutrimento appena entrato.
C’è stato un periodo in cui salivo sulla bilancia e pesavo sempre meno, neanche a farlo apposta: era quello che negli anni precedenti avevo sempre sperato. Quando quella maglietta nuova mi fasciava troppo la pancia avrei voluto schiacciarla un po’, come se non ci fosse. Quando tutte le mie amiche si mettevano il costume in spiaggia, avrei voluto farlo anche io con la stessa disinvoltura. 
Più salivo su quella bilancia trasparente in via Palermo e più quel numerino diventava piccolo. 

Macinavo i miei chilometri in bicicletta in giro per Padova senza neanche rendermene conto davvero, poi quando la stanchezza della giornata si faceva sentire e mi mettevo a letto era un attimo addormentarsi. Tutta quella fatica mi aveva fatto incontrare quell’ansia strana, che poi avrei soprannominato ‘insonnia al contrario’: il motivo per cui ogni mattina alle cinque e mezza ero in piedi. In piedi si fa per dire, perché dal letto non mi alzavo mai, provando più volte a riaddormentarmi. Le ho provate tutte: non guardare l’ora e far finta che fossero ancora le undici con tutta la notte davanti per dormire, appisolarmi sul divano di Anita con lei vicino a me nell’altra stanza oppure abbassare le tapparelle al massimo, in modo che neanche un filo di luce potesse entrare.
Ma nessuna di queste ha funzionato. Mi svegliavo ed ero stanca, mi sembrava che quell’ansia che prendeva lo stomaco si mangiasse pure il mio riposo. Quella morsa iniziava proprio alle cinque e mezza del mattino e andava avanti per ore, finché non sentiva il suono della sveglia e allora io alzavo le tapparelle e mi preparavo a una tremenda giornata di pioggia. Quell’inverno è passato così, con l’ansia che mi mangiava dentro e con i chili che diventavano sempre meno. 

Fino a che non ho deciso di chiamare Sonia e mi ricordo ancora adesso cosa mi ha spinta a cambiare strada: l’albicocca. Proprio quell’albicocca comprata al supermercato di Piazza della Frutta. Quando tutte avevano il gelato in mano, io me ne stavo lì con la mia albicocca. 

Quell’ansia è continuata ancora per un po’, ha cercato ancora per tanto tempo di riprendersi tutto quello che ci infilavo, ma poi ho deciso che me ne sarei presa cura io. 
Ho deciso io che quel gelato glielo avrei concesso, dopo una giornata tra lezioni e studio intenso. 
E sono sempre stata io a decidere di alzare un po’ la tapparella, così che un po’ di luce potesse entrare. Ed è stata poi quella luce lì a svegliarmi all’ora giusta, all’ora che avevo puntato sulla mia sveglia.

Ho lasciato entrare la luce, il gelato e gli abbracci stretti e sono tornati quei chili, la spensieratezza e il sonno. 

Federica Mangano

© Credit immagini: Courtesy Mishel Mantilla

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