Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare

Giacomo Leopardi

Immagina che.. : Commento di Marta Federico

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L’immaginazione può essere definita come la capacità dell’uomo di andare oltre ciò che si palesa davanti ai suoi occhi, cogliendo l’essenza celata di un’oggettiva realtà; come esplicato da Giacomo Leopardi nello Zibaldone:

«L’anima s’immagina quello che non vede, che quell’albero, quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la sua vita si estendesse da per tutto, perché il reale escluderebbe l’immaginario»

Tramite l’immaginazione l’uomo può scegliere di essere chi o cosa vuole o compiere innumerevoli attività; ad esempio può viaggiare: guardando una cartina geografica può immaginarsi con uno zaino in spalla mentre percorre il cammino di Santiago de Compostela, partendo dai campi di Lavanda della Provenza fino al nord della Spagna; può essere pilota di un aeroplano e sorvolare il Rio delle Amazzoni, scalare la montagna più alta del mondo o nuotare in mezzo ai brillanti e accesi colori della barriera corallina. 

Ma l’immaginazione può spingersi oltre il viaggiare in un luogo geografico: è possibile creare mondi nuovi, viaggiare sul dorso di un drago, cavalcare un cavallo alato, esplorare nuove galassie… Basti pensare all’ideazione di differenti realtà nell’impiego letterario o artistico, tramite libri di fantasia, fantascienza o avventura, senza considerare poi la dimensione del sogno, un’astrazione impossibile da osservare e toccare su un piano materiale.

Numerosi artisti e scrittori, da J. R. R. Tolkien a Licia Troisi, da Isaac Asimov e Philip K. Dick a Wilbur Smith, da Salvador Dalì a Leonora Carrington, hanno messo a disposizione i loro mondi, per dare l’opportunità ad altre persone di poter sviluppare o arricchire la propria immaginazione, evadendo dai problemi e dalle fatiche che la quotidianità costringe ad affrontare giorno per giorno. 

Ma alla fine basta anche un semplice ostacolo naturale, come una siepe, per poter dare spazio alla fantasia, andando a immaginare cosa è presente oltre quell’ostacolo materialmente piccolo. Nella mente del poeta ove nel pensier si finge, si figurano interminati spazi, un totale senso di immersione, un po’ come se si immergesse nelle profondità del mare, metafora della profondità e vastità dei suoi pensieri fino a diventarne naufrago:

«Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: 
e il naufragar m’è dolce in questo mare»

© Credit immagini: Rob Gonsalves – Bridging The Seas With A Boat

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