La finestra di Giacomo

Alice aspetta alla finestra il ritorno del suo papà Filippo, confondendo la sua vita con le vite degli altri. Perdendosi nei gesti quotidiani dei passanti, ritrovandosi nelle chiacchiere scambiate su una panchina e nelle cartellette sgualcite così simili a quelle del suo papà. 

Giacomo non se lo ricorda neanche più perché sta fermo lì. 

Il mondo scorre lì davanti e lui sta fermo. Immobile. Nell’attimo che precede lo sguardo che poi avrebbe trovato Alice, lì davanti a lui.

Giacomo non lo sa neanche più perché ogni mattina si alza, infila le pantofole a quadretti e come un corpo stanco corre verso la tenda stropicciata del salotto.

Sono passati quaranta giorni da quando Elsa non c’è più. Sono passati quaranta giorni da quando Giacomo ha deciso di stare fermo lì. Immobile. Il vento che attraversa le persiane gli scompiglia i capelli. Arruffati e lasciati spettinati apposta. Quaranta giorni che il silenzio scorre tra quelle quattro mura lasciate pitturate a metà.

«Io non ci vivo in una casa con le pareti rosse» gli aveva detto Elsa. Aveva buttato i suoi vestiti dentro la grossa valigia di cuoio dell’ultimo viaggio in Marocco e si era chiusa la porta del monolocale di Via Trieste alle spalle.

Giacomo era rimasto così. Immobile. Fermo. Il pennello tinto ancora di rosso. 

Se Elsa dovesse tornare la vedrò da qui. Terrò il pennello ancora sporco di rosso e daremo l’ultima passata al salotto. La valigia di cuoio la riconoscerò tra i giornali sotto braccio di chi corre al lavoro e tra i guinzagli dei cani che fanno compagnia a padroni sovrastati dalla noia.

Elsa alla fine non è mai tornata. E Giacomo le pareti di rosso le ha pitturate lo stesso. La musica a tutto volume che esce dal giradischi del nonno Primo ha preso il posto del silenzio che scorreva tra quelle quattro mura.

Alla fine Giacomo a quella finestra ci è rimasto per altri trentadue giorni. Poi un giorno si è svegliato, infilandosi sempre le pantofole a quadretti, con gli stessi capelli scompigliati dal vento che attraversa le persiane e con lo stesso corpo stanco che si tirava appresso. Poi un giorno si è svegliato e dall’altra parte della strada ha incrociato lo sguardo di Alice.

I capelli arruffati che le cadevano davanti agli occhi e le lacrime che le rigavano ancora il viso. 

Un giorno questo dolore ti sarà utile, scriveva qualcuno e Giacomo lo sa. 

Giacomo l’ha capito lì.

© Credit immagini: Courtesy Federica Mangano

Federica Mangano

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