In bici verso casa. 1500 km attraverso l’Europa

Vi è mai capitato di scendere le scale della cantina al buio perché si è rotta la lampada? Di poggiare il piede sull’ultimo scalino e pensare di essere arrivati? Avete presente la sensazione di sgomento che si prova facendo il passo successivo nel vuoto verso terra? Chiunque abbia vissuto un momento simile sa che poi ci si ride sopra, pensando alla paura istintiva del vuoto e dell’ignoto provata. Non siamo abituati ad avventurarci nell’ignoto, ci piace avere sempre il controllo della situazione.

Andrea Marcenaro, pochi giorni prima di intraprendere un viaggio di 19 giorni in bicicletta da Amsterdam a Genova, scherzava con gli amici: «Dai che con il problema del Covid, faccio prima a tornare in Italia in bici che in aereo». 26 anni, genovese, laureato in ingegneria civile, lavora da tempo nella capitale olandese dove la mobilità sostenibile è alla base degli spostamenti di tutti i cittadini. Lo scherzo si è trasformato in realtà: così è iniziato il suo viaggio di ritorno verso casa.

«In Olanda è normale spostarsi in bicicletta anche quando si intraprendono lunghi percorsi, la capillarità delle piste ciclabili aiuta. È così anche in altri paesi europei. Infatti, per tornare a casa, ho seguito il percorso Eurocycle 15 lungo il Reno, riuscendo a spostarmi sempre sulla pista ciclabile fino in Italia, che è l’unico paese che ho attraversato sprovvisto di itinerari di questo tipo».

Come ti sei preparato per il viaggio? Come una battuta con gli amici si è trasformata in una vera avventura?

«Prima del 23 maggio, data della mia partenza, non avevo mai passato più di due giorni in bicicletta, ma mi ero sempre spostato in questo modo in città. Ho deciso di partire quando ho scoperto l’esistenza di una rete di servizi di ospitalità dedicata ai ciclisti che fanno viaggi lunghi, come Eurocycle e Warmshower. Mi sono allenato per due settimane, ho comprato una nuova bici e ho iniziato la mia avventura. La mia prima meta era Colonia, là avrei valutato se continuare».

La Green Mobility è molto diffusa nel Nord Europa e apporta importanti benefici in termini di qualità della vita e sostenibilità ambientale. Rispetto ai mezzi tradizionali, ogni chilometro percorso in bicicletta contribuisce a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera e a risparmiare sul carburante. In Italia, però, questa prospettiva fatica a diffondersi. 

«In Italia si ha timore di fare e quando si prova ad agire spesso si ricevono critiche sterili. Una rete capillare di piste ciclabili darebbe a molti la possibilità di sperimentare una nuova mobilità. Siamo sempre legati al ‘Vediamo’ e il timore di fare ci blocca».

Dopo questi 1500km in bici hai in programma altri viaggi?

«Per quest’estate ho già dato, ma ho intenzione di viaggiare ancora molto in bici. Mi piace spostarmi così perché ho la possibilità di andare abbastanza veloce da ammirare tanti paesaggi, ma non così veloce da perdermi i particolari di ciò che vedo».

Ci saranno sempre nuove possibilità di avventurarsi nell’ignoto. Sta a noi la scelta di partire per cambiare un po’ noi stessi o rimanere fermi. Se, però, nessuno si assume il rischio di scendere le scale al buio e poggiare il piede su quell’ultimo scalino, nessuna lampadina illuminerà di nuovo le nostre cantine.

Tommaso Merati

© Credit immagini: Courtesy Andrea Marcenaro