La Verità

Da piccolo avevo un amico immaginario. Non ricordo perché o come. È capitato e poi, a un certo punto, com’è venuto se n’è andato. Ora, ogni tanto, parlo da solo, di solito mentre guido la moto. Credo, semplicemente, sia rimasta la voglia di sentirmi per portare alla luce ciò che ristagna dentro

Come se dirlo ad alta voce mi costringesse ad affrontarne maggiormente le conseguenze. 

Succede un po’ come nella “La Verità” di Brunori Sas.

Mi fermo al semaforo. 

Te ne sei accorto, sì che parti per scalare le montagne e poi ti fermi al primo ristorante e non ci pensi più?

Lascio passare un papà con la sua bambina. 

Te ne sei accorto, sì che tutto questo rischio calcolato toglie il sapore pure al cioccolato e non ti basta più?

Cosa aspetto? 

Da dietro mi suonano per invitarmi a ripartire.

La verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose a cui non credi neanche più.

La verità è che, pur desiderandolo ardentemente, le decisioni non si prendono (quasi) mai con calma. 

Bisogna rischiare per diventare quello che ti pare.

Mi accodo alla macchina ferma davanti a me.

Gli altri rappresentano solo spunti. Talvolta motivazioni. Spesso tentazioni. Quasi mai riferimenti a cui allinearsi senza pensarci troppo. 

@Marco Bertucci sketchart (vedi facebook)

La verità.

La verità è che è normale avere paura. 

La verità è che ancora più normale provare a non pensare e, così facendo, auto sabotarsi.

La verità è che io, la mia moto e Brunori Sas vorremmo tanto sapere come andrà a finire questo viaggio ma non possiamo.

La verità è che ho voglia di parlare ancora perché ogni volta, ogni giorno, sento di fare un km in più verso il prossimo bivio. 

La moto davanti accelera e tira dritto.

Io metto la freccia e svolto. È questo il mio momento di scegliere.

Stefano Cavassa

© Credit immagini: link + link