Porta Palazzo come il Venezuela: con la musica In classe si può!

Il 15 novembre 2022 in via Artom, nel quartiere torinese di Mirafiori Sud un giovane di origini africane è rimasto vittima di una sparatoria. Come di consueto, a simili eventi di cronaca nera segue l’eco di allarme sul problema di insicurezza e di marginalità che colpisce le nostre periferie. Spesso, però, gli interventi che operano una rigenerazione di successo sul lungo termine sono quelli che provengono dal basso e che nascono dall’iniziativa di chi si confronta ogni giorno con le difficoltà e le potenzialità nascoste di alcuni quartieri. 

Orme è un’associazione culturale nata a Torino nel settembre del 2009, che si propone di promuovere una cultura della legalità attraverso l’uso e la produzione di linguaggi artistici, del teatro civile, della musica e della danza

«Orme nasce come braccio armato culturalmente per portare avanti le tematiche di impegno sociale e culturale care alle associazioni Acmos, Libera e Gruppo Abele, di cui fa parte», spiega la presidente Nadia Bertuglia. 

La musica è infatti al centro del progetto di Orme, che la utilizza come strumento di emancipazione e di inclusione. Così, il progetto In classe si può!, tramite l’accesso gratuito allo studio della musica, offre un’opportunità di riscatto sociale agli studenti dell’Istituto Comprensivo Regio Parco, uno dei complessi scolastici più multiculturali di Torino. 

«Abbiamo raccolto il grido di lotta dell’allora dirigente dell’IC Regio Parco Concetta Mascali, che nel 2013 ha invitato le famiglie ad iscriversi alle scuole di quartiere, senza temere l’alta percentuale di immigrati. Per invertire la tendenza e rafforzare il suo messaggio, ha deciso di investire sulla musica per rendere la scuola più inclusiva e anche più bella nel vero senso della parola»

Se Nadia osserva con amarezza che «purtroppo le scuole ghetto rimangono tali e sono ancora pochi gli italiani che si iscrivono», il livello didattico si è però innalzato e oggi sono molti gli alunni che decidono di proseguire gli studi musicali. 

Complice della riuscita del progetto è anche il modello didattico impiegato, che si ispira a El Sistema venezuelano, con cui Nadia è entrata in contatto durante un master e che in Venezuela, sfruttando un approccio totalmente diverso dal metodo europeo, ha contribuito a togliere dalle strade i giovani venezuelani esposti al crimine, alla povertà e alla droga. Ideato da José Antonio Abreu, il modello coinvolge fin da subito nelle orchestre bambini anche di giovanissima età: «Questa cosa mi ha folgorata perché sono sempre stata più un ‘animale da orchestra’ che da solista e ho sempre pensato che la dinamica collettiva sia foriera di atteggiamenti collaborativi», spiega Nadia, che dimostra con un esempio i vantaggi di questa didattica. 

Anche Marta Voghera, che studia al Conservatorio di Torino ed è insegnante di Orme, racconta di bambini che nella musica classica scoprono qualcosa di diverso dalla loro realtà quotidiana. Negli occhi di Marta si legge l’unicità del progetto: «Orme è un bel casino. È più impegnativo dei tirocini in altre scuole ma è più ‘wow’. Per bambini che arrivano da case in cui magari condividono la camera con altre quattro o cinque persone, salire su un palco tutto per loro durante i saggi è un’emozione unica»

Nel 2021, per dare visibilità al progetto, Nadia ha deciso di organizzare dei concerti dal terrazzino della scuola dell’infanzia. 

Per chi volesse scoprire dal vivo che cosa significa Orme, un martedì al mese i bambini si esibiscono in canti e ritmiche davanti al Mercato Centrale di Porta Palazzo. Uno spazio che grazie al progetto MITO per la città è stato uno degli scenari in cui lo scorso settembre la musica si è aperta alle periferie geografiche e sociali di Torino. 

La musica non è qualcosa di decorativo, è qualcosa che parla alla condizione più profonda dell’essere umano e ci dice chi siamo. Il Sistema non è solo un programma artistico, ma il suo contenuto è un’iniziativa sociale più profonda, che ha salvato molte vite e continuerà a salvarle.

J. A. Abreu

Elena Del Col

*courtesy images: Orme Associazione