+ rom -rum: il podcast che decostruisce il razzismo con una risata

Oggi 8 aprile è la Giornata internazionale dei rom: si tratta di una ricorrenza annuale per celebrare la cultura rom ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica, contrastando il fenomeno dell’antiziganismo. Si tratta di un fenomeno tipicamente europeo che consiste in una persistente persecuzione razzista e discriminatoria nei confronti di quest’etnia. Dopo lo sterminio di rom e sinti da parte dei nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale, nacque in Europa un movimento che nel 1971 promosse il primo congresso mondiale rom, nel quale intellettuali e attivisti hanno posto le basi per autodefinirsi come popolo, con un nome e una bandiera. La giornata internazionale fonda le proprie radici proprio su questo fertile terreno.

Purtroppo, l’antiziganismo non appartiene a un lontano passato ma a una dura realtà con cui dobbiamo fare i conti. L’etnia romaní è una minoranza in Europa e in Italia (in cui vivono circa 120-180 mila rom) e nonostante le atrocità subite da questo popolo, ancora oggi sono evidenti le discriminazioni dirette nel quotidiano e quelle strutturali (come nel caso dell’istituzione scolastica o dei campi come luogo di segregazione) che alimentano lo stigma sociale e non aiutano a risolvere il problema. 

Se lo Stato non si prende le proprie responsabilità, tocca alla comunità civile il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica. Rivestono un ruolo significativo in particolar modo i giovani, che attuano dei progetti volti a decostruire le narrazioni xenofobe attraverso la cultura e l’informazione in maniera creativa e accattivante. Un esempio degno di nota è quello di Ivana Nikolic, attivista e ballerina di danze balcaniche, nata in Bosnia ma italiana e rom. Questa sua molteplicità identitaria viene vissuta come una ricchezza culturale maggiore, come uno strumento privilegiato per toccare le corde del prossimo nella maniera più efficace possibile. 

Già nel 2019 Ivana ha diretto la performance Non chiamateci zingare’, uno spettacolo teatrale di forte denuncia sociale, in cui viene messo a nudo il punto di vista di chi ha vissuto sulla propria pelle le diverse forme di emarginazione. Dopo aver riscosso un discreto successo, è stato naturale ricercare altri canali espressivi per proseguire la propria missione.

Nel 2020 il progetto si concretizza nel podcast + rom -rum, l’idea nasce da una riflessione che Ivana stessa spiega nel primo episodio. Il titolo del podcast è il ribaltamento di una scritta razzista che leggeva tutti i giorni alla fermata dell’autobus. Le parole hanno un significato ben preciso che però si perde ripetendole, finiamo per abituarci, si mischiano alla quotidianità, le assimiliamo. L’idea di base è quella di reagire ribaltando gli stereotipi razzisti ma, al contempo, ridendoci su.

Il progetto di Ivana si propone di decostruire la narrazione xenofoba in maniera costruttiva e leggera, ma anche di raccontare la sua minoranza etnica e i propri punti di forza: storia, cultura, l’arte, la memoria e la resistenza. 

Oltre all’ironia, un altro strumento utile è quello di dar voce ad altri attivisti e artisti  rom (e non), con cui Ivana in ogni puntata approfondisce un tema specifico. Gli argomenti trattati sono molteplici: si passa da questioni sociali più ‘toste’ ma necessarie come il problema dei campi in Italia e le persecuzioni rom, fino a curiosità culturali interessanti ed arricchenti come la danza, la moda e la storia romaní. 

La forza di + rom -rum è sicuramente quella di affrontare questioni sensibili con grande ironia, divertendo e divertendosi, implementando anche il mezzo dei reels di Instagram per simulare fastidiose situazioni quotidiane scherzandoci su.

Paolo Di Cera

© Credit immagini: link

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