Una nuova consapevolezza ambientale: Otto Huber

Fin da bambini veniamo bombardati di pubblicità, campagne di sensibilizzazione, filmati educativi che hanno il fine, naturalmente giusto, di darci una percezione negativa sull’inquinamento e sui consumi, introducendoci al riuso, al riciclo e al recupero. Ma dove è nata questa sensibilità verso la natura? Sappiamo bene quanto l’Europa e gli USA siano stati colpevoli della moderna situazione ambientale, ma spesso tendiamo a ignorare anche quanto scienziati e pensatori occidentali abbiano aiutato a creare l’idea, per esempio, della limitatezza delle risorse.

Nel 1972 viene pubblicato ‘I limiti dello sviluppo’, il manifesto ecologista che sposta il baricentro dell’agenda globale dai bisogni economici a quelli ambientali. Un anno dopo, non a caso, il petrolio sembra finire e scatta la cosiddetta Crisi energetica, con un rincaro mai visto sui prezzi dei combustibili fossili. Il motivo? Ancora, le risorse naturali non sono infinite, ci mettono del tempo a rinnovarsi.

Contemporaneamente un giovane botanico altoatesino, Otto Huber, parte alla volta del Venezuela, dopo essersi laureato a Roma e aver ottenuto il suo secondo dottorato a Innsbruck. Otito, come lo chiamano i colleghi sudamericani, nei suoi quarant’anni nei territori tra l’Alto Orinoco scoprirà e classificherà migliaia di specie arboree e sarà capace di un lavoro di cartografia molto importante per studiare il bioma della ‘savana americana’ (questo il nome attribuito a questa particolare area dell’Amazzonia). 

Ma il suo lavoro non si è limitato alla semplice disciplina botanica, ha anche attraversato, forse inconsapevolmente, altre sfere semantiche. Otto Huber è stato infatti partecipe nel processo di sviluppo del neonato Ministero per l’Ambiente venezuelano e ha lavorato con l’UNESCO per la creazione della più grande riserva naturalistica dei tropici

La vita di Otto, insieme a tante altre alla fine del Novecento, ha aperto gli occhi della popolazione mondiale verso la crisi che si stava per affrontare e ora, più che processi tecnologici ottimizzati o lo sviluppo di un’economia circolare, ora ciò che serve è un cambio di mentalità, secondo le parole del premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom: «Ed è proprio qui la tragedia. Ogni uomo è rinchiuso in un sistema che lo costringe ad aumentare il suo gregge senza limiti, non accorgendosi di vivere in un mondo finito».

Francesco Fiori

© Credit immagini: link

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