Chiharu Shiota, un intreccio di ricordi

Chiharu Shiota è nata nel 1972 a Osaka, in Giappone, e ora vive e lavora a Berlino. Allieva di Marina Abramović, ha esposto nei musei di tutto il mondo. E’ conosciuta come l’artista che tesse oggetti in grandi tele, tendendo dei fili nello spazio vuoto e intrecciandovi oggetti raccolti o donati, come vestiti e letti, scarpe e valigie, carta. Shiota dà vita a performance e scenografie e collabora con compositori e coreografi di fama mondiale.

«Io colleziono e raccolgo memorie e ricordi, così quando ricevo lettere, vestiti, chiavi o valigie, posso intuire le storie che le persone hanno vissuto o quelle che stanno vivendo. Le persone non sono fisicamente qui con me, ma avendo i loro oggetti posso avvicinarle, come se potessi costruire un’esistenza assente.»  

Chiharu tesse fili attraverso lo spazio, creando spettacolari installazioni in cui imprigiona oggetti comuni, ormai in disuso, cimeli intrisi di memorie dei loro proprietari, che l’artista utilizza per costruire narrazioni con una potente carica emotiva.

‘Ti lascio le chiavi di…’ significa permettere ad altri di entrare in uno spazio personale, separato dal mondo, nascosto. È un atto di fiducia e di condivisione, è il segnale di volersi raccontare al prossimo, di svelarsi. Da questo pensiero nasce The key in the hand, presentata in occasione della 56a edizione della Biennale di Venezia. Da un groviglio di fili rossi luminosi e intrecciati pendono 50.000 chiavi provenienti da diverse parti del mondo e donate all’artista. Due barche poi sono intrappolate tra i fili: accolgono le chiavi e quindi la storia che ciascuna di esse racchiude, permettendo l’incontro tra le vite personali degli altri.

«Le chiavi appese che io presento e le chiavi dei visitatori sono collegate, e il loro legame è memoria. Essi sono un mezzo e contengono i nostri veri sentimenti. L’opera ci stimola ad andare alla ricerca dei ricordi che vivono in noi.»

Negli ultimi mesi del 2021, a Londra, nella Temperate House dei Kew Gardens, ha avuto luogo il Japan Festival. Il pubblico si è immerso nel lontano Oriente entrando in una delle più grandi serre vittoriane rimaste, che tra l’altro ospita più di diecimila piante provenienti da tutti i continenti. Oltre agli speciali allestimenti che richiamavano il Giappone, fondamentale è stato l’intervento di Chiharu Shiota.

‘One Thousand Springs’ riuniva 5000 haiku, composti dai visitatori e sospesi a diverse altezze della serra grazie a una trama di fili rossi. L’installazione sottolineava l’importanza della condivisione e del dialogo non solo fra gli esseri umani, ma anche e soprattutto fra questi ultimi e la natura. 
«Per ‘One Thousand Springs’ ho scelto di concentrarmi sull’haiku. Molti haiku si basano sull’osservazione della natura. Gli haiku presenti in questa installazione sono stati consegnati da visitatori provenienti da tutto il mondo. La lingua giapponese prende forma da una cultura che ama il mondo naturale. Molte pratiche culturali come l’ikebana, il bonsai e l’hanami si basano sulla contemplazione e sul godimento della natura.»

Marta Schiavone

© Credit immagini: link + link + link

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