Premio Nobel 2021: Maria Ressa, la giornalista filippina che promuove il fact checking e il pluralismo mediatico

Maria Ressa chi? 

58 anni e di nazionalità americana, Maria Ressa nasce a Manila dove nel 2012 fonda, insieme a 3 colleghe, Rappler, giornale che le è valso numerose accuse per le inchieste pubblicate, critiche della corruzione e della violenza esercitata dal governo del Presidente in carica.

Da quando Duterte è salito al potere nel 2016, la giornalista ha subito minacce di morte sui social media, che stigmatizza come mezzi sui quali la disinformazione ha terreno fertile a discapito della fattualità degli avvenimenti. Nel 2018 è stata nominata ‘persona dell’anno’ dal Times, che l’ha definita ‘guardiana della verità’, e quest’anno si è vista assegnare il Premio Nobel per la Pace giustificato dall’ «impegno per la salvaguardia della libertà di espressione». 

Filippine: fake news e cultura dell’impunità

Le Filippine sono uno dei Paesi dove il tasso di circolazione di fake news è tra i più alti al mondo. Nonostante apparentemente il sistema mediatico funzioni su base democratica e i cittadini abbiano accesso a qualunque contenuto in rete, l’informazione circolante nel Paese è controllata da giganti del tech e da 2 compagnie di broadcast che possiedono l’80% del mercato. I cittadini, di fatto ignari delle dinamiche dominanti il panorama mediatico, finiscono col favorire la dominazione ideologica del governo in carica.

Il 97% dei Filippini con una connessione Internet usa Facebook, i cui algoritmi influenzano l’opinione pubblica, e la mancanza di fact checking accurato permette il diffondersi di disinformazione e fake news.

Infine, il giornalismo, quello d’inchiesta soprattutto, vanta una lunga cultura dell’impunità per quanto riguarda la condanna dei numerosi crimini commessi negli anni nei confronti di giornalisti e della ‘criminalizzazione’ della stampa libera.

Rappler

Fondato nel 2012, Rappler ha condannato il governo per aver ideato quella che la giornalista definisce una shark tankper influenzare le elezioni del 2016. Un network, composto di bot e fake account, permise il diffondersi di informazioni false riguardanti Duterte volte a manipolare le elezioni e garantire la presa di potere. Rappler condannò pubblicamente il sistema ideato, ritenendone Duterte il responsabile e criticando la weaponization del Web. 

Negli anni, Rappler ha continuato a essere voce critica del governo, pubblicando inchieste sulla manipolazione della sfera pubblica e sulle esecuzioni extra-giudiziarie comandate dal Presidente nella sua campagna di criminalizzazione di tossicodipendenti e spacciatori. Nella sua instancabile ‘guerra alla droga’, Duterte è responsabile dell’uccisione di diversi civili, nel tentativo di neutralizzare il problema della droga facendo piazza pulita degli attori coinvolti. 

Il giornale è stato perseguitato senza sosta dalla magistratura filippina per le sue inchieste. Nel 2018, il governo Duterte ha provato a farlo chiudere con l’accusa di proprietà straniera (la costituzione filippina sancisce che i mezzi di informazione non possano essere posseduti da compagnie extra-nazionali), con scarso successo. 

Il Nobel 2021

Ressa denuncia come gli attacchi a lei e a Rappler (che ad oggi conta 7 citazioni in giudizio) siano politicamente motivati, e la sua instancabile sete di giustizia le è valsa il più prestigioso premio a livello mondiale per la salvaguardia della pace nel mondo, con la giustificazione del Comitato che «la libertà è pre condizione essenziale per il prosperare della democrazia».

Per penetrare le eco chambers immersi nelle quali ci muoviamo nel cyberspazio, casse di risonanza tagliate su misura dei nostri interessi e della nostra cronologia di ascolto, che spesso chiudono fuori la verità promuovendo la circolazione di fake news, Rappler mira alla costruzione di una community resistente agli attacchi manipolatori dell’opinione pubblica, che impari a distinguere ciò che è vero da ciò che viene venduto come tale, e che lotti per la difesa del giornalismo indipendente, ponendo fine ad anni di cultura dell’impunità.

Gaia Bugamelli

© Credits immagini: link + link

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