Quasi una fantasia

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Esiste un brano, nella storia della musica, che forse meglio di ogni altro riesce a raccontare che cos’è l’amore. Si tratta della Sonata per pianoforte n. 14 di Ludwig van Beethoven o, come scelse di chiamarla lui, Quasi una fantasia.
Siamo a Vienna, nei primi anni dell’Ottocento, e Beethoven inizia a dare lezioni di piano alla giovane contessa Giulietta Guicciardi.

Giulietta Guicciardi

Lei è bellissima, difficilmente un uomo, dopo averla vista, non ne è rimasto rapito, ammaliato.
E anche il maestro, nonostante tutti i suoi sforzi, finisce inevitabilmente per innamorarsene
Ma come potrebbe essere corrisposto? Lui è solo un musicista, molto più vecchio di lei per giunta.

Ludwig van Beethoven

Decide comunque di dichiararle il suo amore e lo fa nell’unico modo che conosce, attraverso la musica
Anni dopo un critico chiamerà quest’opera Sonata al chiaro di luna. Titolo suggestivo, se non fosse che con la luna non ha nulla a che fare. 
Mentre scrive, Beethoven, riceve due notizie che gli cambiano la vita: la prima è che sta diventando sordo, la seconda è Giulietta sta per sposarsi con un altro uomo. 
E allora al diavolo la luna, al diavolo i sogni e il cielo. È forse l’ultima occasione che ha per raccontare al mondo cosa prova per lei.
E al diavolo anche le regole, non può farlo prendendo esempio da qualcosa che qualcun altro ha già fatto in passato. Questo amore è solamento suo, nessuno lo ha mai provato prima. Quasi una fantasia. La realtà che non ha il coraggio di diventare un sogno.
Prende la forma convenzionale della sonata e la stravolge. Non è più allegro-adagio-allegro, ma è adagio-allegro-al diavolo il mondo.

Giulietta e Beethoven

All’inizio è Beethoven che si avvicina incerto a Giulietta, quasi zoppicante, come se avesse paura di sbagliare, di rovinare tutto. 
Poi però l’amore diventa incontenibile, è un impeto travolgente e vuole gridarlo forte. 
E infine arriva il momento in cui si accorge che lei non lo amerà mai. Probabilmente se ne avesse l’occasione distruggerebbe ogni cosa che gli capiti a tiro, e picchia sui tasti di quel pianoforte come se volesse romperli. Sembra che il diavolo si sia impossessato di lui. Ma alla fine, Beethoven capisce che non serve essere ricambiati per fare in modo che il sentimento sia vero. 
Il suo per Giulietta è stato Amore, quello vero, e comunque siano andate le cose, ne è valsa veramente la pena. 

Il risultato è che quello che all’inizio doveva essere un racconto personale, solo ed esclusivamente suo, diventa una storia universale, di tutti gli esseri umani che almeno una volta hanno saputo provare un simile sentimento. 
Non ci credete? Fate partire il brano, chiudete gli occhi e pensate a un amore, uno di quelli veri, reali, va bene anche se non lo avete provato voi. Se siete stati bravi, ora dovreste averlo rivissuto.

Francesco Castiglioni

© Credit immagini: link + link + link + link

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