Mi hanno rubato il prete!

«…prego non so ben dire 
che e per cosa; ma prego:
 prego (e in ciò consiste
-unica!- la mia conquista)
non, come accomoda dire
al mondo, perché Dio esiste:
ma, come uso soffrire
io, perché Dio esista.»

Giorgio Caproni, Lamento (o boria) del preticello deriso
Giorgio Caproni

Non perché esiste, ma perché esista. In una lettera è racchiuso tutto il senso della fede, dell’esistenza dell’essere umano, delle sue speranze, le sue paure, del suo essere mortale al cospetto dell’Infinito. In una lettera è racchiusa la vita di Don Andrea Gallo, il più classico dei preticelli derisi, un uomo che, a differenza di tanti altri, ha conosciuto Dio. E non perché gli sia comparso in sogno o per qualche strana epifania, ma perché lo è andato a cercare. E lo ha trovato, nei quartieri dove il sole non dà i suoi raggi, fra le puttane, i disperati e gli emarginati, e una volta trovato ne ha compreso il significato e ha cercato di far sì che chiunque a quel punto potesse vederlo

Don Gallo a Genova

Andrea nacque a Genova nel 1928, da ragazzo seguì il fratello nella resistenza partigiana, ma fin da piccolo si era mostrato attratto dalla spiritualità di Don Bosco e dal suo amore verso gli ultimi, tanto da decidere di compiere gli studi teologici che lo portarono a essere ordinato sacerdote nel 1959. 

Un anno dopo fu nominato cappellano a bordo della nave scuola Garaventa, dove cercò di introdurre un nuovo percorso educativo basato sul rispetto e la fiducia reciproci, a discapito dei metodi repressivi usati in precedenza. Senza una spiegazione fu sollevato dall’incarico tre anni dopo e allora chiese di entrare nella diocesi genovese, venendo collocato dapprima sull’isola di Capraia e successivamente nel quartiere del Carmine con la carica di vice parroco. Qui rimase fino al 1970 quando fu trasferito per ordine del Cardinale. A causare questa rottura furono soprattutto i metodi poco convenzionali di Don Gallo, che gli attirarono le antipatie da parte di alcuni fedeli e degli altri membri della curia che definirono i suoi metodi «non religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti». 

Qualche mese dopo fu accolto dal Cardinale Rebore all’interno della chiesa di San Benedetto al Porto, dove trovò finalmente un ambiente adatto al suo ideale di fede, tanto da permettergli di dedicarsi completamente ai suoi emarginati e a combattere per la libertà e i diritti dei più deboli. 

Nel quartiere di San Benedetto, insieme a un piccolo gruppo, diede vita all’omonima comunità, che ancora oggi vive e opera negli strati più bassi e dimenticati di Genova

Al suo funerale, nel 2013, più di seimila persone, tra fedeli e non, si riunirono intonando canti di resistenza per salutare un uomo che si era sempre battuto «perché i poveri contino, abbiano la parola». 

Funerali di Don Gallo

«..D’altro non mi chiedete. 
Sono un semplice prete.»

Francesco Castiglioni

© Credit immagini: link + link + link + link + link

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