Alla scoperta dello Spirito del Bosco

Non passa giorno in cui io non voglia tornare a essere un bambino. Rinuncerei volentieri all’indipendenza e alle responsabilità che la vita adulta, in teoria, ti conferisce. Mi manca un po’ tutto: dalla (ormai persa) capacità del vivere nel qui e ora all’avere come unica paura quella di non trovare la cotoletta per cena. Se c’è però una cosa che vorrei assolutamente riavere è la capacità di stupirmi, di lasciarmi entusiasmare facilmente.

Per poco più di un’ora, in un luogo non troppo lontano da Como, ho potuto riacquistare quel  potere.

Salendo da Canzo lungo il sentiero in direzione dei Colli di Canzo, si percorre una mulattiera  e dopo pochi tornanti si raggiunge il Centro di Educazione Ambientale di Prim’Alpe, una struttura ecosostenibile di formazione e vacanza gestita da Legambiente

È proprio da questa struttura, immersa nel verde, che parte il Sentiero dello Spirito del Bosco che porta a Terz’Alpe.

Non avevo compreso bene il motivo del nome. Mi sembrava esageratamente emozionale, quasi scherzoso. Immaginavo fosse un modo come un altro per attirare gli escursionisti e farlo preferire al più diretto e intuitivo percorso per Terz’Alpe. Per i primi 100 metri, disceso verso il ruscello e superato un piccolo ponte, non notavo la differenza dal più normale dei sentieri e mi montava solamente la scocciatura di fare un sali e scendi inutile ai fini dell’arrivo.

È stato proprio mentre ero preso da questi pensieri che ho intravisto la prima statua. Una proboscide d’elefante che spunta da un tronco a terra e piomba nel sentiero. M’avvicino per studiarne le venature, i colpi lasciati dallo scalpello, provo ad allontanarmi e noto che da una certa distanza diventa estremamente difficile riconoscere l’opera immersa nel verde della Natura, come se non volesse essere vista da lontano. Bisogna infatti restare attenti, allontanare i pensieri di tutti giorni che albergano gratuitamente nelle nostre teste e dare importanza a ogni singolo passo, ogni singolo albero o tronco. Per vedere davvero ciò che il Sentiero ha in serbo per noi dobbiamo vivere nel momento e goderci il viaggio.

Draghi, casette, gnomi, maghi e amanti abbracciati sul ramo di albero accompagnano l’escursionista in un percorso magico e avvolgente, adatto per tutte le età.

Il sentiero nasce nel 2008 dall’idea dello scultore Alessandro Cortinovis e all’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura. Le statue sono ricavate da radici, alberi caduti o tronchi intagliati. 

Sono parte integrante dello scenario, non avrebbero senso al di fuori di quel sentiero e allo stesso modo il sentiero non avrebbe senso senza di loro. Nei 30-45 minuti di percorrenza s’innesca nel camminatore il desiderio di scovare tutte le statue, anche quelle più nascoste e meno evidenti. La magia del bosco accompagna i miei passi e dopo una serie di «Eccone un’altra!», «Guarda là sopra», «Anche qui!» sbuco con mia grande sorpresa in un labirinto

Fatto con una staccionata facilmente oltrepassabile, il labirinto si snoda in più vie nelle quali solo una porta all’uscita. Proprio per assecondare lo Spirito, anche fanciullesco, che è scaturito in me da questo sentiero, non mi andava proprio di barare e saltare la staccionata per raggiungere la meta, valeva la pena percorrere tutte le strade possibili fino a trovare quella giusta.

Nella vita reale lasciarsi sorprendere è una debolezza: lo stupore lo si lascia ai bambini e ai matti. Ma immerso in quel verde, circondato da semplici statue di legno mi sono sentito graziato, proprio perché per pochi minuti ho riscoperto la bellezza del sapersi lasciar emozionare. Matto o bambino o entrambi, io so solo che di tempo per essere grandi ne abbiamo abbastanza e che tutti avremmo bisogno di qualche minuto sul Sentiero dello Spirito del Bosco per ricordarci come si fa a essere felici.

Tommaso Merati

© Credit immagini: Courtesy Tommaso Merati

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