Coup 53: cinema e uguaglianza sociale per un mondo più giusto e sostenibile

Un film come matrice di cambiamento, come strumento nella lotta per la giustizia sociale e i diritti umani.

Nasce così il documentario Coup 53, un ‘dipinto ad olio impressionista’ come lo definiscono il fisico e regista iraniano Taghi Amirani e il montatore Walter Murch.

Fondendo storia privata e storia collettiva, il film racconta la partenza della famiglia Amirani dall’Iran verso l’Inghilterra e contemporaneamente seguono le scrupolose indagini del regista per smascherare il coinvolgimento dei servizi segreti britannici e americani, in particolare il ruolo dell’agente della CIA Kermit Roosevelt Jr, nel colpo di stato del 1953 che in Iran ha portato alla caduta del primo ministro eletto democraticamente Mohammad Mosaddegh.

Taghi Amirani e Walter Murch

«Ci ho impiegato veramente tanto tempo prima di sentirmi a mio agio nell’affrontare questo argomento» – ci spiega Taghi Amirani durante una masterclass del Torino Film Festival «È una storia che deve essere raccontata sotto una nuova luce, attraverso materiali che non sono mai stati visti, testimonianze di persone che non sono mai state ascoltate.»

Rapporti confidenziali, nastri di pellicola, trascrizioni di trasmissioni televisive vecchie di decenni, fotografie, libri, articoli. Amirani rincorre i suoi interlocutori lungo lo spazio e il tempo, si sposta appesantito da montagne di carta, sfoglia i documenti, li riordina continuamente, li poggia violentemente sul tavolo. 

Della Storia sentiamo il peso materico. 

«Hitchcock diceva che con un film di finzione il regista è Dio, con un documentario Dio è il regista» – ricorda Walter Murch. Così il dio dei documentari sembra a un certo punto venire incontro ai due, che incappano in una scoperta sorprendente: la trascrizione di un’intervista inedita, andata apparentemente perduta, all’agente delle MI6 Norman Darbyshire, che emerge come il vero e proprio ‘sceneggiatore’ del golpe in Iran.  «Poco per volta» – prosegue Amirani – «Tutta una serie di cose hanno iniziato a fare ‘click’, a trovare il loro posto.»

Sulla base della trascrizione, il documentario ricostruisce l’intervista a Darbyshire facendolo interpretare dall’attore Raplh Fiennes. Inoltre, il film propone sul piano audiovisivo una fusione tra musica iraniana-persiana e occidentale e l’utilizzo della tecnica di animazione del rotoscopio.

«Inizialmente tutti i grandi festival, anche quelli che si dedicano al cinema documentario, ci hanno rifiutato.  Poi il Telluride Film Festival è stato il nostro trampolino di lancio, siamo entrati a Londra, a e Vancouver abbiamo partecipato a tantissimi altri festival ottenendo molte nomination. Alla fine abbiamo deciso di autodistribuirci e siamo riusciti a entrare nel cinema digitale di distribuzione. È stato il nostro film dall’inizio alla fine. Abbiamo fatto tutto con grande fiducia, passione e impegno

Dalle parole di Amirani e Murch sono emersi da un lato i problemi di produzione, distribuzione e censura, dall’altro l’importanza del loro lavoro per far conoscere al mondo una pagina ignota della storia recente del Medio Oriente, per dare al popolo iraniano stesso dettagli che erano stati occultati e nuovi punti di vista sulla loro storia.

Attraverso un film, costruito come un thriller investigativo e coinvolgente, viene fatta luce su un colpo di stato, fortemente sostenuto da Regno Unito e Stati Uniti, di cui l’Iran paga ancora le conseguenze.

Un documentario difficile e rischioso da realizzare, ma in grado di sollevare azioni legali e spingere il pubblico verso una maggior responsabilità sociale.

Coup 53 sarà online molto presto. Ci sarà una prima digitale e proiezioni in presenza quando sarà possibile.

Elisa Lacicerchia

© Credit immagini: link

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