Brigata Brighella: creare comunità ripensando il modo di fare teatro nell’era del Covid-19

Gioia. Colori. Creare spazi di appropriazione collettiva, restituendo la voglia di socialità a chi è stato a lungo chiuso in casa. La Brigata Brighella, nata durante il lockdown in ausilio agli interventi delle brigate volontarie coordinate da Emergency, deve il suo nome all’insolente maschera dell’arte lombarda Brighelà. Un progetto nato «dalla necessità di tornare a fare teatro dal vivo» esordisce Luigi, 24 anni, una delle simpatiche salopette blu che da qualche mese a questa parte distribuisce ‘fiabe d’emergenza’ nei cortili delle case popolari a Milano. Unendosi ai giovani volontari che recapitavano beni di prima necessità alle persone in difficoltà, «noi siamo intervenuti portando un po’ di magia, un po’ di allegria, rendendo più gioiose queste distribuzioni alimentari» racconta.

Grafica di Nicholas Turba

L’iniziativa è nata per assecondare il bisogno di un gruppo di attori di tornare a performare dal vivo, dopo settimane di reclusione a causa del Covid-19. Il suo stesso format, un susseguirsi di monologhi – per permettere agli attori di recitare senza mascherina – per un totale di una quarantina di minuti, è nato per far fronte agli ostacoli imposti dalla pandemia. «La Brighella inizialmente è stata pensata per mantenere il distanziamento, con la gente che si affacciava dalle finestre e guardava giù in cortile, perchè era chiusa in casa. Poi, quando il lockdown è finito, la gente ha iniziato a scendere e si sedeva in cortile».

«Siamo partiti prendendo ispirazione dalle fiabe italiane raccolte da Calvino e abbiamo riscritto delle nuove fiabe», che ogni attore ha reinterpretato assecondando la propria sensibilità artistica. Si è trattato di ricontestualizzare un patrimonio arcano della tradizione italiana, adattandolo all’universo contemporaneo. Destituendo queste narrazioni di prìncipi e regine, la Brigata Brighella ha riportato in vita questi personaggi dotandoli di contorni più familiari. Ecco che, allora, «nelle nostre fiabe non ci sono principesse e regine, ma bariste, commesse, cassiere; e i regni sono diventati città».

«È interessante notare come l’evoluzione della storia teatrale sia sempre avvenuta in risposta a imposizioni, decreti, per superare ostacoli che si incontravano», commenta Luigi dall’altro lato della webcam. Come i mimi, nati in un regime monarchico che, nel tentativo di boicottare la satira, aveva vietato agli attori di parlare, così oggi questo gruppo di giovani attori rivisita la performance teatrale e il suo format, nel tentativo di renderlo compatibile con le attuali restrizioni imposte alle arti dello spettacolo.

Nell’abbandonare la sua forma convenzionale di rappresentazione dal vivo, il teatro della Brigata non si è però discostato dalla tradizione per quanto riguarda il riconfermarsi della sua funzione sociale. «Creare comunità all’interno delle case popolari», questo l’obiettivo di Brigata Brighella. 

Gaia Bugamelli

© Credit immagini: Courtesy Nicholas Turba, Luca Rigon, Anna Minor + link

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