Contro la speculazione immobiliare: la risposta delle capitali europee

Negli ultimi anni, l’aumento progressivo dei prezzi degli affitti ha scatenato malumore e frustrazione tra famiglie e studenti universitari. La crescita esponenziale di Airbnb e di piattaforme simili ha ridotto considerevolmente l’offerta immobiliare di lungo termine: di questo passo, si minaccia l’identità dei quartieri e lo scambio culturale tra i giovani europei nelle grandi città.

A Berlino sono state prese alcune misure per arginare questa piaga, ma anche Parigi – in occasione delle prossime elezioni municipali – ha riacceso il dibattito attorno a questo tema. Roma è invece in una fase di stallo.

Berlino blocca gli affitti: per cinque anni fissata una soglia massima in virtù dell’uguaglianza

Berlino pone temporaneamente fine alla irreversibile ‘febbre degli affitti’ che da anni infestava i quartieri della città.

L’amministrazione della capitale tedesca – formata dalla coalizione di governo rosso-verde – ha approvato un disegno di legge che impone il blocco retroattivo degli affitti per tutti gli edifici costruiti prima del 2014.

Come si legge nel quotidiano online Il Mitte, la legge porta con sé diverse implicazioni.

Se da un lato comporta un grande beneficio per i consumatori, riducendo le spese d’affitto fino a un massimo di 9,80 euro per metro quadro, dall’altro impone ai proprietari degli edifici regolamentazioni più ferree, debellando i rialzi unilaterali.

L’intuizione dell’amministrazione berlinese lancia da sinistra un segnale forte: vivere a Berlino non è e non sarà più un privilegio di pochi. Una capitale, quindi, aperta a tutti.

«Con il blocco degli affitti la coalizione rosso-rosso-verde sta dando un chiaro segnale di stop» – spiega Harald Wolf, esponente del partito di sinistra Die Linke – «Gli appartamenti non devono essere strumenti per la massimizzazione del profitto».

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Parigi al bivio: l’occasione delle elezioni municipali per invertire la rotta

In vista delle elezioni municipali del 15 e 22 marzo, il quotidiano parigino Le Parisien fa il punto sulla situazione immobiliare. Nell’edizione del 14 febbraio, su invito dei parigini, il giornale riaccende il dibattito sulla limitazione della piattaforma Airbnb.  

«Da molti anni» – si legge – «il municipio di Parigi ha optato per un ridimensionamento degli edifici impiegati per uso turistico. E se delle misure sono state prese, molti stimano che oggi sia indispensabile spingersi oltre, sanzionando più duramente gli abusi (della speculazione immobiliare) […]»

I candidati in lizza per il municipio di Parigi a questo proposito si esprimono diversamente. Se per la sindaca uscente Anne Hidalgo (Partito Socialista) è necessario intervenire coinvolgendo i cittadini attraverso un referendum locale, il rivale Benjamin Griveaux (République En Marche) non intende modificare le regole attuali quanto piuttosto adoperarsi con più tenacia per farle rispettare.

I candidati in ogni caso devono affrontare un ostacolo fondamentale riguardo alla definizione degli alloggi turistici: la competenza in materia è puramente nazionale. È per questo motivo che l’amministrazione uscente propone un referendum locale. «L’idea è di pesare di più nel dibattito con il voto dei parigini» conferma Ian Brossat, esponente del Partito comunista e membro dell’attuale amministrazione della città.

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A Roma, Airbnb ha consolidato le disuguaglianze 

Il giornalista Christian Raimo analizza la speculazione immobiliare della capitale italiana in un pezzo del 23 gennaio pubblicato sul settimanale Internazionale. Il risultato della proliferazione incondizionata di Airbnb è la ‘distruzione della comunità’. «La sfera privata divora quella pubblica. L’imprevedibilità, il conflitto, che sono l’anima della vita urbana sono cancellate. E al tempo stesso si scrivono nuove norme di fatto che regolano l’uso della città, esautorando l’amministrazione pubblica del loro governo».

Raimo argomenta la sua tesi riproponendo il saggio Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale: questo lavoro dedica due capitoli alla capitale italiana. «A Roma il numero di alloggi su Airbnb ha toccato quota 29.436. Di questi oltre la metà sono interi appartamenti: si tratta di quasi 19 mila case sottratte al mercato ordinario degli affitti».

La città divorata dagli interessi personali non è che una delle due facce della medaglia. In opposizione a questo modello c’è una città «sociale, resistente, informale, partecipata», che riqualifica edifici in stato di abbandono attraverso l’occupazione e l’organizzazione di iniziative culturali e sociali.

La risposta, per porre fine a questa stasi tra due mondi, non può che essere politica. Altrimenti, il rischio – conclude Raimo – è quello di «arrendersi alla città anomica, senza regole né senso comunitario».

Pietro Battaglini

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