Aspettando la pulizia della spiaggia… vi presentiamo Greenpeace

La seconda realtà che vi presentiamo, presente al beach clean-up del 12 maggio a Genova, è Greenpeace, nata nel 1971 quando i fondatori partirono su un vecchio peschereccio per denunciare i test nucleari effettuati dagli americani ad Amchitka, in Alaska. Da questo si è sviluppata un’organizzazione non governativa a capo di una rete di ventisette organizzazioni indipendenti regionali e nazionali che hanno lo scopo di denunciare e lottare in maniera nonviolenta contro i problemi ambientali, promuovendo alternative per un futuro di pace e più green. Come si legge sul sito italiano, per Greenpeace la soluzione è radicata nel coraggio, nell’ottimismo e nella creatività. Nessuno cambierà il mondo al posto nostro, per questo dobbiamo iniziare a farlo oggi stesso.

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1) Perché partecipate a questo evento e cosa significa per voi?

«La nostra partecipazione all’evento va oltre la semplice attività di ‘pulizia spiaggia’: vogliamo cogliere questa occasione per sensibilizzare i partecipanti e denunciare al contempo i danni provocati dall’attuale sistema di consumo di prodotti usa-e-getta in plastica. Le grandi aziende produttrici – come come Nestlè, Unilever, Coca-Cola, Pepsi, Ferrero, San Benedetto, Colgate, Danone, Johnson & Johnson e Mars – immettono sul mercato quantità gigantesche di prodotti usa-e-getta in plastica, prodotti che restano nella nostra vita per pochi minuti, ma possono restare per secoli nei nostri mari o nell’ambiente. Serve a poco pulire una spiaggia, se a cambiare non saranno le regole stesse di produzione dei ‘rifiuti’ che andremo a rimuovere: vogliamo contribuire a denunciare un problema per cercare di risolverlo alla radice. Esiste infatti la possibilità di gestire il ciclo di vita dei prodotti in commercio in maniera differente: a partire dai materiali utilizzati, dai sistemi di vuoto a rendere, dai sistemi di deposito su cauzione, dalla riduzione e riprogettazione del packagingSul sito è possibile visionare il materiale legato alla nostra ‘campagna plastica’ e chiedere alle aziende di impegnarsi verso sistemi di produzioni più sostenibili».

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2) Avete già fatto altri eventi di questo tipo? Se sì, quali? Se no, che tipo di eventi fate di solito?

«Sì, abbiamo fatto diversi eventi di pulizia spiaggia in passato, così come di sensibilizzazione sul problema della plastica. Nel corso del 2019 abbiamo co-organizzato insieme ad altre associazioni una pulizia di spiaggia alla Foce che ha dato risultati significativi in termini di rifiuti rimossi, mentre nel 2018 abbiamo pulito diverse volte la spiaggia di Genova Voltri effettuando anche un brand audit, ovvero un’indagine più approfondita sul tipo di rifiuti rimossi e su quali fossero le aziende di produzione.
Di solito, come volontari, sosteniamo sul territorio le campagne di Greenpeace su temi importanti quali Energia e Clima, Foreste, Mari, Inquinamento, Trasporti. Il volontariato è un modo diretto per mettersi a protezione della natura e del nostro pianeta, che non ha una ‘voce’ per difendersi da solo, purtroppo».

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3) Quali obiettivi/progetti ambientali avete a breve-medio termine?

«Rispetto alla ‘campagna plastica’, come volontari del gruppo locale genovese di Greenpeace, vorremmo continuare a sensibilizzare sempre più le persone e soprattutto i decisori sui problemi legati all’uso sconsiderato della plastica. Di per sé, la plastica è un materiale che alla sua invenzione è stato considerato ‘rivoluzionario’ proprio per la sua capacità di preservarsi nel tempo, ed è anche per questo che un utilizzo usa-e-getta di questo materiale è un uso distorto delle proprietà di questo materiale. Continueremo quindi a chiedere alle persone di firmare la nostra petizione per chiedere ai grandi produttori di adottare sistemi di produzione maggiormente sostenibili e agli enti- pubblici o privati – di abbracciare la filosofia plastic-free per una maggiore sostenibilità ambientale».

Carolina S.

© Credit immagini: link + link + link + link

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