Non so come raccontare il mio cammino di Santiago. Ci sarebbero infatti moltissime cose da dire e allo stesso tempo nessuna. Credo che non sia facile parlare di un’esperienza spirituale perché essa, per definizione, trascende. Ci si può avvicinare, intuire, esaltare, temere, ma mai possiamo ridurla completamente all’interno di un paradigma.

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Il cammino di Santiago, per come l’ho vissuto io e per come lo hanno vissuto i miei compagni di viaggio più vicini, è stato attraversato in ogni momento dall’esperienza del trascendente, dal riconoscersi come parte di un tutto. Questo non significa che abbiamo passato il tempo pregando, ma che la preghiera era nel nostro tempo. Ogni cosa. Le risate al bar, i bagni nell’oceano ghiacciato, le notti insonni nelle camerate, il silenzio, il ritmo dei passi, la ricerca della prossima freccia, gli incontri, l’amore. Ogni cosa si arricchisce di un senso. È come se i nostri occhi poco alla volta si dotassero di uno strano filtro e tutto quello che vediamo è lì perché è necessario vederlo.

Si ritorna a commuoversi di fronte alle meraviglie della natura. Si ritorna ad ascoltare, ad aprirsi, ad esserci per l’altro, un altro che non sai chi sia, ma chiunque sia, è pur sempre un tuo compagno di viaggio. Si ritorna ad impegnarsi per una missione che non si comprende fino in fondo, ma ci si vuole credere. Si ritorna ad apprezzare la gioia della piccole cose. Si ritorna a stare, a stare nel nostro silenzio, con noi stessi.

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Ho cominciato senza sapere cosa scrivere e ora non mi fermerei più. C’è però qualcosa di molto importante con cui vorrei concludere. Spesso cerchiamo fuori la soluzione ai nostri problemi. Ci avventuriamo in imprese gloriose e quando ritorniamo a casa dimentichiamo tutto e ci rendiamo conto di essere rimasti allo stesso identico punto. È vero, è più difficile, però è proprio qui, nella nostra vita di tutti i giorni che dobbiamo impegnarci ad essere il cambiamento, perché possiamo essere felici dei doni che abbiamo ricevuto, solamente se ci sentiamo responsabili del loro messaggio.

 

Giuseppe L.

© Credit immagini: Rocio, Eugenia e Giuseppe       

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