Tra storia e mistero al numero 5 di rue de la Huchette

L’anno è appena iniziato e il nuovo è sempre carico di aspettative che lo pervadono, di propositi che lo sovrastano, di sogni che lo trascendono.

Ora fermati,  ovunque tu sia, e, con coraggio, tuffati dentro questa nube di indeterminatezza e di mistero che circonda il nuovo anno.

Come d’incanto, ti ritrovi al numero 5 di rue de la Huchette, una via di Parigi. Un’insegna luminosa rosso scarlatto attira la tua attenzione e leggi: “Caveu de la Huchette”. Il tuo sguardo è ipnotizzato e una forza attrattiva, quasi sovrumana, ti conduce verso quel luogo. 

All’ingresso un uomo senza volto ti indica una scalinata. Esiti un attimo, mentre ti volti verso la parete alla tua destra. La tua attenzione è catturata da un manifesto del 1620 intitolato “Confessio fraternitatis Rosae Crucis: è un appello ai sapienti d’Europa, in particolare agli studiosi di cabala e occultismo, di concorrere a formare una società segreta, che possa aiutare la rinascita dell’umanità. La curiosità vince ogni indugio, così  prosegui la discesa nel mistero. Davanti a te si apre un complesso architettonico grezzo, simile a una caverna, sorretto da colonne di pietra massiccia che formano archi a tutto sesto. Ti nascondi dietro una colonna e osservi gli uomini incappucciati in  mezzo alla grotta: indossano un saio nero con sopra ricamata, dalla parte del petto, una croce bianca e al centro di essa una rosa rossa. Sono riuniti attorno a un libro di magia – alchimia e invocano le gesta di un certo Christian Rosenkreuz, vissuto nel sec. 15°, che in Oriente incontrò alcuni sapienti arabi, i quali erano stati in grado di rivelargli tutti i segreti della sua vita, passata, presente e futura, e di guarirlo da una grave malattia con l’aiuto della Pietra Filosofale. L’eredità di costui è passata agli uomini incappucciati che ora sono nel sottorraneo e si fanno chiamare “rosacrociani”. Appena uno di loro solleva il libro di alchimia illuminato da una candela, gli altri, in coro, recitano una preghiera in latino o, forse, una formula di magia oscura. D’un tratto i loro occhi si posano su di te. 

Spaventata, cominci a indietreggiare fino a che un tuo piede non si poggia sul vuoto. Ti fermi giusto in tempo per non cadere. Sotto di te c’è un profondo pozzo dal quale senti provenire una voce. L’eco, che ripete “ Caveau de la Terreur”, ti avvolge e ti trasporta in una stanza superiore alla destra dell’entrata, che prima non avevi notato. L’atmosfera sembra allegra: le persone ridono, bevono vino e discutono di libertà. “Deve essere un’osteria”, pensi.  Mentre ti dirigi verso il bancone, noti che vi sono solo commensali maschili, la maggior parte dei quali ha applicato sulle loro giacche una coccarda dai colori bianco, rosso e blu.  Ti siedi e ordini del vino rosso. Tra un sorso e l’altro, il tuo orecchio si posa sulla conversazione di tre uomini due sedie più in là.

« Il problema è sapere dove si trova il nemico».

« È all’esterno, io l’ho scacciato, caro Robespierre».

« È all’interno, e io lo sorveglio, Danton».

« Impossibile scacciare il nemico interno».

« Vi dico che è all’esterno, Robespierre».

« Danton, vi dico che è all’interno».

« Calmatevi» interviene il terzo «È dappertutto e voi siete perduti».

In quel preciso istante la porta d’ingresso si apre e una voce diretta verso quest’ultimo grida: 

« Marat, vi ho portato un traditore della patria ».

All’istante nell’osteria cala il silenzio e tutti i presenti trafiggono con lo sguardo il malcapitato trattenuto con la forza da due guardie del popolo. I tre uomini si precipitano verso una scalinata che conduce in un altro vano sotterraneo. La folla li segue, mentre si gonfia di odio. 

Che il processo abbia inizio! Uno dei commensali, appartenente al club dei cordiglieri, assume le vesti di giudice e si posiziona dietro un tavolo di legno al centro della cavità, mentre Marat, sostenuto da tutta l’assemblea,  si eleva al ruolo di accusatore.

L’imputato è un aristocratico che è accusato di sostenere la monarchia e, perciò, di essere un nemico della Rivoluzione. Senza possibilità di difesa, viene pronunciata la sentenza: la ghigliottina. Il giudice sottoscrive il documento e, per cancellare ogni prova, lo getta in quel pozzo dove hai rischiato di sprofondare poco fa. Il boia trascina la macchina della morte in mezzo alla sala. L’espressione piena di terrore del condannato sospende il tempo e toglie il fiato. 

Chiudi gli occhi in attesa del rumore delle lame. Ma odi, invece, un suono soave. Il tuo cuore riprendere a battere e riapri gli occhi. La sala è esattamente la stessa, ma il tavolo del giudice, ora, è un piccolo palco con sopra un pianoforte, una batteria e un contrabbasso, mentre la macchina del terrore ha lasciato il posto a un suonatore di sax.

Rimani seduta esattamente nella tua postazione, che si è trasformata in un comodo divanetto di pelle. Con in mano un whisky on the rocks, assapori l’atmosfera parigina di musica jazz e balli swing. Le persone nella sala sorridono, diffondono allegria, profumano di vita e spensieratezza, propagando un forte desiderio di pace, dopo gli anni delle guerre mondiali. Il tuo flusso di pensieri viene improvvisamente interrotto da un parigino che ti sta invitando a ballare. Ti attardi nel rispondere, mentre lo scruti: somiglia al sognatore Sebastian, protagonista del film La La Land. Ma ora basta vagheggiare con la mente!

Ti lasci rapire da quel fare galante combinato a uno stile raffinato e ti ritrovi in mezzo alla pista, incurante di non sapere i passi di danza.  Le persone intorno si pietrificano ai lati della sala, sfumando piano piano: ora siete solo tu e Sebastian al centro della Caveu de la Huchette. Mentre i musicanti di jazz intonano la trama del vostro incontro, gli sguardi si intrecciano, le braccia si attorcigliano e le gambe si sfiorano in movimenti leggiadri e pieni di grazia, come in un quadro di Degas.

I  tre rintocchi notturni dell’adiacente Cattedrale di Notre Dame irrompono nella melodia di una promessa d’amore, riportandoti all’ordinario. Quel bacio fugace è ormai un ricordo del tuo viaggio tra mistero, storia e sogno al numero 5  di Rue de la Huchette.

Jessica Diolaiuti

© Credit immagini: link + link + link + Courtesy Jessica Diolaiuti

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