L’arte al 59 di Rue de Rivoli

L’ultima volta che vidi Parigi…no, non intendo il film, ci sono stata recentemente, mi sono ritrovata a vagare per le strade della città. A me alla fine piace viaggiare così: è bello vedere i musei principe, quelli con la coda chilometrica davanti ai quadri (motivo per cui sono andata a vedermi la signora che sorride e ti segue con lo sguardo all’orario di apertura così da essere sicura che seguisse solo me nella sala), ma a volte ho solo bisogno di respirare un’aria diversa e godermi il momento. 

E cammino, cammino rilassata, senza pensieri perché tanto il ristorante mi aspetta tra più di un’ora e nel mentre mi guardo intorno, con le luci di Natale di novembre che mi abbagliano e le vetrine che mi accecano fin quando, dall’altro lato della strada, non vedo luce, ma solo tanto, tanto colore. 

Strano. E infatti mi fermo. Mi pianto in mezzo al marciapiede con i parigini che non si fanno neanche troppo in quattro per evitarmi, ma io e il francese non andiamo d’accordo e mi ci vogliono quei secondi per capire che cosa sto leggendo. 

Mi bastano le parole arte ed esposizione per convincermi ad avvicinarmi, come se le decorazioni non mi avessero incuriosita abbastanza. Ingresso al pubblico, offerta libera. Basta, entro. 

Mi trovo davanti una scala zeppa di adesivi, di qualsiasi cosa, dallo sticker della squadra di calcio, a quello irriverente femminista, ad addirittura lo sticker della birreria di non mi ricordo quale cittadina italiana. Mi sporgo e mi trovo davanti alla coda di cartapesta di quella che credo sia un’iguana o un camaleonte’; forse non lo saprò mai, ma comunque era viola.

Inizio a salire i primi scalini e attorno a me ci sono solo murales variopinti, occhi disegnati, figure più o meno umane e sempre una miriade di sticker.

Arrivo al primo piano ed entro in quello che scopro essere lo studio di un’artista, e qui capisco. 

59 Rivoli è un intero palazzo di artisti, ognuno con il proprio studio: 15 permanenti e 15 a breve termine (3-6 mesi). Qui artisti di ogni dove e background possono fare richiesta per poter esporre le proprie opere al pubblico e mostrare il proprio lavoro e la propria idea di arte. Sono 5 piani di colore, arte e creatività. 

Da brava italiana mi è rimasta impressa l’immagine di una scultura fatta di pasta cementata, ma ho visto anche dipinti a mano arricchiti da punto croce rosso, delle mani affiorare dalla nebbia, un girasole che ho fotografato perché è uno dei miei fiori preferiti,

quadri disegnati solo a tratti brevi di biro che io solitamente faccio quando sono al telefono e una stanza di cornici con scritte le cose più diverse e dove si può lasciare un pezzo di sé ovvero un importante ricordo del viaggio di Parigi: il biglietto della metro (ci sono stata 4 giorni, ne ho una decina buona).

Insomma, un connubio di creatività da far girare la testa.

Oltre che vedere i lavori, l’aspetto più importante è che gli artisti sono lì, davanti a voi che lavorano, parlano, fanno merenda, discutono al telefono. Ho visto molti fermarsi a parlare e con entusiasmo spiegare il proprio pensiero e la propria originalità, non solo in francese, ma anche spagnolo e giapponese. 

Perché alla fine l’arte è questo, un miscuglio di mondi e al numero 59 di Rue de Rivoli, Parigi, potete trovare un mini universo tutto da vedere.

Monica Bernasconi

© Credit immagini: Courtesy of Monica Bernasconi

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