Luci di umanità in Polonia

Siamo entrati in quel periodo dell’anno in cui le strade e le piazze delle nostre città si accendono di luci multicolori. Tra luminarie ed eleganti decorazioni ci immergiamo nell’atmosfera natalizia e combattiamo la tristezza di giornate buie e sempre più corte. Ma non molto lontano da qui, alle porte d’Europa, migliaia di uomini, donne e bambini sperimentano sulla propria pelle il buio. Il buio della violenza di chi invece dovrebbe tendere loro una mano accogliente. Il buio dell’incertezza di essere bloccati in un limbo, respinti da entrambe le parti. In fuga dai conflitti mediorientali, sono accampati da mesi sul confine tra Polonia e Bielorussia, esposti al freddo e senza alcun tipo di aiuto.

Nell’indifferenza delle autorità, però, una luce si è accesa: è il movimento delle Lanterne Verdi, una grande iniziativa di solidarietà spontanea nata da cittadini polacchi che abitano i territori di confine, che i migranti tentano ogni giorno di attraversare. Rispondendo agli appelli delle organizzazioni internazionali e dei vescovi del paese, essi lasciano davanti alla porta di casa una luce verde sempre accesa, per segnalare a chi è di passaggio che lì potrà trovare abiti caldi, cibo e un riparo di emergenza per la notte. Attraverso alcune pagine social, tramite le quali offrono informazioni in diverse lingue, gli attivisti del movimento riescono a mettersi in contatto con i migranti e ad ampliare velocemente la loro rete di solidarietà.

Il movimento delle Lanterne Verdi è un segnale forte di opposizione a una serie di divieti introdotti dal governo polacco con l’obiettivo di scoraggiare ogni forma di sostegno ai migranti di passaggio. Accompagnando i migranti lungo il tragitto, facendoli soggiornare per più notti a casa propria oppure avvicinandosi al confine per portare beni di prima necessità si può incorrere, infatti, in un’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale.

La luce della solidarietà, anche se nascosta dalla violenza e dall’indifferenza, non si spegne alle porte d’Europa.

Silvia D’Ambrosio

© Credit immagini: link + link

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