Il piccolo universo di Nora Book & Coffee

Vagando per le strette vie del quadrilatero torinese vi potrebbe capitare di imbattervi in Nora Book & Coffee, «un acquario da cui si osservano le persone che passano per strada», come lo definisce scherzosamente Vincenzo Vacca, co-proprietario insieme a Denise Cappadonia. Li ho incontrati in un nuvoloso venerdì di novembre, all’interno della loro accogliente caffè-libreria specializzata in tematiche di genere.

«Abbiamo aperto nel dicembre 2016, anche se ne parlavamo da diverso tempo, finché un giorno non ho detto, guardando Vincenzo ‘Facciamolo!’ Prima di Nora Book abbiamo svolto tanti lavori, tra cui uno sottopagato e sfruttato, dove ci siamo conosciuti. Lavoravamo di notte con orari assurdi. 
Il bar e la libreria sono nati parallelamente: ci piaceva il modello europeo del bar/libreria come posto in cui fare comunità, con un via vai continuo, che attirasse persone diversissime tra loro e portasse le tematiche femministe, la cultura lgbtq+ e i diritti delle realtà marginalizzate a un pubblico che non fosse solo quello delle associazioni. Entrambi ne abbiamo fatto parte, io (Denise) ho fatto parte di tanti collettivi universitari durante i miei studi di antropologia culturale ed era sempre un confrontarsi con persone che la pensano come te. Sicuramente bello ma meno proficuo quando si tratta di confrontarsi con persone meno abituate a questi temi». 

«Aprire la libreria si è rivelata un’esperienza incredibilmente positiva, grazie anche al sostegno dal quartiere e dalle persone che lo abitano e frequentano tutti i giorni. Non c’era molto in questa zona quando siamo arrivati: ora è diverso e sicuramente l’apertura di un negozio diurno ha incoraggiato molto le persone a venire e aprirsi. Abbiamo tantissimə clienti fissə che hanno creato una loro ritualità nello stare qui e per noi questo aspetto comunitario va al di là del nostro lavoro e ci alleggerisce il carico.  
Pian piano siamo anche riusciti a collaborare con diverse associazioni, nonostante la pluralità di visioni: tra esse, per citarne alcune, Arcigay Torino, Non una di Meno Torino e il Freakpride.
Specializzarsi in un genere è stato certamente un rischio, ma la città ce l’ha permesso. Io sono palermitana e il sogno di aprire un’attività lì mi spaventava, essendo un contesto più violento e complicato. A Torino puoi trovare qualche sguardo di disapprovazione ma nulla di più».

«Il nostro sogno sarebbe quello di aprire altre Nora dove ce n’è bisogno: come in città come Verona, una città roccaforte della destra in cui le persone queer e femministe non hanno degli spazi oltre alle associazioni (che sono comunque pochissime)».   

Si può parlare di tempi ‘più maturi’ per le tematiche di genere?

«Sono critica sulla questione. In questo momento penso che il femminismo sia un po’ di moda, anche se con dei risvolti positivi: molte persone che si interessano per moda acquistano una consapevolezza tale da portarsela dietro come bagaglio politico e come pratica quotidiana. 

Mi dispiace un po’ che si sia persa la questione legata alla militanza; allo stesso tempo sono contenta che persone molto giovani e che non rientrano nelle categorie marginalizzate siano consapevoli di problemi come la mascolinità tossica, il femonazionalismo o il pay gap. Tutti elementi che creano una rete di attivismo e militanza che si può magari sviluppare in seguito». 

Quali sono le soddisfazioni più grandi nel vostro lavoro?

«Qualche tempo fa abbiamo partecipato con un banchetto a un evento ai murazzi, dove si è svolta una presentazione tenuta da una persona trans e una nonbinary, entrambe giovani. Mi ha riempito di gioia vederli parlare con una consapevolezza politica così importante. È bello vedere com’è cambiato l’attivismo, sviluppare un pensiero così complesso, e che le presentazioni funzionino bene, non soltanto per l’attivista sui social ma anche per libri meno commerciali». 

Un consiglio di lettura per i lettori del Polo Positivo?

«Come narrativa consigliamo Promesse, uscito il mese del Pride: Brian Washington è un uomo gay, latino e nero, con un sacco di assi di oppressione. È un romanzo a due voci che racconta la relazione tra un ragazzo giapponese e uno nero, e del loro rapporto con le famiglie, il coming out e l’accettazione dell’altro.
Come saggistica non perdetevi l’ultimo di Paul Preciado Sono un mostro che vi parla, un libro potentissimo. Un percorso sulla natura e mostruosità che portiamo avanti con il nostro club del libro ‘Isterika’». 

Elena Galleani d’Agliano

Nora Book and Coffee è presente anche su Bookdealer, Instagram e Facebook

© Credits immagini: Courtesy of Elena Galleani d’Agliano e Denise Cappadonia

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