Mapathon: mappiamo il mondo per costruirne uno migliore

Cerchiamo sempre e con diversi strumenti di rappresentarci, per osservare chi siamo, come ci muoviamo, come ci comportiamo. Spesso lo facciamo allargando il nostro orizzonte, non soffermandoci solo su cosa siamo abituati a fare nel piccolo spazio che occupiamo, ottenendo così una visione di insieme delle diverse culture e società
Tra i vari strumenti di rappresentazione ci sono sicuramente le mappe, ve ne mostriamo alcune da cui emergono dati interessanti e curiosi, e perché no, anche utili:

E di mappe si occupa anche il Mapathon, un contest di mappatura e inserimento dati su OpenStreetMap: le varie sfide e incontri si focalizzano sul miglioramento della mappatura di un luogo o sulla registrazione di alcune categorie specifiche di oggetti. Il progetto è parte dell’iniziativa Unite Maps, un programma del United Nations Global Service Center, la base logistica delle Nazioni Unite per la creazione di servizi geospaziali utilizzati dalle missioni di pace dell’Onu in Africa ed è sostenuto da UN Mappers, una comunità globale di volontari.

Venerdì 8 ottobre, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, le studentesse e gli studenti di tutte le università italiane sono state impegnate in un Mapathon dove, grazie a una piattaforma di cartografia partecipativa, hanno contribuito direttamente alla produzione di mappe topografiche, aggiungendo villaggi, strade, ospedali, fonti d’acqua.

L’obiettivo di OpenStreetMap è di facilitare il lavoro delle attività umanitarie, mettendo a disposizione grazie a UN Mappers mappe digitali il più possibile aggiornate per UNESCO, ONU, Medici senza frontiere, Croce Rossa e tutte le ONG che hanno bisogno di raggiungere facilmente dei villaggi, servizi, risorse. Le infrastrutture, specialmente in Asia e in Africa, cambiano molto spesso, perché il clima rende tutto in continua evoluzione, da qui la necessità di mantenere le mappe costantemente aggiornate. Una strada può scomparire da un giorno all’altro. Attualmente l’UNESCO sta svolgendo un’analisi in Madagascar nella regione Vakinankaratra insieme al Ministero dell’Istruzione locale per analizzare i tempi di percorrenza delle tratte villaggi-scuola degli studenti e studentesse. Gli universitari italiani hanno quindi dato una mano per tracciare le strade, raccogliendo dei dati che passeranno una serie di processi di controllo. E’ anche questo un modo per fare rete, per contribuire a una parte di un cambiamento, nel proprio piccolo.

Anche in Italia esistono alcune iniziative per studiare e osservare con più attenzione lo spazio che ci circonda. Ad esempio, Mapping Diversity è un sito che permette di leggere la toponomastica delle strade delle città italiane, con una prospettiva di genere. «I nomi delle nostre strade non sono innocui elementi urbani, utili solo per orientarci nei luoghi che percorriamo: hanno un forte potere simbolico, sono stati e continuano a essere frutto di processi decisionali legati alla legittimazione del passato, e alla costruzione della memoria storica collettiva su quel passato». Nei 21 capoluoghi di provincia d’Italia 24572 strade sono intitolate a persone. 1626 di queste sono dedicate a donne (il 6,6%). Se escludiamo le Sante, si scende a 959. «Non basta certamente cambiare i nomi alle strade per ritrovarsi a vivere in una società più equa, ma allo stesso tempo una società più equa non può che interrogarsi su quali stereotipi e immaginari collettivi si perpetuano quando il 93% dei nomi presenti nelle strade è di un uomo». Mapping Diversity permette inoltre, di esplorare virtualmente le città italiane, riscoprendo le storie delle donne a cui sono state dedicate alcune delle strade cittadine (per esempio Torino, Genova e Perugia).

Marta Schiavone

© Credit immagini: link + link + link + link

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