Le due facce della Terra

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Se provassimo a osservarci dall’alto, forse ci renderemmo conto di quanto non siamo altro che dei piccoli punti se paragonati all’immensità del mondo verde e blu che ci ospita. Spesso non riconosciamo quanto, nonostante il nostro essere infinitamente piccoli, le nostre azioni condizionano il benessere del Pianeta. Oggi è la Giornata internazionale della Terra, ricordiamo la bellezza e la salvaguardia del Pianeta. Tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal benessere economico e dallo Stato in cui vivono, hanno il diritto a un ambiente equilibrato e sostenibile.                                                           

L’identità umana è inseparabile dallo spazio fisico e culturale da cui proveniamo, in cui agiamo e verso cui siamo proiettati. La geografia educa la costruzione delle identità di ciascuno di noi, attraverso la consapevolezza di abitare uno spazio fisico e culturale, rendendoci protagonisti delle nostre azioni.

La carta geografica è sia un oggetto di conoscenza sia uno strumento per la conoscenza. È una mediazione astratta, che riduce e semplifica le dimensioni della realtà, filtrandole attraverso la cultura in cui siamo immersi. Cosa e come lo vediamo dipende dalla nostra educazione sociale e culturale.

Nessun planisfero piatto di un mondo sferico può essere perfetto. Proiettando le mappe cambiano le forme, le distanze, le linee. La proiezione di Mercatore, per esempio, tende a ingigantire gli spazi che si trovano alle estremità della cartina e a rimpicciolire i paesi vicino all’Equatore. È sorprendente scoprire che la distanza tra Londra e New York è più corta della lunghezza del Nilo e che la Repubblica Democratica del Congo può racchiudere Francia, Italia e Germania. Una visione distorta del mondo può anche alimentare pregiudizi nel nostro inconscio, tanto che spesso sottovalutiamo molti dei paesi in via di sviluppo, oppure consideriamo i Paesi europei molto più grandi di quanto in realtà non siano. Basta pensare che gli Europei hanno una visione eurocentrica della cartina con l’Oceano Atlantico al centro, mentre gli Asiatici mettono al centro se stessi e l’Oceano Pacifico.

Gli studiosi stanno cercando di cambiare questa prospettiva distorta e squilibrata, sperimentando nuovi metodi per rappresentare la Terra. Nel 2006 l’astrofisico Gott, il cosmologo Goldberg e il matematico Vanderbei hanno sviluppato un nuovo planisfero, che ridimensiona le distanze e le grandezze: una cartina a due facce, una mappa che prosegue oltre il margine del foglio. Questa è una versione decisamente più precisa rispetto a tutte le altre mappe in uso. Gott immagina il planisfero a due facce come un oggetto fisico da tenere in mano. 

Il planisfero di Gott, Goldberg e Vanderbei

Gli scienziati stanno quindi progettando una cartina portatile, da sbirciare ogni tanto, per provare a ricollocare noi stessi nel mondo e per avere la restituzione di un’immagine meno egocentrica: è anche questo un modo per rimettersi in discussione e superare i pregiudizi, iniziando a considerare l’Altro non solo in funzione di noi stessi e del luogo a cui apparteniamo, osservando una Terra forse mai vista prima.

Marta Schiavone

© Credit immagini: link + link + link

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