Wovo: parliamo di sesso e sessualità

Cinque anni fa, nel centro di Milano, nasceva Wovo, uno store erotico e all’avanguardia dove riscoprire il proprio piacere. «Ho deciso di aprire Wovo perché volevo trovare un posto così in città e non c’era» – ci racconta Frida, fondatrice di Wovo«Ho pensato: perché non crearlo io? Un posto inclusivo e divertente che parli di sesso. L’idea era di creare un salotto, dove le persone venissero anche solo per fare due chiacchiere e rilassarsi». Per i primi due anni il negozio è stato quello: un meeting point cittadino. Poi si è trasformato.

«Inizialmente il negozio era un lingerie store. Non avevo soldi per fare pubblicità e quindi mi sono inventata un modo per farla gratuitamente attraverso Instagram». Su questa piattaforma ha puntato il focus sul sesso, che era il fulcro del concept del negozio e attraverso il sesso e il corpo ha fatto parlare questo posto. «È sempre stata una pagina spinta, attirava attenzione». Il passaggio da solo immagine a video è avvenuto perché il negozio stesso è passato da un approccio estetico, legato alla lingerie, a qualcosa che parlava di divulgazione. In questi cinque anni il prodotto è cambiato.

Da vendere prevalentemente lingerie, sono passate a vendere soprattutto sex toys. Insieme a questo cambiamento, si è strutturato un percorso di divulgazione su Instagram, in cui Frida e le sue collaboratrici affrontano tematiche legate alla sessualità, partendo dalle domande e dalle esperienze dei followers.

«Ci siamo rese conto che l’assistenza che facciamo si basa sul feedback delle persone. Chiedere e poi dare informazioni». L’idea è quella di una consulenza customizzata, dove dedicano tempo a individuare il prodotto migliore per ciascuno e in cambio ricevono fiducia. «Ci siamo chieste: come facciamo – visto che la nostra sezione digitale stava crescendo – a trasferire la stessa cosa online. Da questa domanda si sono focalizzate sul loro strumento: Instagram. In quel momento il loro profilo parlava di corpi, non di oggetti, quindi come fare ad avere la stessa percezione cambiando il prodotto? «C’era una discrepanza tra ciò che le persone vedevano online e ciò che invece scoprivano venendo in negozio».

L’effetto della risposta che ha avuto questo nuovo tipo di divulgazione? «Dobbiamo fare di più! La cura del corpo e della mente sono più stigmatizzate qui che in altri paesi. Fare un percorso di salute mentale e di se stessi è più un tabù del sesso in sé. Trovare il modo di provare piacere con se stessi andando veramente a esplorare il proprio corpo, ecco il nostro obiettivo». 

Adele De Pasquale

© Credit immagini: link

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