Siamo piccoli gesti dati per scontato

Sei quello che fai. Sei un complesso motore fatto di bulloni e ingranaggi che s’incastrano perfettamente gli uni gli altri. Ti alzi, ti vesti, parli, mangi, dormi e così a ripetere. I tuoi gesti, soprattutto quelli che dai più per scontato, ti rendono ciò che sei. Questo finché qualcosa non si intoppa e il tuo motore non lavora più come prima, perde pezzi e s’ingolfa. Tutto quello che prima facevi ora fatichi o non riesci a farlo. Ora che il tuo motore non gira più i gesti più semplici e scontati diventano lontani ricordi.

Vittoria Zanirato (24 anni) e Sonia Nestola (23 anni) sono due giovani terapiste occupazionali e per lavoro prendono quei lontani ricordi e li trasformano in nuove quotidianità. 

«La terapia occupazionale è una professione sanitaria riabilitativa e non solo; essa, infatti, sfuma nell’ambito in cui opera. Per esempio: con un paziente che ha perso alcune sue capacità a causa di un ictus cerebrale il trattamento sarà di tipo riabilitativo; in un paziente con Alzheimer, invece, non andiamo a riabilitare, ma a mantenere le capacità cognitive e motorie mediante le attività significative della persona (es. giocare a carte), perché con queste attività si ha un’intrinseca stimolazione cognitiva».

La terapia occupazionale è indirizzata a pazienti con disabilità cognitive, fisiche e psichiche e fa della filosofia client centred la sua forza.

«E’ client centred perché non è una terapia standard, ma personalizzata sul paziente. Si parte dai desideri della persona con un’intervista conoscitiva e da lì si pongono gli obiettivi del trattamento, gli esempi sono vari e progressivi: si parte dal riuscire di nuovo ad allacciarsi le scarpe fino al fare di nuovo la pasta fatta in casa. Alla base di tutto c’è naturalmente una forte relazione di fiducia con il paziente che non è sempre facile ottenere in poco tempo».

Si smette di sentirsi sé stessi, quando si smette di agire come si è sempre fatto. Ci si sente smarriti, senza significato e non ci resta che affidarsi agli altri. A seguito di una patologia che ha lasciato segni nella vita fisica, cognitiva e psichica del paziente, figure come quella del terapista occupazionale sono fondamentali. Insieme agli altri operatori sanitari dell’ambito riabilitativo cercano di ridare forma alla quotidianità persa. Un lavoro lungo e molto personale con il paziente che piano piano cerca di riconquistare sé stesso, dopo che il suo motore ha smesso di funzionare.

«La cosa che ci colpisce è la gioia delle persone con cui abbiamo a che fare, per i piccoli passi avanti fatti poco alla volta. Persone che si commuovono perché hanno reimparato ad alzarsi dal letto; per noi può sembrare un gesto semplice che non implica grandi competenze motorie, ma immagina cosa possa essere per un paziente che non riesce a farlo da mesi. Ti vede come una figura meravigliosa».

La terapia occupazionale è poco conosciuta in Italia e spesso si confonde con altre figure professionali, per questo Vittoria e Sonia hanno deciso di aprire una pagina Instagram per divulgare la bellezza, l’utilità e la creatività di questa professione. Per renderla più fruibile, nella pagina spiegano la terapia occupazionale partendo dalla presentazione di casi clinici incontrati negli anni universitari. Siamo quello che facciamo. Motori in azione. Ci dimentichiamo troppo spesso, però della nostra complessità e della fortuna che abbiamo a continuare a funzionare come si deve. Lasciamoci stupire dalla T.O., dove la più grande gioia è riuscire a riavere quello che per tutta la vita abbiamo dato per scontato: noi stessi.

Tommaso Merati

© Credit immagini: Courtesy Vittoria Zanirato

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