Le due famiglie secondo Gaber

Siedo all’ultimo posto dell’ultima fila in galleria. Ecco che entra sul palco: naso grande, abito elegante, chitarra a tracolla. Seguono applausi scroscianti, poi le luci si spengono: inizia lo spettacolo. 

Vi presento la mia famiglia
non si trucca non si imbroglia
è la più disgraziata d’Italia

(Gaber, La strana famiglia)

Oggi ricorre la Giornata internazionale della famiglia. Ve ne presentiamo una un po’ originale, o meglio due: quelle raccontate da Gaber. 

Oggetto frequentissimo e mai desueto di campagne politiche e pubblicitarie, figura centrale delle cosiddette commedie all’Italiana – dagli Scola passando agli attuali Zalone – la famiglia è considerata tra gli strumenti più intelligenti ed efficaci con cui raccontare la storia della nostra penisola. Come celebrarla però, senza rischiare un coinvolgimento partitico? Come spesso accade, è l’arte a correrci in aiuto e a preservare l’appartenenza universale della famiglia. Ricorriamo dunque alle parole novecentesche di Gaber: d’altronde, chi meglio di lui ha saputo prescindere delle varie ideologie politiche? 

Sono due le canzoni rivolte alla famiglia pubblicate dal cantautore milanese, tanto diverse quanto (forse) perfettamente in sintonia: La strana famiglia da una parte, La famiglia dall’altra. 

La strana famiglia è frutto del Gaber teatrale: racconta una famiglia variegata e dalle mille controversie. Dai genitori divenuti ormai abituali litiganti e ignari dell’amore passato, ai parenti calabri rimasti misteriosamente rapiti nell’Aspromonte. 

Comico e sornione, l’artista innesca il buon umore negli spettatori illudendoli di una apparente assoluzione. A mente fredda e a luci spente però ecco che sorge il dubbio: la famiglia messa in scena non è forse lo specchio di un paese intero?

La ballata termina con una frecciata velenosa magistralmente messa in scena. Le grasse risate e gli applausi scroscianti ne celano l’amarezza.

Vi ho presentato la mia famiglia
Non si trucca non si imbroglia
è la più disgraziata d’Italia.
Il bel paese sorridente
Dove si specula allegramente
Sulle disgrazie della gente.

‘L’altra’ famiglia di un altro Gaber

La seconda canzone è invece dolce e profonda. Lascia spazio al tepore, alla protezione, alla ‘meraviglia del vivere in famiglia’. Siamo di fronte a un Gaber diverso, uno dei tanti che qui e oggi non si potrebbe mai cessare di raccontare. Una famiglia da cui si imparano i primi passi in attesa del mondo esterno, e in cui si soffre, si impazzisce, si è felici. 

All’inizio tutti emozionati
sopraffatti dalla meraviglia
ci si abitua poco a poco
a vivere in famiglia.

E si cresce in famiglia
tra i baci e le carezze
che ti cullano il sonno
e le prime tue certezze.

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Riascoltando le famiglie gaberiane, sembra che i due brani si completino. Il soggetto è lo stesso, cambiano solo le inquadrature. La prima è raccontata nel suo complesso, dall’alto; la seconda da dentro. 

Oggi celebriamo la Giornata internazionale della famiglia, ma quale delle due appena riportate è più importante privilegiare? 

Una donna minuta, col volto rugoso e un velo bianco e azzurro un giorno ce l’ha ricordato: Se vuoi cambiare il mondo, vai a casa e ama la tua famiglia. 

Se da questa frase sostituiamo il termine mondo con la parola società, ecco che le due famiglie gaberiane, alla fine, ci sembreranno racchiuse in un’unica canzone. 

Per sfuggire a una realtà grottesca
metti in tasca una fotografia
e sei pronto a abbandonare tutto
e andare via

Esce dal palco, le luci si riaccendono: l’inchino segue gli applausi. Torno a casa e penso: gran bella esibizione.

Pietro Battaglini

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