Albatros per tracciare la pesca illegale con Ocean Sentinel

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Partiamo da una constatazione: la pesca illegale, a causa dello sfruttamento eccessivo degli stock ittici e della cattura accidentale di specie protette, ha un impatto drammatico sugli ecosistemi oceanici. Ne consegue la necessità di individuare al più presto modi innovativi per monitorare i mari. I pescherecci operano in tutto il mondo nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE) delle nazioni e in acque internazionali, ma le informazioni sulla loro localizzazione sono raramente conosciute e così anche l’individuazione dei pescherecci che operano illegalmente è persistentemente problematica. Queste informazioni sono però fondamentali per la regolamentazione delle attività di pesca e per la conservazione degli oceani ed è per questo che il Consiglio d’Europa ha deciso di finanziare il progetto Ocean Sentinel

Si tratta di un programma scientifico che i ricercatori del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) e dell’Università La Rochelle avevano inizialmente ideato per studiare e preservare gli albatri, ma che si è presto dimostrato un efficace strumento di controllo delle cosiddette ‘navi fantasma’. L’idea è quella di installare sugli albatri un sensore chiamato CENTURION: del peso di 70 grammi, accoppia una piattaforma XGPS (capace di rilevare e localizzare le emissioni radar) con un sistema di trasmissione satellitare (Argos). Questo invia istantaneamente la posizione delle navi a un luogo ricevente rendendo subito disponibili le informazioni su un sito Web. I pescherecci che svolgono attività illegale spesso spengono i loro sistemi d’identificazione automatica (AIS) ma per navigare in sicurezza non possono spegnere il proprio radar ed è proprio questo il segnale che viene rilevato dal sensore (già da 5 km di distanza) nel momento in cui l’albatros si avvicina al peschereccio attratto dal pesce.
Perché proprio gli albatri? Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto sono particolarmente attratti dalle barche da pesca, in secondo luogo sono gli uccelli con la più grande apertura alare del mondo (fino a 3,50 m) e possono percorrere fino a 20.000km in 15 giorni di viaggio per trovare del cibo, infine essendo animali poco aggressivi possono essere facilmente avvicinati dagli scienziati.

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Tra il 2018 e il 2019, con quasi 170 albatri dotati di segnalatore per sei mesi, il progetto Ocean Sentinel ha monitorato oltre 47 milioni di km2 dell’Oceano Antartico e si è scoperto che nelle acque internazionali oltre un terzo delle navi non disponeva di un sistema di identificazione automatica (facendo sospettare un’attività di pesca illegale) mentre nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE) nazionali, questa percentuale era mediamente inferiore.

Il programma Ocean Sentinel può quindi generare importanti benefici sociali e ambientali fornendo informazioni ai governi che gestiscono la ZEE e le risorse naturali, alle autorità di pesca, ai ricercatori e alle organizzazioni non governative per la conservazione della flora e della fauna.

Aloisia Morra

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