Un’opportunità per cambiare: parola di Giorgio Armani

Recentemente si è parlato molto di una lettera firmata da Giorgio Armani per Women’s Wear Daily (WWD) in cui lo stilista e imprenditore manifesta la sua intenzione a non sottostare più agli assurdi ritmi che caratterizzano il mondo della moda degli ultimi decenni. Si tratta di una dichiarazione molto forte sul piano ecologico ed etico, che arriva da uno dei volti più autorevoli del settore. 

Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero.

Armani, che già in passato si è dimostrato sensibile a temi etici, annuncia di voler spezzare questo circolo vizioso che fa sì che un abito diventi obsoleto dopo poche settimane e dove gli stilisti sono costretti a lanciare una collezione dopo l’altra per rimanere al passo con i tempi. Il mondo della moda necessita di una trasformazione radicale. Che senso ha acquistare abiti che non durano più di un anno e che verranno gettati via, diventando rifiuti? Finora il modo di acquistare occidentale si è basato su una logica di acquisto veloce e di scarsa qualità, sostenuta da un’ampia gamma di scelta a basso prezzo a discapito dell’ambiente e dei diritti umani. 

Il settore della moda è tra quelli più colpiti dalla pandemia: non c’è filiera così complessa e globalizzata di questa. Il ciclo produttivo moderno – a cui fanno capo le grandi catene di fast fashion ma anche i marchi di lusso – è scandito da moltissime fasi, dalla coltivazione e produzione di materiale tessile fino al confezionamento, delegato ad aziende localizzate in gran parte nei paesi del sud-est asiatico come Bangladesh, Vietnam, Indonesia. Da lì, tonnellate di abiti vengono poi spediti verso i paesi occidentali e venduti in migliaia di store tutti identici tra loro.  

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Al ciclo produttivo si affianca inoltre l’universo delle riviste di moda – e con esso fotografi, giornalisti, scenografi ad esse affiliati – delle sfilate e dei numerosissimi eventi che si svolgono ogni anno. Infine, non bisogna dimenticare i canali dell’e-commerce, che costituiscono circa il 7% degli acquisti nel settore. 

In questo contesto è facile immaginare come i piccoli negozi e stilisti emergenti, che già fanno fatica a competere con questo sistema, saranno pesantemente colpiti dagli effetti della pandemia.

Eppure, se da una parte troviamo uno scenario preoccupante e spaventoso, dall’altra Giorgio Armani ci mostra il rovescio della medaglia, rivolgendosi non soltanto all’industria della moda, ma anche al consumatore. Un appello al cambiamento che trova appoggio nei valori invocati nel manifesto di fashion revolution, un’associazione eterogenea internazionali di professionisti del settore – e non solo:

«Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana… Questa è forse la più importante lezione di questa crisi».

Per chi volesse approfondire, qui un articolo del Post che tratta in maniera esaustiva il tema sulla crisi del settore moda.

Elena Galleani d’Agliano

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