E se il cerotto del futuro fosse fotovoltaico?

FameLab è «una competizione internazionale per giovani ricercatori scientifici con il talento della comunicazione» che coinvolge oltre trenta paesi differenti: un concorso dove i ricercatori hanno l’opportunità di comunicare in modo efficace le scoperte e i progetti innovativi su cui lavorano. Un’occasione anche per un pubblico non scientifico per avvicinarsi a queste scoperte e al mondo della ricerca. Ottavia Bettucci, ricercatrice dell’Istituto Italiano di tecnologia (IIT), ci racconta il suo progetto Electrical Body che si basa sullo sviluppo di celle solari per la proliferazione cellulare, in parole più semplici, un cerotto fotovoltaico. Partecipando con questo progetto al FameLab Ottavia ha superato le preselezioni e vinto le selezioni a Genova, diventando una dei due semifinalisti che andranno a esporre il progetto alle finali di Trieste, in data ancora da definirsi. 

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Come è nata l’idea del ‘cerotto fotovoltaico’?

«Tutto nasce dal capo del mio gruppo di ricerca, Francesca Santoro, che ha avuto l’idea di produrre un dispositivo che potesse stimolare le cellule della nostra pelle in maniera portatile. È noto in letteratura che quando stimoliamo le cellule con dei campi magnetici si stimola la proliferazione cellulare. Quindi perché non usare una cella fotovoltaica molto piccola che produce elettricità e quindi anche un campo magnetico per poter indurre questa stimolazione cellulare?! Da lì è nato il ‘cerotto fotovoltaico’.»

A che punto è il progetto?

«Quando uno pensa a un cerotto pensa a qualcosa di flessibile, al momento stiamo lavorando sul prototipo di una cella fotovoltaica fatta di substrati, un po’ meno flessibili, per cercare di capire come le cellule interagiscono con i campi magnetici e l’elettricità prodotta. Per ora siamo alle prove in vitro e l’assemblaggio del prototipo iniziale che serviranno come prove preliminari. Se tutto ciò andrà bene passeremo ai substrati flessibili e a qualcosa di più simile a un reale cerotto.»

Per cosa può essere utilizzato questo cerotto? 

«Il cerotto nasce per le ustioni curabili grazie a un dispositivo che si possa mettere sulla pelle, escludendo quindi i casi che necessitano operazioni chirurgiche. Dalla ricerca sta nascendo la possibilità di estendere l’utilizzo anche a tagli e a patologie, sempre trattandosi di una ridotta gravità degli stessi. Il cerotto può essere applicato a tutto ciò che, come processo di guarigione, ha una proliferazione cellulare; stiamo valutando l’utilizzo del cerotto anche per implementare terapie come la fototerapia.»

Come mai hai scelto FameLab come concorso?

«È stata una proposta di Francesca Santoro, perché sapeva che sono molto appassionata di divulgazione scientifica, il fare arrivare la scienza un po’ a tutti. Soprattutto in questo periodo dove ci sono sempre più fake news, noi scienziati dovremmo puntare di più sulla divulgazione scientifica appropriata. Quando Francesca mi ha proposto questo concorso per me è stato un ‘invito a nozze’ perché è un modo per far capire a un pubblico vasto che la scienza, in fondo, è anche una cosa che si può prendere alla leggera, nel senso di tradurre in modo divulgativo e semplice determinati concetti complessi».

Il cerotto fotovoltaico è un ottimo esempio di come l’innovazione e la ricerca in un determinato settore possano avere anche ripercussioni e applicazioni inaspettate in altri campi. Dalla scoperta e utilizzo di pannelli fotovoltaici per creare energia per le nostre case, vi sareste mai aspettati di potervi curare una ferita con la stessa tecnologia?

Se ti interessa scoprire qualcosa di più di questo progetto, guarda il video che Ottavia ha fatto per le selezioni a Genova e rimani aggiornato per seguirla alle finali di Trieste!

Giovanni Manfredi

© Credit immagini: courtesy Ottavia Bettucci