Pericolo è opportunità di cambiamento, riflessioni ai tempi del virus

È da qualche giorno ormai che sento il desiderio di scrivere qualcosa su ciò che ci sta accadendo. Inutile ripetere ancora una volta il nome del male che sta sconvolgendo il mondo e la nostra Italia in queste settimane di grande precarietà. Non voglio aggiungermi alle grida, ma provare a essere una voce, una voce umana nel disordine dell’informazione e della disinformazione. Spero di riuscire a trasmettere un po’ di quel raccoglimento che, a fatica, sono riuscito a trovare in questi giorni di caos. Non abbiamo scoperto oggi la malattia. Le persone muoiono e si ammalano ogni giorno. Ci siamo però ricordati d’un tratto e tutti insieme di essere vulnerabili. Abbiamo violentemente scoperto di avere una responsabilità, su noi stessi e sugli altri. Abbiamo constatato che siamo tutti collegati e che le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze.

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Il virus, fino ad ora, non ha fatto altro che rivelare le nostre debolezze. Così una società gravemente malata d’ansia si è scatenata nel panico: quando l’unica cosa da fare sarebbe fermarsi e cooperare, ci continuiamo a muovere in modo scoordinato, mettendo in pericolo noi stessi e gli altri. Inutile prendersela con quei giornalisti che hanno bombardato le persone di informazioni confuse. Inutile prendersela con i politici, con i tecnici, con i burocrati che si sono attivati lentamente e hanno sottovalutato la gravità della situazione. Inutile prendersela con quei professionisti della salute che, nonostante competenze e buona volontà, hanno commesso degli errori umani. Inutile prendersela con chi fino ad oggi – in parte siamo tutti compresi – si è comportato in modo imprudente. È a noi stessi che dobbiamo guardare. La paura che ci muove è la stessa che muove politici, imbianchini, giornalisti, panettieri e studenti di tutta Italia, con il rischio di farci correre in un circolo vizioso deleterio. I pericoli sono elevati e richiedono un’assunzione di responsabilità.

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Ciò che ci viene chiesto è di rimanere fermi e in ascolto. Un’occasione per ritrovarci, per conoscerci, per riflettere sulla vita che abbiamo scelto e che scegliamo ogni giorno, sulla società che abbiamo creato insieme e di cui facciamo parte. Questo virus è figlio di uno sviluppo insostenibile, dell’agire senza scrupoli dell’uomo sulla natura, come spiegano i ricercatori de La Sapienza di Roma (https://valori.it/coronavirus-pandemie-sviluppo-insostenibile/). Crisi ambientale, diseguaglianze sociali, guerre e migrazioni di massa sono sfide inderogabili che pesano sul nostro presente e sul nostro futuro. Ma non c’è tempo per piangersi addosso. Usiamo questo pericolo come un’opportunità di cambiamento. Non a caso, la parola virus significa veleno, dal latino venènum, che alla pari del greco phàrmakon significò in origine ogni materia capace per la sua forza penetrante di mutare la proprietà naturale di una cosa.

Giuseppe Lorenzetti

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