La voce delle donne che si alza dalla Svizzera

Venerdì scorso, il 14 giugno 2019, è stato un giorno molto importante per la Svizzera: a quasi trent’anni dalla storica protesta che raccolse nelle strade oltre cinquecentomila manifestanti, le donne svizzere sono scese nuovamente in campo per i loro diritti.

Infatti, la Svizzera è stata ed è ancora, per alcuni aspetti, molto indietro sulle questioni di genere. Basti ricordare che il suffragio universale femminile fu approvato a livello federale soltanto nel 1971 e che fino al 1985 il marito aveva autorità legale sulla moglie. A seguito dello sciopero del 1991, il movimento delle donne si rafforzò molto e riuscì a ottenere nel 1995 una legge sulla parità dei sessi e, nei primi Anni Duemila, altre importanti conquiste, come la legalizzazione dell’aborto e la legge sulla maternità.

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Nonostante tanti passi avanti, le disuguaglianze, le discriminazioni di genere e le disparità salariali sono ancora una realtà nel paese. Per questo motivo, il 2 giugno 2018 si sono riunite centocinquanta donne a Losanna per inaugurare un ‘anno femminista’, culminato nello sciopero del 14 giugno scorso, e per scrivere il manifesto della Grève féministe o Frauen streik (nelle due lingue nazionali francese e tedesco), un documento che raccoglie rivendicazioni eterogenee, includendo anche comunità LGBT e minoranze etniche e insistendo sulla parità salariale e sul tema delle molestie sessuali.

Una vera e propria chiamata all’azione, in un momento storico in cui la voce delle donne torna a farsi sentire in modo forte, grazie a movimenti come Me too e a manifestazioni collettive come quelle svoltesi l’8 marzo in diverse città spagnole.

Lo sciopero è iniziato ufficialmente alle 15:24, ossia l’ora in cui le donne dovrebbero smettere di lavorare se venissero pagate come gli uomini (ndr: le donne in Svizzera sono pagate in media il 20% in meno a parità di mansioni). L’appello ha raggiunto migliaia di adesioni, uomini compresi, e oltre venti comitati si sono mobilitati per organizzare marce e attività nelle principali città elvetiche.

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Secondo alcuni sondaggi, il 63% dei cittadini era favorevole all’iniziativa, numero incoraggiante se si considerano le opposizioni incontrate dalla protesta del 1991, in cui lo stesso presidente del Consiglio degli Stati, Max Affolter, si era appellato alle donne invitandole a non partecipare per «non compromettere la benevolenza degli uomini nei confronti delle loro aspirazioni».

La giornata di venerdì è stata sostenuta anche da diverse aziende, tra cui Migros e Ferrovie Federali Svizzere, e a Ginevra il quotidiano Le Temps ha lasciato degli spazi bianchi al posto degli articoli che avrebbero dovuto essere scritti dalle redattrici donne.

Molta strada è stata fatta, ma non è ancora finita. Finché non si arriverà a una piena parità dei diritti, non bisogna smettere di lottare. Le donne svizzere hanno dato un forte segnale: chi saranno le prossime?

Elena Galleani D’Agliano

© Credit immagini: Courtesy Elena Galleani D’Agliano + link

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