Paesaggi Interiori: i Nativi americani si raccontano in una mostra a Castello D’Albertis (Genova)

Quando Antoinette Thompson è venuta in classe per presentare questa mostra, è stato un po’ come aprire gli occhi per la prima volta.

Lei e Ernest Hill, direttore esecutivo, hanno chiesto a noi studenti cosa ci venisse in mente sentendo parlare delle riserve, dei Nativi americani: con i miei compagni di università ci siamo resi conto di come avessimo una visione ‘hollywoodiana’ di quel mondo. Perciò ho voluto approfondire l’argomento.

La mostra, ‘Paesaggi Interiori’, inaugurata il 1 giugno a Genova a Castello D’Albertis, è un viaggio all’interno delle riserve, la rivendicazione della propria esistenza, una voce che grida ‘Noi siamo qui’ attraverso le opere di Antoinette Thompson, Jaque Fragua e Delaney Keshena.

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Antoinette, Navajo, si è avvicinata all’arte fin da piccola, realizzando solo dopo aver iniziato a lavorare quanto fosse importante per lei esprimersi attraverso le sue opere: dal 2018 si dedica completamente alla sua carriera artistica.

La sua cultura e la sua gente sono diventati il punto chiave delle sue opere da quando a New York, in metropolitana, incontrò un ragazzo che, una volta scoperta la sua nazionalità, reagì rispondendo ‘Ah, pensavo che foste morti.

Quanto possono far male le parole?

Moltissimo: è ciò che vuole esprimere attraverso i suoi quadri, un espressionismo-astratto che dovete sentire, più che vedere.

Jaque Fragua, invece, si è dedicato a un altro tipo di arte. Avvicinatosi anche lui a questa disciplina fin da piccolo, sente di appartenere a un mix di identità e di culture, ma ciò che vuole portare alla luce è che i Nativi americani sono ancora qui, non sono nel passato. Si definisce un artista, un attivista e un ambientalista. Molta importanza infatti viene data nelle sue opere al paesaggio e alla natura a cui vuole dare una voce.

 

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Parlando della sua infanzia, descrive la riserva come un mondo senza tecnologia, «una comunità molto piccola dove tutti si conoscono, circondata da campi e terra incontaminata, che penso aiuti a capire la cultura […] Molte case non hanno elettricità o acqua corrente. Crescere lì è lento, un ritmo completamente diverso e anche umile. Sono cresciuto raccogliendo l’acqua, vivendo in una ‘Adobe’, una casa tradizionale.»

Le sue opere sono soprattutto graffiti che si possono trovare anche su Google Earth perché crede che sia molto importante che tutti possano vedere ciò che fa, diventa un modo per cercare di unire le persone.

I graffiti sono controversi, percepiti a volte come arte, a volte come vandalismo: a Fragua danno l’idea di rimanere anonimo e ciò nonostante, di avere potere.

Paesaggi Interiori’ rimarrà aperta fino a ottobre e ospita anche una terza artista, Delaney Keshena, una giovanissima nativa di diciotto anni che si esprime anche attraverso un video dove racchiude la sua identità, la sua ricerca di essa e la sua cultura.

Monica Bernasconi

English text

When Antoinette Thompson came in class to present the exhibition, it felt like opening my eyes for the first time.

She and Ernest Hill, the executive director, asked us – university students – what came to our mind when talking about reservations and Natives and I realized how my classmates and I had a ‘Hollywood-ish’ vision of that world. So, I wanted to go deeper.

The exhibition ‘Landscapes Within’ opened on the 1st of June in Genoa at Castello D’Albertis and it’s a journey inside the reservations, a revendication of their existence, a loud scream that says: ‘We are here’ through the pieces of Antoinette Thompson, Jaque Fragua and Delaney Keshena.

Antoinette, Navajo, got into art since she was a kid, realizing after getting a full-time job how important was to express herself with her artworks. Since 2018 she has started to dedicate herself completely to her artistic career.

Her culture and her people became the key-points of her artwork after a guy in New York’s subway asked her nationality and when got the answer, reacted with: ‘Ah, I thought you all were dead.’

How much can hurt these words?

Quite a lot and that’s what we can find in her pieces, abstract-expressionism that you have to feel, not see.

Jaque Fragua, on the other hand, works in a completely different way. Getting into art when he was a kid as well, he feels like belonging to a mix of identities and cultures, but what he wants to bring up is that Natives are still here, that they are not in the past. He describes himself as an artist, an activist and an environmentalist, giving importance in his work to landscapes and giving nature a voice.

Talking about his childhood, he draws the reservation as a world without technology, «a very little community where everyone knows everyone, raw with a lot of open lands which helps in understanding the culture […] A lot of houses don’t have electricity or water. Growing up there is slow, a completely different pace and very humble. I grew up fetching water, living in an ‘Adobe’, a traditional house.»

His works are mostly graffiti and murals that you can find on Google Earth, very important for him, so people can see what he’s doing and a way to connect people.

Graffiti are controversial, perceived either as art or vandalism, they give him the idea to be anonymous and powerful at the same time.

‘Landscapes Within’ will stay until October and hosts a third artist, Delaney Keshena, a young eighteen-years-old native who express herself with her works and a video as well, where she exposes her identity, her research of it and her culture.

Monica Bernasconi

© Credit immagini: courtesy Monica Bernasconi

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