Quando l’umorismo è la miglior forma di terapia: 50/50.

Adam Lerner (Joseph Gordon-Levitt), giornalista radiofonico, conduce una vita tutto sommato tranquilla insieme alla sua fidanzata Rachel, artista dal talento sinceramente discutibile, capricciosa e volubile,  quando, improvvisamente, scopre di avere un tumore.

Ai primi sintomi derivati dalla chemioterapia, Rachel fugge alla velocità della luce, lasciando dietro di sé un orrendo quadro come souvenir. Sarà il migliore amico di Adam, Kyle (Seth Rogen), il principale compagno del protagonista durante il percorso chemioterapico, insieme alla figura della giovane e impacciata psicoterapeuta (Anna Kendrick) e della madre di Adam (Anjelica Huston).

Una vita quasi perfetta, un’ottima posizione lavorativa, una bella rete di amicizie, una casa: all’improvviso una massa grossa quanto una pallina da golf  rotola sulla tua colonna vertebrale e stravolge tutto. Cosa fare?

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Affrontare il tutto, in modo mai banale, mai scontato. Mettete un Adam, giovane dotato di un brillante umorismo, non fumatore alcolista e che fa la raccolta differenziata, ma con un cancro semi-mortale in corpo; aggiungete un amico che fa leva sulla malattia di Adam per rimorchiare qualche ragazza; mescolate con una madre che si porta dietro tutte le sue ansie e infine aggiungete una psicoterapeuta impacciata e alle prime armi. Avrete un film incredibile sul tema della malattia, affrontato con umorismo e intelligenza, senza dimenticare momenti di inevitabile drammaticità, ma che aiuta a riflettere su un tema spinoso e complicato rendendolo piacevolmente fruibile e affrontabile.

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Un monumento atto a dimostrare l’mportanza dell’umorismo come arma per affrontare anche le peggiori notizie del mondo, per poter prendere Adam come esempio e imparare qualcosa dalla sua storia.

Del resto Freud tempo fa (era il 1927) ha detto «[…] l’umorismo ha non solo un che di liberatorio, come il motto di spirito e la comicità, ma anche un che di grandioso e nobilitante […] s’inserisce nella grande schiera dei metodi costruiti dalla psiche umana per sottrarsi alla costrizione della sofferenza». Sicuramente il film gli sarebbe piaciuto molto.

Ah, alla fine l’orribile quadro-souvenir lo bruciano.

Sara P.

© Credit immagini: link + link + link

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