Abbandonare la propria quotidianità per vedere posti lontani e misteriosi, con un mezzo talmente inadatto da essere certi di dover chiedere aiuto: avventura, opportunità per riflettere e beneficenza! È il Mongol Rally. Per chi non lo sapesse, si tratta di famoso rally non competitivo: da Praga alla Mongolia. La regola d’oro? Chiedi aiuto o ingegnati! Infatti, non è prevista alcuna assistenza.  

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Noi del PoloPositivo abbiamo intervistato Riccardo e Lorenzo, aka i Canestrally, un team di giovani genovesi. Abbiamo deciso di sponsorizzare il loro viaggio, e loro in cambio, nel corso dell’avventura aggiorneranno i lettori del Polo Positivo con foto e video direttamente sui nostri profili social.

Si metteranno alla prova conoscendo la gente del posto e i meccanici che si prenderanno cura della ‘seicento dei nonni’ – agghindata per l’occasione anche con gli adesivi del PoloPositivo. Insieme agli altri team in gara, saranno testimoni di una solidarietà carica di folklore e tradizioni (il caffè degli italiani o la birra condivisa dai tedeschi).

Preparare un viaggio del genere significa partire con la testa qualche mese prima e immaginare come sarà. Non solo imparare a mettere le mani nel cofano dell’auto, ma anche trovare vecchi dischi di musica italiana anni Settanta, Ottanta, al limite del kitsch, che tanto piacciono agli agenti di frontiera ex-sovietici.

Non mancano gli ostacoli. Oltre a un po’ d’agitazione, c’è la burocrazia: la corsa contro il tempo per i visti e la maratona del crowdfunding, a cui anche il PoloPositivo ha deciso di contribuire. Per partecipare alla gara, infatti, bisogna raccogliere una quota di mille euro, da devolvere ad un’attività di beneficienza decisa dall’organizzazione e ad una a scelta del team.

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Partire significa anche capire cosa portare: non solo la sim satellitare per chiamare casa, ma anche la macchina fotografica per Riccardo, il chitarrino e un libro di racconti e spunti per Lorenzo. Ci vogliono le playlist degli amici: ricordi di avventure già vissute per accompagnarne un’altra, da affrontare separati ma insieme. Per la voglia di conoscere e ascoltarsi, invece, non serve troppo spazio. Al contrario, alcune paure e abitudini rimarranno a casa e al ritorno potrebbero non essere più lì ad aspettarli.

Immaginiamoli al tramonto col finestrino abbassato: davanti a loro la quiete del paesaggio lunare del deserto kazako, cantano a squarciagola un pezzo qualunque degli 883 o degli America, con la macchina carica di pensieri e desideri…

Non vediamo l’ora di intervistarli di nuovo, non solo per sapere che aria si respira a Samarcanda. Ascolteremo i loro racconti per rimanere contagiati dalla voglia di scoprirsi, di arrangiarsi e di saper chiedere aiuto. Ogni chilometro, ogni giorno.

Link pagina Facebook Canestrally.

Stefano C.

© Credit immagini: link

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