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Frutta e verdura del mercato a portata di click

I mercati delle nostre città offrono frutta di qualità, quella che non sempre si trova al supermercato: succosa, nutriente e semplicemente gustosa. Quanti di noi però non trovano il tempo di andare al mercato accanto a casa perché troppo impegnati dall’agenda lavorativa? 

Tuttavia, il Covid e il lockdown, come tutte le grandi crisi mondiali, hanno portato con sé una nuova iniziativa che rende il mercato accessibile e usufruibile dal divano delle nostre case: nasce così, vadoalmercato.it, sito che ti permette di acquistare la migliore frutta e verdura dal mercato più vicino a casa tua. 

Il mercato del nostro quartiere diventa così a portata di un click, usufruibile anche da giovani lavoratori e studenti fuorisede, i cui impegni lavorativi e universitari solitamente impediscono di visitare i mercati urbani. 

Il processo è semplice e veloce, ma soprattutto non c’è nessun costo di spedizione o di iscrizione. Si accede gratuitamente, sia per gli acquirenti sia per i venditori.

Ma come funziona?

  1. Accedi a vadoalmercato.it e fornisci la tua e-mail 
  2. Trova le bancarelle più vicine a casa tua
  3. Scegli la box di frutta e verdura che preferisci e ti verrà spedita a casa senza alcun costo aggiuntivo. 

Ne beneficerai tu, il territorio locale, e un ente sociale, perché vadoalmercato.it si impegna a investire parte dei proventi derivati dagli acquisti online in donazioni e attività benefiche del territorio. Per esempio, durante la prima ondata di Covid-19, è stata fatta una donazione alla Onlus Cesvi per il progetto Vicini davvero che supporta la fascia della popolazione più vulnerabile consegnando loro a domicilio pasti, medicine e mascherine. 

Sembra troppo bello per essere vero? Provaci anche tu e ci saprai dire!

© Credit immagini: link

Pizza, Mafia e Bunga-Bunga

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di sentirsi appellati con queste parole mentre si è all’estero. Non per forza c’è cattiveria o ignoranza nell’interlocutore, ma sta di fatto che sebbene abbiamo 150 anni di storia, lotte imponenti come quella alla Mafia e più governi caduti dei ladroni di Ali Babà, oltre i nostri confini spesso siamo solo ‘Berlusconi, Bunga-Bunga, Spaghetti’. È lecito chiedersi: perché gli stereotipi spesso prendono il sopravvento su di noi? 

«Sebbene ci sia molto potenziale, l’Italia non si impegna per apparire a un pubblico internazionale. Negli altri paesi è normale che molte notizie siano scritte in inglese così da poter essere usufruite pure fuori confine. Alcuni premier per notizie importanti fanno conferenze direttamente in inglese, ad esempio». A parlare è Michela, 21 anni, studentessa di Scienze Politiche ad Amsterdam e fondatrice della pagina Instagram Spaghetti Politics: «Ho creato la pagina perché spesso volevo portare alla mia classe, composta prettamente da studenti stranieri, notizie riguardanti l’Italia. In inglese non ne trovavo e immaginavo che questo bisogno non fosse solo mio, allora ho deciso di dedicarmici. Ho notato che la politica italiana perde di interesse all’estero proprio perché non ci sono i mezzi per comprenderla».

Michela cerca con Spaghetti Politics di riempire uno spazio vuoto lasciato dall’informazione italiana. Un vuoto che fa nascere un profondo bisogno di farsi capire e di raccontare la complessità del nostro paese. Questo bisogno di pluralità e di dire ‘Ehi ci siamo anche noi’ è tipico dei giovani italiani, infatti tra gli oltre 100mila follower della pagina, il 90% sono italiani – soprattutto donne: 85% dei follower totali – tra i 20 ed i 25 anni. Gente come Michela che cerca di emanciparsi dai soliti stereotipi che ci opprimono, ripostando le notizie di Spaghetti Politics e cercando di dare all’Italia una visibilità maggiore. 

Michela – ph. Matteo Moretti Azzalli

La pagina nasce con l’ambizione di rimanere super partes, ma nella realtà dei fatti, come tutti quelli che fanno informazione, non ci riesce. Questo però Michela lo mette in chiare lettere sulla descrizione di Instagram: «Mi sono resa conto che anche se provo a dare una news senza opinioni, anche solo per come la riporto, esprimo un’opinione. Ora faccio in questo modo: prima tento di informare in maniera più neutrale possibile, poi do la mia opinione soggettiva».

Spaghetti non è solo un modo per dare voce ai giovani (con Michela spesso collaborano altri ragazzi), ma anche per dare spazio ad alcune notizie che in Italia passano in sordina. «Ci sono storie che non si sentono raccontare da noi, qui cerco di dedicar loro l’attenzione che meritano, infatti collaboro spesso con attivisti. I giornali italiani hanno il focus spesso concentrato solo sull’Italia, come se l’estero avesse meno importanza. Secondo me è fondamentale spiegare e far capire il contesto in cui ci muoviamo».

C’è un mondo fuori dal nostro guscio tricolore e noi giovani abbiamo le potenzialità e la voglia di farne parte. Uscire, però, significa confrontarsi, spendere energie e smettere di immaginarci come il centro dell’universo. È un percorso faticoso, forse, penseranno alcuni, è meglio starsene seduti a guardarsi l’ombelico e lasciare che la storia ci passi accanto a suon di ‘Pizza, Mafia e Bunga-Bunga’.

Tommaso Merati

© Credit immagini: Courtesy Michela Grasso

Prevenire è vivere

Ho intervistato il Prof. Ivanoe Pellerin, neo-eletto presidente di LILT Varese, e questo è il racconto di come è andata. 

Il professore è un uomo di cultura, non so perché ma lo immagino a una grande scrivania con alle spalle una marea di libri. Mentre trascrivo quello che dice sul taccuino, mi dondolo sulla sedia nello stesso modo che faceva sclerare le mie prof. alle scuole medie: sulle due gambe di legno posteriori e un piede per aria per tenere l’equilibrio.

«LILT è l’acronimo di Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. Si può dire che sia l’ente che si occupa della Lotta al tumore con un ruolo operativo sul territorio. Ci occupiamo di educare, formare, fare prevenzione e assistenza. L’assistenza spesso si traduce in accompagnare i pazienti (soprattutto anziani) da casa all’ospedale per fare le visite di controllo o le terapie, fare servizio di presentazione e ‘info pointnei day hospital ai pazienti e anche attività di compagnia negli Hospice. Ora la situazione Covid non ci permette di entrare in ospedale, ma facciamo quello che possiamo. Siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari».

Mentre mi dondolo, mi accorgo che LILT la associo solo alla Stella di Natale che i volontari vendono fuori dalle chiese il 7-8 dicembre. Mi vergogno un po’ della mia ignoranza e proseguo con le domande: «Perché è importante anche per i giovani conoscere LILT e il lavoro che fa?».

Dalle prime parole del professore capisco di aver fatto una domanda stupida: «Perché solo nel 2019 sono state fatte circa 373.000 nuove diagnosi di malattia oncologica.» Smetto di dondolare e appoggio entrambi i piedi a terra. La malattia oncologica mi sembra un mondo così lontano, ma solo perché sono stato fino ad oggi fortunato. 373.000 tra uomini, donne, bambini, anziani non lo sono stati: forse erano seduti come lo sono io in questo momento quando un medico dall’altra parte di una scrivania diceva che c’erano delle cellule matte al loro interno. Cellule mutate, troppo vive, troppo veloci, diverse dalle altre.

«Per i giovani secondo me è importante conoscere due argomenti: la prevenzione del tumore alla mammella e la prevenzione del tumore al collo dell’utero».

«Il tumore alla mammella è il più diagnosticato nelle donne con 53.500 nuove diagnosi nel 2019 (1% dei tumori mammari sono diagnosticati nell’uomo, NdR) però il 90% guarisce. Prima lo si trova meglio è. Per questo è importante la prevenzione. Nelle giovani donne inizia dopo i 30 anni con controlli ogni 2/3 anni, ma soprattutto conoscendo il proprio corpo e imparando le tecniche di autopalpazione. Col passare del tempo si sono sviluppate nuove strategie diagnostiche come il test genetico, che consiste nella ricerca di alcune mutazioni genetiche che si associano a un aumentato rischio di contrarre il tumore della mammella e dell’ovaio. Individuare la mutazione può permettere di prendere misure preventive anche drastiche: si veda il caso di Angelina Jolie. Ottobre in rosa è il mese dedicato alla prevenzione del cancro alla mammella».

Può spaventare pensare che potremmo ammalarci, che da un giorno all’altro dietro alla scrivania del medico o sopra il lettino ci potremmo essere noi. Il Prof Pellerin però è molto chiaro: «Non si tratta di fare terrorismo, si tratta di sensibilizzare. Conoscere è parte della prevenzione (Sul sito sono presenti molti link riguardanti la prevenzione primaria, secondaria e terziaria, NdR). Per questo il secondo argomento di interesse per i giovani deve essere la prevenzione del tumore del collo dell’utero con la vaccinazione contro HPV sia per le femmine che per i maschi e rapporti sessuali protetti con profilattico».

Il Papilloma è un virus che viene contratto per via sessuale in giovane età e comporta un rischio molto aumentato di sviluppare la neoplasia al collo dell’utero negli anni seguenti (tra i 35 e i 50 anni). I maschi non devono sottovalutare il virus: potrebbero essere portatori sani (rischiano di infettare i partner con cui hanno un rapporto non protetto) e per questo il vaccino è rivolto anche a loro.

Ringrazio il professore e resto a guardare il mio taccuino. C’è una linea sottile che divide la malattia dal malato, il nome.Un paziente non è la malattia, ma una persona con un nome, una famiglia e una storia in cui è comparsa una singola cellula impazzita che ha deciso di cambiargli la vita. LILT questo lo sa. Noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Possiamo sostenere, anche attivamente, e dobbiamo informarci. Questo per noi e per chi ci è accanto.

Tommaso Merati

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Parliamo di alimentazione

Oggi per la Giornata mondiale dell’alimentazione incontriamo Carolina Mantero, una giovane dietista genovese che ha fatto della sana alimentazione uno stile di vita e una professione a cui si dedica con passione.

Perché hai scelto di intraprendere questi studi e di svolgere questo mestiere?

«Sono sempre stata interessata all’alimentazione, prima di cominciare gli studi universitari volevo diventare vegetariana, ma tutti mi dicevano che avrei rinunciato ad alimenti troppo importanti e che avrei avuto un’alimentazione malsana.
Ho trascorso un periodo a Los Angeles e qui mi sono resa conto di quanto ci fossero cattive abitudini alimentari che non facevano stare bene le persone. 
Lì ho deciso che avrei perseguito questa professione per cercare di aiutare gli altri a mangiare bene per stare bene con se stessi».

Quanto è importante l’alimentazione di una persona e quanto influenza la sua vita? 

«L’alimentazione è essenziale, mangiamo tre/cinque volte al giorno, nel nostro corpo non introduciamo altro che acqua e cibo.
Nel tempo il cibo è passato da un mero bisogno fisiologico alla manifestazione di una cultura, di una religione e all’essere al centro di situazioni di convivialità ed affettive.
Il cibo è ad oggi un mezzo per migliorare la propria vita, bisogna solo capire come usarlo nel modo migliore.
E’ anche un grande strumento di prevenzione delle malattie oncologiche: è uno dei principali strumenti indicati nelle linee guide assieme all’attività fisica.
La mia tesi è stata basata su uno studio di sperimentazione clinica della durata di un anno avente come oggetto l’alimentazione dei pazienti oncologici. In particolare ci siamo concentrati su come aiutare con l’alimentazione adeguata i pazienti che si sottoponevano alle cure oncologiche. 
Il mio percorso è continuato e oggi sono diventata dietista della Lega Tumori LILT per il progetto Ancora donna attraverso cui forniamo visite nutrizionali a donne che sono sottoposte a cure oncologiche o altre cure». 

Come si fa ad imparare ad alimentarsi correttamente? 

«È importante seguire percorsi di educazione alimentare fin dalla più tenera età. 
Con l’Università abbiamo seguito svariati progetti sia al Gaslini sia in diverse scuole: è importante far capire ai bambini che cosa significa mangiare sano, senza farli diventare ossessionati dalla cultura della dieta (c.d. diet culture), è importante fare queste lezioni fin dalla più giovane età perché sono un’occasione per i bambini per confrontarsi, stimolarsi e imitarsi a vicenda. Inoltre, è importante far loro realizzare che non esistono dei cibi assolutamente proibiti e da eliminare, ma solo cibi che non devono entrare frequentemente nella nostra alimentazione quotidiana.
Credo infine che sia fondamentale la divulgazione, ma bisogna stare attenti a cosa si guarda in tema di alimentazione, non si deve improvvisare ed è utile affidarsi alle cure di un professionista.
Ho aperto una pagina Instagram in cui pubblico delle storie dove consiglio sulla gestione  della propria alimentazione quotidiana e in situazioni particolari come vacanze, festività o altre occasioni.
Bisogna però non solo imparare ad associare i cibi, ma anche imparare a  conoscere se stessi e i propri bisogni». 

Elena Antognozzi

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L’insegnante: una figura ricca di cultura e altruismo

Dal 1994, il 5 ottobre è proclamato dall’Unesco Giornata mondiale dell’insegnante, finalizzata al miglioramento della condizione degli insegnanti in tutto il mondo. 

Per avere anche solo una modesta idea di chi sia un insegnante si può prendere come riferimento il pensiero dello scrittore greco Nikos Kazantzakis:

«Gli insegnanti sono coloro che si offrono come ponti verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro per compiere la traversata; poi, a traversata compiuta, si ritirano soddisfatti, incoraggiandoli a fabbricarsi da soli ponti nuovi»

Il termine ‘insegnare’ deriva dal tardo latino insignàre, ovvero incidere, imprimere dei segni nella mente. Imprimere dei segni vuol dire essere in grado di trasferire il proprio sapere, le proprie idee e abilità su un’altra persona, in modo tale che quest’ultima possa farne tesoro e usufruirne nel momento che riterrà più opportuno. 

Citando la filosofa e saggista spagnola Maria Zambrano:

«Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui al quale domandare a sé stessi; il che (significherebbe) restare chiusi all’interno del labirinto primario che in origine è la mente di ogni uomo; restare chiusi come il Minotauro, traboccante d’impeto senza via d’uscita»

Un insegnante è il nostro raggio di luce nel mezzo di un percorso ombroso, colui che consiglia quale direzione prendere nel momento in cui ci troviamo davanti a un bivio. 

Un insegnante è un paracadute per i nostri adrenalinici salti nel vuoto che ci consente di poter atterrare senza farci male. In caso di smarrimento, se il nostro bivio si dovesse trasformare in un labirinto dal quale non sapremmo come uscirne, un insegnante sarà sempre in grado di guidarci e di consigliarci, in modo tale da poter intravedere quella luce in fondo al tunnel e ritornare sulla retta via.

Marta Federico

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