In un articolo pubblicato su Internazionale, Arwa Mahdawi aveva provocatoriamente proposto di introdurre un coprifuoco esclusivo per gli uomini. “Rimuovendo” la causa, in questo modo, le donne sarebbero state veramente libere di muoversi e abitare la città con serenità. Provocatoriamente, l’autrice suggeriva che le città, come molti altri contesti, sono disegnate sul modello stereotipato dell’uomo, che marginalizzano, di fatto, donne, persone anziane, con disabilità o con altre caratteristiche che le possano rendere vulnerabili.
Sul tema della mobilità inclusiva, in Italia, si è attivata anche l’associazione femminista intersezionale Road to 50% (da qui Rt50), che ha avviato la campagna #MezziPerTuttə a Roma nel 2021 con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle molestie, promuovendo un trasporto pubblico più sicuro e inclusivo. Le attiviste e gli attivisti realizzano indagini rivolte a tutte le persone utenti del servizio, per raccogliere dati e colmare il gap. Inoltre, attraverso workshop, attività di sensibilizzazione e il coinvolgimento degli enti locali, #MezziPerTuttə promuove una cultura del rispetto e della sicurezza nel trasporto pubblico, che coinvolga soprattutto le persone giovani.
In un policy brief pubblicato a febbraio 2026 “MezziPerTuttə, un approccio integrato per garantire la parità di genere nel trasporto pubblico”, Rt50 ha analizzato le discriminazioni sistematiche che avvengono sui mezzi di trasporto pubblico. Tra i vari dati interessanti, si nota che le donne sono le maggiori utenti di questo servizio. Secondo i dati Istat, nell’ultimo anno, il 18,3% delle donne ha dichiarato di utilizzare quotidianamente o più volte alla settimana almeno un tipo di trasporto pubblico, rispetto al 15,5% degli uomini. Legate a dinamiche culturali, le donne ricorrono però a tragitti multi-tappa, più brevi e frequenti, per raggiungere il lavoro, per adempiere a quello di cura e alle responsabilità casalinghe. Nonostante siano le maggiori utenti, non si sentono al sicuro e sono più esposte alle violenze. Per questa ragione, donne e ragazze modificano costantemente le loro abitudini, percorsi, abbigliamento e orari per evitare il rischio di aggressioni.

Nel 2021, Rto50 aveva già diffuso il primo sondaggio nella città di Roma a cui hanno risposto circa 1700 persone. Tra i dati raccolti, emerge che solo il 16% delle donne ha affermato di non aver mai assistito o subito alcuna forma di violenza. L’insicurezza, percepita o reale, è estremamente radicata tanto tra le giovani donne quanto tra le donne anziane. Se il campione venisse esteso a persone con disabilità o appartenenti alla comunità LGBTQ+ riporterebbe dati sconcertanti. È raro, continua il rapporto, che questi dati vengano raccolti, analizzati, utilizzati o resi pubblici. E’ qui che nasce il gap.
Il policy brief mette in luce altri elementi che rendono la mobilità ineguale. A influire sulle scelte delle utenti, ci sono le possibilità economiche, le condizioni con cui avvengono gli spostamenti, a partire dalla frequenza e dalla puntualità delle corse, ma anche la pulizia.
Tra le soluzioni avanzate, un approccio di gender mainstreaming – cioè la valutazione delle conseguenze delle politiche sulle persone, in base al loro genere – ad esempio, porterebbe a politiche pubbliche che tengano in considerazione la totalità degli utenti e i loro bisogni. In questo senso, una raccolta dati rigorosa e intersezionale può essere d’aiuto nella formulazione di soluzioni concrete e pratiche. Infine, come parte fondante di Mezzi per tuttə, è fondamentale sia la formazione del personale del trasporto pubblico sia la sensibilizzazione della società civile.
Lo studio verrà presentato a Milano l’11 marzo (qui ci sono tutti i dettagli), ma si può leggere interamente qui.
Francesca Cesari